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domenica 27 settembre 2020 | ore 12:57

Malpensa può respirare con 120 milioni di euro in arrivo da Roma

Territorio - Aeroporto di Malpensa

ROMA – Si chiama ‘milleproroghe’. E il nome è già tutto un programma. Cos’è? Semplice, è un decreto che il senato della repubblica, come ultimo atto della 15esima legislatura, ha convertito l’altro ieri in legge e che stanzia centinaia di milioni di euro per interventi in tutta Italia, dalla Padania alla Magna Grecia passando per l’Etruria. C’è anche Malpensa: 120 milioni di euro in due anni sia per gli ammortizzatori sociali sia per gli investimenti sullo scalo aeroportuale. Qualcuno lo ritiene un provvedimento elettorale. Il che, in termini prosaici, significa distribuire quattrini a pioggia nel poco elegante tentativo di mietere consensi. In realtà, molti dei provvedimenti finanziati dal ‘milleproroghe’ sono importanti e sarebbero comunque stati affrontati nel corso degli anni. E’ stata la caduta del governo di Romano Prodi che ha obbligato, per così dire, ad agire d’urgenza. Sul decreto non sono mancate le polemiche: mentre Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno hanno votato sì, il centrodestra si è diviso (contrarie Forza Italia, Lega Nord e Udc, astenuta Alleanza Nazionale). La ex Casa delle Libertà, in ogni caso, ha rinunciato a fare opposizione con lo strumento dell’ostruzionismo. Se lo avesse fatto, il decreto si sarebbe di certo arenato.

MALPENSA PUO’ RESPIRARE – Il ‘milleproroghe’ stanzia 40 milioni di euro nel 2008 e altrettanti nel 2009 per far fronte alla eventuale crisi occupazionale di Malpensa. In più, altri 40 milioni agli enti locali azionisti della società di gestione aeroportuale per le infrastrutture. In totale fa 120 milioni di euro, 240 miliardi di lire per i fanatici del vecchio conio. E’ tanto? E’ poco? Dipende. Diciamo che Malpensa, perlomeno, può respirare. E possono respirare tutte le famiglie dei dipendenti a rischio licenziamento.

MA IL RILANCIO DELLO SCALO E’ UN’ALTRA COSA – Il problema è soltanto rinviato, per due ragioni. La prima. Lo Stato non dovrebbe sostituire il mercato e, in ogni caso, non può farlo in eterno. La seconda. Se l’estensione della cassa integrazione è un provvedimento sociale obbligato, resta il nodo del rilancio di Malpensa: 80 milioni in 2 anni per completare le infrastrutture sono poca roba e servirebbero ben altri investimenti. Se ne dovrà fare carico il prossimo governo.

MORATORIA BYE BYE – Ma ciò che colpisce è un’altra cosa: è letteralmente scomparso il vocabolo ‘moratoria’, parolina magica che vale 70-80 milioni ogni anno per 5 anni. Lo scopo? Consentire a Malpensa di vivere pur perdendo rotte e passeggeri: un quinquennio sabbatico insomma, in attesa di tornare competitiva. Vedi sopra: se ne dovrà occupare, se ci sarà la volontà politica, il prossimo governo. In conclusione, Malpensa tira qualche boccata di ossigeno. Ma la pezza oggi cucita non durerà a lungo.

IL RESTO DEL DECRETO – Noi, da cronisti, vi presentiamo il ‘milleproroghe’ in pillole. Già, perché c’è molto altro al di là di Malpensa. A cominciare dalle pensioni e dagli sfratti. Per non parlare delle rottamazioni auto e moto, fino all’emergenza rifiuti in Campania, agli assegni per i familiari degli ex deportati di guerra e – udite udite – alla riapertura dei termini, già scaduti, per consentire ai partiti di chiedere i rimborsi elettorali.

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