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domenica 27 settembre 2020 | ore 11:38

La Cina olimpica e la questione Tibet

Attualità - Dalai Lama

Già sette anni fa, quando si decise di assegnare a Pechino la candidatura dei Giochi Olimpici 2008, il Tibet era nella morsa della repressione messa in atto dal regime comunista, con l’obiettivo di soffocarne i costumi, la cultura e la religione. La Cina era già colpevole dei soprusi e delle violazioni dei diritti umani fondamentali. Fu una decisione azzardata quella del 2001, di affidare la meta del più importante evento sportivo mondiale di tutti i tempi a Pechino. La speranza era che le Olimpiadi avrebbero aiutato a sfaldare la pesante muraglia innalzata dal regime, impedendo qualsiasi tentativo di dialogo. I milioni di stranieri avrebbero potuto contribuire al ‘turbamento’ dell’ordine costituito e alla manipolizzazione informativa, rivelandosi una decisiva pressione verso quella democratizzazione che ancora non si è riusciti ad innescare. Ora diventa doveroso chiedersi la legittimità di tale evento, vissuto in un contesto smembrato dall’inciviltà, acuito dalla violenza. Se sia opportuno disputare i Giochi Olimpici, come se nulla fosse accaduto. A soli quattro mesi dalle Olimpiadi il Tibet sta subendo l’ennesima sanguinosa repressione della propria identità culturale e religiosa. Il resto del mondo tace, o poco più. Le proteste internazionali dilagano, ma purtroppo non si tramutano in azioni concrete o prese di posizione da parte degli organi che contano. In risposta la Cina ha chiuso le frontiere ed espulso gli stranieri, a Pechino non sono più visitabili i siti in lingua inglese e nella stampa cinese dilaga la corruzione, poco o niente viene riportato di quanto sta accadendo in questi giorni. Le Olimpiadi della vergogna, come molti già hanno iniziato a soprannominarle, verranno disputate regolarmente. Forse l’unico modo per dimostrare la nostra riprovazione alla Cina per le sue violazioni dei diritti umani, sarebbe proprio che i leader mondiali disertino le Olimpiadi, ma non tutti sembrano pronti a lanciare un messaggio così esplicito. La fiaccola olimpica nel frattempo è già pronta per iniziare il giro per il mondo, il 31 marzo. Che la fiamma di questa torcia porti un po’ di luce anche nel cuore dei potenti, così che si giunga il più presto possibile ad una soluzione pacifica e definitiva, prima che altre vite possano assurdamente spegnersi.

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