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Garavaglia sfida Salvini: ripartire dalla Lega del “fare”

L’ex sindaco di Marcallo con Casone si candida alla segreteria federale. Dall’esperienza amministrativa alla richiesta di ascoltare la base: al centro, il ritorno a un partito vicino ai territori.
Marcallo - Il Sen. Massimo Garavaglia

Dai problemi di un Comune ai conti della Lombardia, fino alla guida del Ministero del Turismo. Massimo Garavaglia porta la propria esperienza amministrativa nella sfida a Matteo Salvini per la segreteria della Lega. Il senatore, oggi presidente della Commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama, ha annunciato la candidatura al congresso straordinario del 24 e 25 ottobre a Milano. Una scelta che riporta al centro del confronto nazionale un protagonista della politica del nostro territorio. “Ho la fortuna di essere un uomo libero», ha spiegato all’agenzia Dire. E ha indicato la ragione della scelta: «Voglio dar voce alla base della Lega, che ultimamente è poco ascoltata”. Garavaglia racconta di essersi fatto avanti vedendo che nessuno prendeva l’iniziativa. I contenuti saranno approfonditi nei prossimi giorni, ma il richiamo all’ascolto dei militanti è già esplicito. La sua decisione apre così un confronto che riguarda anche il modo di vivere il partito: quanto spazio riconoscere a chi lavora nelle sezioni, agli amministratori e a chi raccoglie ogni giorno le domande dei cittadini. La critica allo scarso ascolto della base è il punto più esplicito delle sue prime dichiarazioni e offre una chiave per leggere la candidatura. “C’è un congresso. Sono della Lega e mi candido”, ha dichiarato all’ANSA, contestando la rappresentazione del movimento come forza di estrema destra. “Noi siamo federalisti e siamo il partito dei territori”. Parole che riportano il confronto sull’identità della Lega, sul suo radicamento e sul rapporto con le comunità locali. Prima dell’annuncio, Garavaglia aveva parlato della decisione con il presidente lombardo Attilio Fontana e con il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Nel suo percorso resta inoltre il rapporto di collaborazione con Giancarlo Giorgetti. Relazioni che aiutano a collocarlo nell’area amministrativa e di governo del movimento, senza attribuire automaticamente a tutti questi interlocutori un sostegno formale alla candidatura. Un terreno, quello dell’amministrazione, che Garavaglia conosce fin dagli inizi. Nato a Cuggiono nel 1968, ha costruito il proprio impegno a Marcallo con Casone, contribuendo all’apertura della sezione leghista nel 1993. Eletto sindaco nel 1999 e riconfermato nel 2004, ha amministrato il paese per dieci anni. Come ricordato da Logos nel ritratto pubblicato nel settembre 2022, proprio quella di primo cittadino resta un’esperienza centrale nel suo percorso: il rapporto diretto con la comunità, la programmazione delle opere, la possibilità di seguire i progetti fino alla loro realizzazione. Nel 2006 l’elezione alla Camera, nel 2008 il passaggio al Senato, dove ha ricoperto la vicepresidenza della Commissione Bilancio. Dal 2013 l’incarico di assessore all’Economia, Crescita e Semplificazione nella giunta lombarda di Roberto Maroni, con la responsabilità del bilancio regionale. Poi sottosegretario e viceministro all’Economia, quindi ministro del Turismo nel governo Draghi: incarichi diversi, accomunati dal confronto con risorse, amministrazioni e attività produttive. Anche al Turismo l’attenzione alle realtà locali ha trovato spazio nei sostegni agli operatori e nella valorizzazione di borghi, cammini e cicloturismo. Logos aveva raccontato questa impostazione nel bilancio dell’attività ministeriale del 2022, evidenziando il rapporto tra lavoro, accoglienza e promozione delle tradizioni locali. Un settore nel quale le decisioni nazionali si traducono in opportunità per imprese, famiglie e piccoli centri. La candidatura dovrà ora superare il passaggio delle 80 firme di delegati provenienti da quattro regioni. Con più candidati, il voto sarà segreto. Salvini ha accolto favorevolmente l’apertura del confronto: per Garavaglia, la sfida sarà trasformare l’esperienza maturata nelle istituzioni in consenso congressuale, dando rappresentanza a quella base territoriale dalla quale il suo stesso cammino politico è cominciato.

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