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Quella di Pontida, il prossimo 20 settembre, rischia di essere molto più di una tradizionale festa della Lega. Il pratone bergamasco si avvicina mentre nel Carroccio il confronto interno si fa sempre più esplicito, tra chi chiede un cambio di passo e una maggiore centralità del Nord e chi teme che settimane di polemiche pubbliche finiscano per indebolire ulteriormente il partito e soprattutto la sua base.
Al centro resta inevitabilmente la figura del segretario Matteo Salvini. Nelle ultime settimane il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e il capogruppo al Senato e segretario lombardo Massimiliano Romeo hanno chiesto un nuovo assetto, una gestione più collegiale e un maggiore coinvolgimento di governatori, sindaci e amministratori. Romeo ha sintetizzato il problema sostenendo che la Lega «così non va» e che una soluzione dovrebbe essere trovata prima di Pontida. Salvini, da parte sua, si è detto disponibile a rafforzare e allargare la squadra, ribadendo però che agli italiani interessano poco le «beghe interne» del partito.
È dentro questo clima che arriva anche una riflessione dal territorio dell’Altomilanese. Yuri Garagiola, esponente inverunese della Lega, prova infatti a spostare il punto di osservazione. Non tanto per negare i problemi – che riconosce apertamente – quanto per chiedersi quali conseguenze stia producendo un confronto condotto ormai quotidianamente attraverso interviste, dichiarazioni e retroscena.
«Continuo a leggere appelli al territorio, alla base, alla gente che rischia di allontanarsi dalla Lega. Ma una domanda vorrei farla ai dirigenti del partito: il territorio chi è?», scrive Garagiola.
Una domanda che riporta il dibattito dai grandi nomi alle sezioni e ai Comuni. «Il territorio non sono soltanto i nomi importanti, i governatori o chi finisce sui giornali. Il territorio sono anche – e soprattutto – i nostri consiglieri comunali, assessori, sindaci, segretari di sezione e militanti dei paesi più piccoli. Quelli che ogni giorno ci mettono la faccia davanti ai cittadini e costituiscono la vera base della Lega».
Il tema non è secondario proprio perché il malessere settentrionale nasce anche dalla richiesta di recuperare il radicamento storico del movimento. In Lombardia il confronto si è fatto particolarmente duro nelle ultime settimane, con Fontana e Romeo tra i principali sostenitori della necessità di riportare il Nord, l'Autonomia e gli amministratori locali al centro dell'azione politica. Il dibattito, però, ha prodotto anche una reazione interna di segno opposto, con diversi dirigenti che hanno chiesto di fermare le polemiche pubbliche perché considerate dannose per il partito e per i militanti.
Ed è esattamente su questo punto che insiste Garagiola: «Qualcuno si è chiesto come si sentano dopo settimane di interviste, retroscena, accuse e dichiarazioni durissime contro Matteo e contro la Lega? Se davvero temiamo l’abbandono e la demoralizzazione della nostra gente, allora dovremmo chiederci anche quanto contribuiamo noi stessi ad alimentarli, offrendo ogni giorno l’immagine di un movimento che litiga con se stesso».
Una presa di posizione che non chiude il confronto sulla leadership di Salvini, né nega la necessità di una correzione politica. «I problemi esistono e vanno affrontati. Il Nord va rimesso sempre più al centro, l’Autonomia va realizzata e il rapporto con i territori rafforzato», sottolinea infatti l'esponente inverunese.
Ma è sul metodo che arriva il richiamo più netto. Per Garagiola il territorio non può diventare soltanto una parola utilizzata nella battaglia tra correnti: «Il territorio non si difende evocandolo nelle interviste. Si difende dando forza e motivazioni a chi tiene viva la Lega ogni giorno, anche nel più piccolo dei nostri Comuni».
Pontida diventa così il punto di arrivo di due esigenze che la Lega dovrà provare a tenere insieme: da una parte la richiesta di cambiamento, di maggiore collegialità e di un ritorno più deciso alle questioni settentrionali; dall'altra quella di evitare che il confronto sulla guida del partito si trasformi in una lunga resa dei conti capace di scoraggiare proprio quella base che tutti dichiarano di voler riconquistare.
La conclusione di Garagiola è, in questo senso, quasi un messaggio ai vertici in vista del pratone: «Prima di preoccuparci di chi potrebbe andarsene, preoccupiamoci di non demoralizzare chi è ancora qui e continua a crederci».
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