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mercoledì 25 febbraio 2026 | ore 18:10

Ramadan e Salute

"Il digiuno può essere compatibile con molte condizioni cliniche, ma serve sempre una valutazione personalizzata. Nessuna improvvisazione su diabete, cuore e terapie salvavita".
Salute - Medici stranieri in Italia

Con l’avvio del Ramadan, che coinvolge oltre 1,8 miliardi di fedeli nel mondo, anche in Italia migliaia di pazienti affetti da patologie croniche si confrontano con il tema del digiuno dall’alba al tramonto.
Come conciliare il rispetto della tradizione con la sicurezza clinica, soprattutto in presenza di diabete, malattie cardiovascolari, insufficienza renale, disturbi metabolici o terapie continuative?

Le associazioni AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea, Co-mai – Comunità del Mondo Arabo in Italia e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE riflettono e analizzano il delicato tema con un approccio medico-scientifico, richiamando l’importanza della prevenzione, della consulenza specialistica e della corretta informazione sanitaria.

Interviene il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO ,già 4 volte consigliere Omceo Rm e docente dell’Università di Tor Vergata.

NUMERI IN ITALIA: COMUNITÀ MUSULMANE E POTENZIALI PAZIENTI COINVOLTI
In Italia la presenza di cittadini di fede musulmana è stimata in oltre 2,5 milioni di persone, tra cittadini italiani e stranieri regolarmente residenti. Un dato che rende evidente come il Ramadan non sia un tema marginale, ma un fenomeno con ricadute sanitarie concrete sul territorio nazionale.

Se si considera che una quota significativa della popolazione adulta convive con patologie croniche come diabete, ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari e insufficienza renale, il numero dei potenziali pazienti che durante il Ramadan potrebbero necessitare di una valutazione clinica preventiva diventa rilevante.

Le associazioni e i movimenti sottolineano come sia fondamentale programmare percorsi di informazione sanitaria mirata, coinvolgendo medici di medicina generale, specialisti e strutture territoriali, per garantire sicurezza clinica e prevenzione delle complicanze.

RAMADAN E DIABETE: VALUTAZIONE CLINICA OBBLIGATORIA
«Nel caso del diabete – spiega Aodi – il digiuno può comportare rischi di ipoglicemia, iperglicemia, disidratazione e squilibri elettrolitici. Non tutti i pazienti sono nelle stesse condizioni: chi ha un diabete ben compensato può, in alcuni casi, essere valutato per un adattamento terapeutico; chi presenta instabilità glicemica o complicanze deve invece essere attentamente seguito e, se necessario, sconsigliato dal digiuno».

Il punto centrale, sottolinea, è la stratificazione del rischio clinico: età, tipo di terapia (insulina o ipoglicemizzanti orali), presenza di complicanze cardiovascolari o renali.

PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI: ATTENZIONE A PRESSIONE E DISIDRATAZIONE
«Nei pazienti cardiopatici – evidenzia Aodi – il digiuno prolungato, soprattutto nei mesi più caldi o con molte ore di luce, può incidere su pressione arteriosa, frequenza cardiaca e bilancio idrico. In presenza di scompenso, aritmie importanti o recente evento ischemico, la prudenza deve essere massima».

L’esperto ricorda che la gestione dei farmaci antipertensivi, anticoagulanti o antiaggreganti non può essere modificata autonomamente: ogni variazione terapeutica deve essere concordata con il medico curante o lo specialista.

INSUFFICIENZA RENALE, ANZIANI E FRAGILITÀ
Un capitolo delicato riguarda l’insufficienza renale e i pazienti anziani fragili. «La disidratazione – afferma Aodi – può aggravare la funzione renale. Nei soggetti con nefropatia cronica o in terapia diuretica il rischio aumenta. Anche negli anziani soli o con pluripatologie è necessaria una valutazione preventiva».

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