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0°Doveva essere una notte di musica, amicizia e brindisi per salutare l’arrivo del nuovo anno. A Crans-Montana, invece, il Capodanno si è trasformato in tragedia. Le fiamme e l’esplosione che hanno devastato un locale affollato di giovani hanno lasciato dietro di sé un bilancio pesantissimo di vittime, feriti e famiglie sospese nell’attesa di notizie. Una ferita che non riguarda solo la Svizzera, ma che ha attraversato i confini, arrivando dritta anche in Italia.
Tra le persone coinvolte, infatti, ci sono diversi giovani italiani: alcuni hanno perso la vita, altri risultano feriti, altri ancora per ore sono stati cercati tra elenchi provvisori e reparti ospedalieri. In mezzo al caos di una notte che nessuno dimenticherà, è emersa però anche una rete di soccorso che ha mostrato il volto più umano dell’Europa: alcuni dei feriti italiani sono stati trasferiti e curati negli ospedali lombardi, dove medici e personale sanitario si sono presi carico delle ustioni e dei traumi più gravi.
In momenti come questi, le cifre e i bollettini non bastano a raccontare fino in fondo ciò che è accaduto. Dietro ogni numero c’è una storia interrotta, un futuro spezzato, una famiglia che aspettava un messaggio di auguri e si è trovata a vivere ore di angoscia. È il dolore dei giovani, ma anche di una generazione che chiede spazi sicuri per stare insieme, per festeggiare, per vivere.
Resta il silenzio dopo la musica, restano le domande sulle responsabilità e sulla sicurezza, ma resta anche il dovere di non archiviare tutto come una tragica fatalità. Perché il Capodanno dovrebbe segnare un inizio, non una fine. E perché questa tragedia, che ha toccato anche tante famiglie italiane e lombarde, chiede rispetto, memoria e impegno, affinché nessuna notte di festa si trasformi mai più in un incubo.
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