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Gio, 23/05/2024 - 10:50

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giovedì 23 maggio 2024 | ore 11:01

"La mia vita in musica"

Intervista esclusiva al nostro artista Alberto Fortis.
Musica - Alberto Fortis

La fortuna è che non piove perché la location di questa intervista è tanto vera da sembrare quasi surreale. La colonna sonora è 'Il Duomo di Notte'. E' nuvolo tanto da non farti venire in mente di canticchiare 'Qui la Luna', perché in effetti non c'è. A Milano è mezzanotte, di un qualsiasi giorno della settimana, ma a far la differenza è la persona al mio fianco, con la quale mi siedo sui gradini del Duomo e che ho l'onore di intervistare.
Dire Alberto Fortis significa parlare di un poeta, un musicista, un cantante, uno scrittore, un regista e, perché no, anche di un filosofo.
Dire Alberto Fortis significa pensare a Vincenzo e la voglia di uccidere la sua stupidità ('Milano e Vincenzo'), canticchiare di amori in 'Settembre', 'La sedia di Lillà' e 'Il Duomo di notte'. Ed è proprio quest'ultima che è stata annoverata tra le 100 canzoni più belle della storia del Pop Moderno.
E' un'inaspettata e onorata presenza, per te, in questa classifica, e stiamo parlando anche delle tue radici. 'La sedia di Lillà', 'Il Duomo d notte', 'Milano e Vincenzo' e 'A voi romani' sono testi impegnativi, giudicati materiale non idoneo alla pubblicazione.
Ci vuoi raccontare il perché del tuo incontro col presidente dell'allora Polygram?

E' stato il momento chiave di un inizio carriera dove, come succede spesso a molti, si passano degli anni sentendosi dire di no. La cosa interessante poi è vedere come lo stesso materiale venga ritenuto idoneo invece da un altro presidente di compagnia e, non solo si fa il disco, ma è stato un disco che ha lasciato diverse canzone nel panorama musicale italiano. Questo mi ha sempre fatto pensare molto. Quando mi chiedono:”Che cosa puoi consigliare ad un ragazzo che comincia?” rispondo sempre con due punti principali: sapere che è un lavoro piuttosto difficile, quindi se è proprio questo quello che si vuole fare, e che le porte sbattute in faccia ci sono sempre, ma se veramente si vede la luce nel fondo del tunnel, non bisogna farsi troppo impensierire poi dalle stesse. Questo per lo meno è stato il mio inizio, la mia esperienza.
Alberto Fortis scrittore, non solo di canzoni, ma anche di tre libri di poesie e di un romanzo: la tua autobiografia. Tra il 1996 e il 2001 vivi a Los Angeles dove scrivi un soggetto cinematografico diventato poi un musical. La musica è l'espressione che ti rappresenta, la più istintiva e ancestrale, e il tuo amore per il cinema ci fa scoprire un Alberto Fortis regista di molti tuoi videoclip. Qual è la formula di scrittura più incline a te?
Indubbiamente c'è una sorgente comune, che poi diventi le liriche , quindi il testo di una canzone, oppure rimanga in forma poesia, la differenza è chiaramente l'adattamento, quello metrico. Questo è un grande lavoro a livello cantautorale perché, per far le cose bene, bisogna chiaramente esprimere un significato, farlo con delle parole che abbiano un suono, che suonino il più possibile per essere adattate alla melodia e poi naturalmente la metrica. La metrica italiana non è tra le più facili al mondo, lo sappiamo, e la più facile è l'inglese. I dialetti italiani aiutano molto perché a livello sillabico diventano come degli slang, come l'inglese. In italiano accorpare questi tre punti è proprio una bella scommessa. A me oltretutto piace molto cercare di parlare per immagini perché bisogna superare il fatto del testo come racconto in sé. Si deve fare in modo, come i grandi maestri della musica insegnano, gli autori, che un testo si possa anche vedere, immaginare e quindi che diventi un po' la clip di se stesso, in qualche modo. E questa è una bella scommessa, la forma più interessante, e anche faticosa nello stesso tempo, della forma di scrittura poesia.
Quale ti affascina di più?
Indubbiamente il fascino è vedere che questa delle liriche in forma canzone prende la sua sagoma e quindi si plasma. Per carità, anche cimentandosi con il libro, soprattutto con l'autobiografia in questo senso, è stato un altro passo difficile perché quando scrivi in poesia, bene o male, ti concedi anche la possibilità di non essere compreso per certi aspetti. Quando invece scrivi una biografia, dove tutto deve essere chiaro, un conto è raccontarlo, un conto è mettere tutto in forma scritta. Quindi, anche quando racconti la cosa più banale, devi cercare di essere tridimensionale e di far capire all'altro di presupporre sempre che tu quello che dici, lo conosci e l'hai immaginato, ma invece è tutto da descrivere. Anche il libro autobiografico è stato veramente un bel lavoro, infatti è durato quasi un anno. Comunque il fascino è di sentire una forma compiuta nella song, nella canzone, anche perché la scommessa è quella di dire, quanto più possibile, delle cose belle in tre minuti.
C'è chi sostiene che le canzoni non vadano spiegate. Personalmente credo invece che certi testi meritano attenzione come se fossero poesie, perché poi in realtà lo sono. Sei d'accordo con chi?
E' vero, è giusto che si devono spiegare perché se no certe cose non si capiscono.
Siamo qui seduti a parlare sul sagrato del Duomo di Milano e tu parlavi del 'Duomo di notte', del grande regalo e della grande sorpresa che questa canzone mi ha fatto essendo annoverata tra le prime 100 canzoni della storia del pop. Questa forse è, per esempio, una di quelle canzoni che vanno un po' spiegate, ma neanche più di tanto perché se poi non ci si ferma ad un ascolto proprio così 'da fischietto per strada' si comprende. Quindi direi che, nei risultati a cui arrivare da parte di chi scrive, anche se tutto non è spiegabile, ci dev'essere la possibilità di portare a chi ascolta, ad intuire delle cose. Se poi non è spiegabile immediatamente, per me questa è una bellezza della canzone. Perché se io dico :”Amore mio, che bello! Questa sera ti vengo a prendere e andiamo alla partita insieme”, premesso che questa non è poesia, ma è molto evidente e non c'è niente da spiegare. Se io dico “Piroette di sabbia, le guglie del Duomo, differenza tra pietra e le voglie di un uomo”, magari uno si chiede 'Che mi sta dicendo?'. Insomma... è stimolante!
L'album 'Do l'Anima' è caratterizzato da videoclip con speciali intro di tue note sui testi, e spesso chiudi le canzoni con frasi molto incisive e riflessive.
Quanto è importante dare delle immagini alla musica? Ovvero: i video lasciano meno spazio alla fantasia, o vanno a completare, supportare o impreziosire una canzone?

Si, assolutamente vanno ad aggiungere. Parliamo dell'arte visiva e del cinema che è il mio immediato secondo amore artistico. Sono stato regista, delle volte co-regista, ho scritto questo musical che comunque si fonda molto certamente sulla musica, ma anche sull'immagine e le storie. Qui è un altro impegno di dignità e di qualità professionale. Vedo moltissimi video che se me li avessero proposti li avrei buttati dalla finestra, eppure ce ne sono tanti, che sono semplicemente dei riempitivi del mezzo mediatico. Non mi piace far così, è una scelta più faticosa, ma ho sempre cercato negli ultimi video, partendo proprio da 'Do l'anima', che vede una regia di Max Volpini e mia, al video di 'Tu lo sai' con la regia di Mimmo Verducci e scenografie fatte assieme, un bell'impegno. A parte due canzoni, ho realizzato un video per ogni brano di 'Do l'Anima', quindi è diventato anche un 'visual project'. Sono stato a scrivere, ma proprio con orari da film perché non mi accorgevo di quando sorgeva l'alba, fotogramma per fotogramma, secondo dopo secondo, per realizzare questo clip che certamente sono delle street clip, quindi fatte più in casa e con molto materiale usato dal cellulare e altro raccolto in posti all'estero. Penso che la poetica che ci sia in queste street clip sia molto bella, quindi chi non li ha visti può andarli a guarare sul mio sito www.albertofortis.it .
Per il tuo essere artista, per la tua sensibilità ai temi sociali e umanitari, con la presenza e l'impegno, ti è stato riconosciuto il 'Premio Falcone Borsellino sezione speciale anno 2014'. Tante le belle motivazioni, anche tanto bello tu. Come ti vedi?
Sono veramente dei grandi fiori all'occhiello della carriera. Sono anni che anche nei miei concerti dedico una canzone a quelle che io chiamo 'esistenze eccellenti', partendo dai grandi leader religiosi, citando anche la figura di Gesù, Mahatma Ghandi, tutte le vittime politiche della nostra società e di quei meccanismi votati al lato oscuro della forza, per dirla con un linguaggio di 'Guerre Stellari'. Aver ricevuto questo premio veramente mi ha dato una grande gioia e un grande riconoscimento. Così come la mia attività sociale di testimonial nazionale di AISM e City Angels, l'essere stato un membro dell'ambasceria Unicef per i bimbi e la popolazione Nativo-americana Navajo degli Indiani d'America che seguo da tantissimi anni. Probabilmente, come dico sempre, l'essere cresciuto in mezzo ad una famiglia di medici, mi porta ad aver un'attenzione e una considerazione a chi sta meno bene di me. E questa forza straordinaria e terapeutica che ha l'arte e la musica in particolare.
Sei stato il primo artista pop ad esibirsi in concerto al conservatorio Giuseppe Verdi. Cosa ti ha affascinato di più?
Quella di pianoforte-voce e proiezioni immagini oramai è una formula che mi appartiene e, parallelamente a quella con la band, il pubblico si divide un po' tra preferire l'uno o l'altra. Esibirsi in un luogo sacro come è il tempio del Conservatorio Giuseppe Verdi a Torino, che non era mai stato concesso alla musica 'leggi-pop', è stata una bella responsabilità. Mi ha affascinato la bellezza innanzitutto del posto, la combinazione che c'è stata tra lo strumento, che è questo bellissimo Steinway & Sons gran coda, e l'aspetto sonoro che c'era lì all'interno, quindi di precisione anche sonora. Poi il risultato del concerto perché è un pubblico difficile che all'inizio è partito quasi con l'attenzione al giudizio delle cose e poi il concerto è finito con una standing ovation, con tre bis... Questa esperienza mi ha affascinato molto.
Ermes era il messaggero degli dei. Calzava sandali alati e portava con se il caduceo. Tra i tanti compiti conduceva le anime nel loro percorso. Ma era anche un nemico molto pericoloso, un truffatore e un ladro.
Io ti ci vedo in questa veste di messaggero. Ti ho visto esibirti con scarpe alate e l'album 'Do l'Anima' è dedicato alla tua Maschera.
C'è un nesso?

C'è un nesso, Come lo vogliamo chiamare... astrologico/zodiacale. Io sono dei Gemelli, quindi l'aspetto Mercuriano c'è e lo sento forte. Essendo dei gemelli sono in continuo movimento, c'è molta curiosità e chiaramente il veicolo musica ancora di più favorisce questo spostarsi, muoversi e cercare. Poi il fascino anche dell'elemento maschera come c'è nella copertina dell'album 'Do l'Anima' perché si sa, viene dall'antico teatro greco ci accompagna e ci accompagnerà sempre per tutta la vita, la maschera è quasi il libero arbitrio, è il bene e il male. L'istante fotografico di copertina infatti mi ritrae in questo gesto che non si capisce se io sto togliendomi o mettendomi una maschera, e chiaramente me la sto togliendo. Alla fine si sa, è facile dirlo, è difficile farlo, mettersi delle maschere non è nient'altro che una perdita di tempo e se avessimo tutti un po' meno maschere per lo meno sprecheremmo meno tempo in balletti che sono assolutamente inutili, come alcuni di quelli balletti politici, sociali, economici, eccetera. Qua andiamo alle parole di Ghandi e dei grandi maestri della storia che chissà quando e quanto verranno ascoltate un po' più profondamente.
E le scarpe alate?
Beh, le scarpe alate si vede che mi appartengono perché quando le ho viste in vetrina, proprio è stato un impulso, quasi come vedere la Morisette e andare ad abbracciarla.
'Con te – Do L'Anima' e il filo conduttore è sempre l'amore, la vita e buonamore.
'E lasciatelo dire, se il bene può far male, ti amo da morire. Con te posso cadere e piangere per ore. Con te posso svegliarmi e dirti”Ciao Amore!”'.
E' questa l'anticipazione del tuo nuovissimo lavoro e l'8 Aprile è la data dell'uscita. 'Con te in Tour' avrà inizio a Rimini, il 26 aprile.
Cosa ci puoi anticipare?

Le frasi che tu hai citato sono della canzone 'Con te' che è il nuovo singolo, il nuovo inedito, è una canzone che io ritengo davvero speciale, mi permetto di dirlo nel bene e nel male, nel senso che sono quelle canzoni, mi era successo di sentire per 'Settembre' in qualche modo, che hanno anche una maggior facilità proprio espositiva da parte mia. Questo non perché io l'abbia scritta a tavolino, ma ogni tanto nella vita succedono una serie di coincidenze e scrivi in una maniera più diretta, più carnale, più viscerale, più semplice anche proprio nell'essere compresa. 'Con te' fa parte, a mio giudizio, di questi miei momenti ed io spero tanto che possa essere una canzone, una password, uno stargade importante per far ricapire, far riavvicinare anche un pubblico che mi aveva un po' perso per strada, o che ritiene certe mie cose, come si diceva prima, un po' 'più' da dover essere spiegate. 'Con te ' uscirà accompagnata da un video bellissimo che, non a caso, l'ho voluto realizzare nella palestra del collegio dove sono cresciuto da bambino e poi da ragazzo, che fa parte di quei ricordi, momenti, formazioni indelebili della propria vita, rivisti però in questa chiave musicale pop e quasi del concetto del Campus americano. E qui arrivo 'a bomba' a parlare dell'istruzione che rimane un elemento fondamentale dove però bisogna nutrire ciò che ognuno di noi dimostra di poter esprimere al meglio. Ecco perché mi piace tanto il concetto del Campus: è una moderna Agorà. Ho voluto fare lì il video di 'Con te' perché parla della volontà di un figlio, di una famiglia, di una visione della vita di cui prima non ho praticamente mai parlato in maniera così precisa. Ed è lì che escono proprio gli aspetti fondamentali anche dell'adolescenza.
Se posso permettermi, personalmente ti trovo evoluto in un'altra dimensione, superiore, ma parallela alla precedente. Forse alla ricerca di un 'Io' più profondo o del significato sulla vita.
Quanto sei cambiato dall'inizio della tua carriera? Ti senti più cresciuto professionalmente, quindi in un certo senso spontaneamente, oppure ti sei adeguato ai nuovi modi di fare musica?

Ognuno di noi ha un DNA ben preciso che lo porta a fare più o meno fatica, o a fare più o meno il 'paraculo'. Per me vale la soluzione numero uno e ho scelto la quella strada più faticosa. Anche agli inizi di carriera in qualche modo disorientare gli album, in 'Tra Demonio e Santità' che è l'album che disorienta tutti, poi la 'Grande Grotta' che a suo modo ha un colore ancora diverso, ma che mette d'accordo tutti perché è un successo enorme di critica e di pubblico, poi 'Fragole Infinite'. Poi arriva 'El Nino' che addirittura è quasi sperimentale, c'è credo il primo rap in Italia perché siamo nel '83/84, nessuno dei cantautori credo che facesse rap in Italia. Senz'altro è stato un percorso portato e suggerito dalla Musa, quindi nei suoi pro e contro, nelle sue cose azzeccate o no, in cose giusto o errori. E' stato sempre un percorso onesto, autentico e quindi oggi, certamente a fronte delle esperienze fatte all'estero, di 8 album realizzati negli Stati Uniti e Inghilterra, ti portano a crescere, non solo artisticamente ma anche più umanamente, a capire certe cose del lavoro e della vita che forse se si rimani sempre nel solito giardino, il confronto non c'è. E' fondamentale per me nella vita il confronto, il paragonarsi nel senso positivo e il confrontarsi con gli altri, perché altrimenti si rimane convinti del proprio monocolore, il che è sbagliatissimo. Penso comunque di aver fatto un percorso coerente e mi sembra soprattutto che questo progetto dell'8 aprile abbia una bella forza proprio di compattezza, ma anche di profondità nei testi. In questo senso è un po' la chiusura del cerchio perché risento, chiaramente tre decadi dopo, la stessa immediatezza e la stessa forza dei primi lavori in questo che uscirà tra poco. Questa è l'impressione che ho su di me, un po' mi fido, ma poi vediamo cosa si penserà all'esterno.
CD, vinile, web. Qual è il futuro della musica?
Il futuro della musica è sempre più liquido. La mia speranza è che la forma canzone non diventi semplicemente un segnale sonoro di frequenza. 'Frequenza un po' più bassa' è una canzone e 'Frequenza un po' più alta' è un'altra canzone. Lo dico perché oggi anche le sottofamiglie di generi musicali cambiano semplicemente per una differenza di frequenze basse. Qua si scherza anche un po'. Io credo e spero che la forma della melodia, quindi l'equazione melodica della canzone, non dovrebbe estinguersi mai. Credo che nelle ultime due decadi la musica black, in tutti i generi, sia stata veramente di traino perché è riuscita a coniugare l'aspetto ritmico, di modernità, le esigenze delle epoche, con mano a mano un'attenzione sempre maggiore proprio alla melodia. Il futuro del mezzo è molto difficile dirlo perché penso che chiaramente sarà tutto su cellulare, sempre di più. Adesso c'è una sorta di revamp sul vinile, ma non soltanto a livello nostalgico, infatti non a caso, ma questo anche per piacere, noi usciremo anche con il vinile di 'Do l'Anima'. Sarà un po' così per qualche anno ancora, i mezzi saranno un po' mischiati, ma senz'altro le App con piattaforme come Spotify, lo vediamo, fanno da padrone. I concerti hanno forse ripreso anche un po' rispetto a qualche hanno fa, o senz'altro rispetto alla crisi numerica che ha l'industria discografica, e vuol dire che la voglia di materia vera è presente e c'è sempre nel pubblico.
L'augurio è quello che comunque, nonostante il mezzo usato che porta a disinnamorarsi ti tutto e a vivere tutto a una velocità pazzesca, gli addetti ai lavori, e questo sarà un miracolo, si impegnino a lavorare in modo che, pur usando i mezzi del presente e del futuro, si possano nutrire e coltivare un po' di più le carriere. Questo è un modo ineluttabile per premiare una qualità, una dignità e una sostanza della musica.

Prime date 'Con Te in Tour' 2016
Rimini 26 aprile
Roma 3 maggio
Firenze 4 maggio
Verona 6 maggio

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