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giovedì 23 maggio 2024 | ore 18:38

Le maschere con Federico Barsanti

Nei giorni del Carnevale ognuno di noi può prendersi gioco di chi vuole, in fondo il Carnevale nasce proprio dai Saturnali della Roma antica e ancor prima dalle feste dionisiache della Grecia classica dove era lecito lasciarsi andare, liberarsi da impegni, obblighi e dedicarsi a prendere in giro perfino l’autorità.
Storie - Federico Barsanti

Nei giorni del Carnevale ognuno di noi può prendersi gioco di chi vuole, in fondo il Carnevale nasce proprio dai Saturnali della Roma antica e ancor prima dalle feste dionisiache della Grecia classica dove era lecito lasciarsi andare, liberarsi da impegni, obblighi e dedicarsi a prendere in giro perfino l’autorità. Ci mascheriamo tutti, entriamo nei panni di qualcun altro e possiamo muoverci in libertà. Calando la maschera sul viso ci diamo il permesso di interagire con noi stessi e i nostri simili generando una catarsi interiore: in quel momento ci congiungiamo con qualcosa che ci permette di osservare e vedere il mondo completamente rinnovati. Prendere in mano il proprio mondo donandolo, rinnovato, agli altri. Ed è proprio questo il lavoro che Federico Barsanti attore, insegnante di teatro, da molti considerato il Robin Williams italiano, propone nei suoi corsi di Teatro e di Strategia Poetica. “Attraverso la maschera – racconta Barsanti - si ha la possibilità di entrare in un paesaggio interiore molto potente che ha la bellezza cristallina di restituire alla persona quella magis di cui oggi abbiamo tanto bisogno e che può aiutare a superare barriere interne erette dal nostro Ego. Ecco che il mondo può ritrovarsi, migliorandosi finanche, prendersi per mano e smetterla con guerre e nefandezze simili. Il mio Arlecchino – continua- ha un po’ tutto questo dentro, è un essere bestiale e paradisiaco al contempo, contempla la bellezza senza crogiolarvisi, gioca e si muove con il mondo”. Quest’anno, per la seconda volta, in occasione del 150° del Carnevale di Viareggio Federico farà parte del carro di Lebigre-Roger insieme ad un fiume di meravigliosi clowns, figli poetici di Arlecchino. “Mezzozorno de la città l’è sonà ch’è mez’ora e mezzozorno de le mì budela l’è sonà che son dò ore!”. Non solo di bisogni primari è fatto l’essere umano, ma di virtute e canoscenza.

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