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venerdì 22 ottobre 2021 | ore 05:43

La 'mossa del cavallo' di Mattarella

La mossa del cavallo, per chi pratica gli scacchi, è quel movimento ad L che supera le pedine in gioco, proprio come il Presidente Mattarella ha superato la crisi tra partiti.
Politica - Draghi va da Mattarella (foto internet)

Se a pensar male si fa peccato, allo stesso modo molto spesso ci si azzecca, dice un vecchio ritornello popolare. Ad usar allora quel tocco di malizia, ecco che la ‘mossa del cavallo’, evocata dal titolo del libro pubblicato da Matteo Renzi non più di qualche mese fa, si è trasformata in prassi grazie al Presidente della Repubblica. La mossa del cavallo, per chi pratica gli scacchi, è quel movimento ad L che supera le pedine in gioco, le quali non possono impedirgli il movimento. E non sappiamo certo se nel testo renziano vi potesse essere un sottointeso auspicio, tuttavia la crisi di governo, innescata in piena pandemia, ha tutto il sapore di essere una mossa tutt’altro che casuale. Non sapremo mai se e come saranno andati i fatti, tuttavia è sufficiente un nome, quello di Mario Draghi, per allontanare ogni ipotesi di un mandato esplorativo conferito all’ex Presidente della BCE nel giro di un paio di giorni. Sergio Mattarella stava probabilmente preparando il suo approdo a Palazzo Chigi già nei giorni immediatamente successivi allo strappo di Italia Viva, tanto che solo questo presupposto spiegherebbe la rigidità al tavolo delle trattative dei renziani e la facilità con la quale Renzi sarebbe andato incontro alle elezioni (senza Draghi più che probabili). Ma così non è stato, per fortuna del Paese, ed oggi si aprono finalmente le porte per un governo all’altezza delle sfide. La fiducia in Parlamento non dovrebbe essere un problema, soprattutto dopo la comunicazione, tanto garbata quanto evidentemente infastidita, di Mattarella alla stampa dopo le consultazioni per un Conte ter fallite miseramente. Dovrà essere bravo ora, Mario Draghi, a destreggiarsi in un Parlamento del tutto inadeguato, in gran parte impreparato, e, alla lunga, sempre più minato. Darà vita ad un esecutivo con un consenso molto ampio, che, prima ancora di assumere ufficialmente la carica, è già riuscito nell’impresa di ridurre i tassi di interesse pagati dal tesoro sui titoli di stato italiani, portando lo spread in soli due giorni da 110 punti base ad un minimo di circa 94. Un valore così basso non si registrava da oltre 5 anni e non è proprio una piccolezza. Un’impresa possibile solo grazie alla solida stima che gli investitori nutrono nei confronti del Professor Draghi; la stessa che dovremo garantirgli nei prossimi due anni per un efficiente investimento dei miliardi del “Recovery”; la medesima che ha consentito a Mattarella di praticare… la ‘mossa del cavallo’.

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