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venerdì 19 luglio 2024 | ore 17:38

Europee: caso Lega?

Chiuse le urne e assegnati i seggi, è tempo di bilanci. L’esito di queste elezioni europee è stato, possiamo dirlo, per lo più quello atteso.
Politica - Matteo Salvini (Foto internet)

Chiuse le urne e assegnati i seggi, è tempo di bilanci. L’esito di queste elezioni europee è stato, possiamo dirlo, per lo più quello atteso nella maggior parte dei Paesi europei. Ad eccezion fatta degli exploit di Rassemblement National in Francia e di Alternativ für Deutschland in Germania, il risultato finale a livello di forze in campo è rimasto pressappoco invariato rispetto al precedente. Quello che sorprende, se possibile, è il fatto che, quasi fosse un anacronismo storico, per la prima volta si preannuncia instabilità politica in un Parlamento diverso da quello italiano. Il governo Meloni, in effetti, non può che dirsi rafforzato del verdetto delle urne, avendo raccolto l’approvazione di un elettorato, che ha riconosciuto, quantomeno, la continuità della linea esecutiva. I numeri parlano, dunque, di una buona conferma per Fratelli d’Italia, di un nuovo vigore per la pallida Forza Italia, ma soprattutto di una Lega che è stata allo stesso tempo in grado di contribuire al rafforzamento della coalizione, pur indebolendosi internamente per l’ennesima volta. Anzi, se vogliamo, queste elezioni aprono un vero e proprio caso all’interno del Carroccio. Dal 2019 ad oggi, il partito di Salvini ha visto il proprio bacino di voti ridursi da 9.2 milioni agli attuali 2.1, dato che peraltro è ancora in decrescita se confrontato con quello del 2022, quando aveva ottenuto circa 2.4 milioni di preferenze. Su questi 2.1 milioni di voti, poi, è da soppesare il peso specifico avuto dalla candidatura – indipendente - del Generale Vannacci, che ha raccolto circa mezzo milione di preferenze individuali, contribuendo dunque in maniera molto importante a frenare la debacle della Lega, la quale sarebbe stata molto peggiore. Intuizione vincente di Matteo Salvini o grana pronta ad esplodere all’interno del partito? Non è dato saperlo, ma certamente il ruolo ibrido di Vannacci, tra luci ed ombre, potrebbe aprire pericolose voragini sotto i piedi del segretario Salvini, già per altro fortemente inviso a diversi esponenti storici della Lega. L’ultimo carico da novanta è arrivato con le dichiarazioni di voto dello storico segretario Umberto Bossi, che, seppur figura laterale, mantiene un peso molto importante nelle dinamiche della Lega. Il congresso leghista si avvicina e la transizione identitaria, oltre che di posizionamento sullo scacchiere politico (molto più verso i 5S che verso FdI), in atto nel partito lombardo non è certo apprezzata dall’intera base elettorale. Vannacci, per ora, ha salvato Salvini, ma, ad oggi, il futuro della Lega non è per niente certo che sia legato al Capitano e al Generale.

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