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giovedì 01 ottobre 2020 | ore 10:30

Dopo l'America... in bici fino a Capo Nord

La nuova avventura sulle due ruote di Gigi Mondani e della 'volpe a pedali' Rita Sozzi, attraversando il vecchio continente, dal 4 luglio al 31 agosto, fino a Capo Nord.
Storie - In bici fino a Capo Nord

Una nuova avventura sulle due ruote, dopo appena un anno dal sogno coast to coast americano (da San Francisco a New York).
Qual è stata la nuova meta e che significato ha avuto questa esperienza in un’estate così particolare ed incerta per il Coronavirus, diffuso in tutto il mondo, ce lo raccontano direttamente loro: la “volpe a pedali” Rita Sozzi, insegnante di lettere e giornalista di San Pietro all’Olmo, e Pierluigi “Gigi” Mondani, insegnante di educazione fisica di Vittuone (ora in pensione). “Per questa estate avevamo progetti ambiziosi: la Cina, il Messico e il Centro America... Ma per ovvi motivi abbiamo dovuto rimandare. Abbiamo dunque deciso di rimanere in Europa, entro i confini geografici e culturali del nostro caro, vecchio continente. La meta? Capo Nord! - spiega Rita - Abbiamo percorso 5700 km in sella (dal 4 luglio al 31 agosto), attraverso Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia e Norvegia. Il viaggio si è concluso a Tromsø, il punto di partenza delle grandi spedizioni verso l’Artico. Perché viaggiare nell’anno del Covid? Per dimostrare che si può far turismo in modo nuovo, diverso e consapevole, a impatto ridotto e nel rispetto delle misure imposte dai vari stati; eravamo sempre all’aria aperta, in luoghi isolati e poco affollati, abbiamo piantato la tenda in mezzo a foreste e montagne e vissuto a stretto contatto con una natura ben poco ‘addomesticata’. E abbiamo scoperto come una stessa emergenza ci ha resi tutti uguali di fronte al concreto problema della malattia e della morte, con le stesse paure e la stessa fame di aria, di vita. Ma ci ha anche resi consapevoli di come le scelte politiche di ogni stato, recenti e non, ad esempio sugli investimenti nel sistema sanitario, abbiano reso più o meno drammatica la risposta al Covid”.
Quanti km in media ogni tappa? Quale motivazione dare a chi, da esterno, rimane schiacciato in primis dalla fatica di un viaggio simile? Cosa insegna la fatica? “Le tappe erano in media di 120-130 km, ma molto dipendeva dal meteo (pioggia e vento in primis), dalle salite e dalla strada. Quando abbiamo scalato il San Bernardino, con bici stracariche e pesantissime di bagagli, ovviamente, la tappa è stata di soli 80 km. Quando abbiamo trovato vento a favore, sole e pianura, entrando a Tallinn, abbiamo pedalato 170 km senza nemmeno accorgercene. Quanto alla fatica, la risposta è complessa. Da un punto di vista meramente fisico, potrei dire che basta allenarsi. Ma la fatica più grande è quella ‘mentale’. Cosa insegna la fatica? Insegna la pazienza; in questo caso attiva”.
Con quale forza e coraggio si risaliva in sella alla bici al mattino, a volte anche con tempo avverso, sapendo di dover percorrere con fatica strade sconosciute e spesso difficoltose? “Con la certezza che ogni giorno ci avrebbe presentato una nuova sfida ma anche un nuovo panorama, nuovi colori, nuove emozioni - considera ‘Gigi’ Mondani - I villaggi della Polonia che sembravano essersi fermati ad un affascinante Medioevo, i boschi e i laghi della Finlandia, veri luoghi da favola, il colore del cielo di Norvegia che rapisce il cuore e rende più leggera la fatica”.
Quali sensazioni vi procurava il pedalare, in silenzio, per lunghi tragitti immersi in paesaggi particolari? “La mente viaggia senza redini... - confida ancora Pierluigi - Spesso pensavo alle persone che avrei voluto ancora vicine, e il ricordo diventava struggente. Questi ricordi mi hanno aiutato in qualche momento difficile, quando c’era da anestetizzare la fatica”. “Era scritto a Delfi, nella pietra: ‘Conosci te stesso’ - aggiunge Rita Sozzi - Questo avviene quando si pedala. Si medita, si fa introspezione, si scava a fondo, si delimita il confine del sé, nel bene e nel male. Si diventa parte del tutto, acqua, terra e cielo, vento e polvere. Ci si fonde alla natura grandiosa circostante. E vengono in mente luoghi, poesie, canzoni, volti e nomi. Non si è mai soli, e il discorso della mente mai tace”. Alla sera il cuore si allargava, ricco dei paesaggi ammirati, dei sorrisi incontrati, perfino delle curiosità raggiunte (dalla collina delle croci, poco fuori Siaulais, fino a Rovaniemi, con il villaggio di Babbo Natale) alla bellezza delle città visitate (Rothenburg, Berlino, Danzica, Riga, Tallinn...).
La voglia di raccontare era superiore alla stanchezza? “Condividere ogni giorno con gli amici immagini e impressioni della giornata, diventava un modo per cancellare la stanchezza, trasformandola in gioia. Mettere per iscritto (sulla pagina Facebook ‘In bici verso Capo Nord’) le emozioni era un modo per fissarle per sempre nella memoria”, sottolinea ‘Gigi’. Anche Rita aggiornava il diario di bordo (sui suoi canali, pagina Facebook ‘Una volpe a pedali’ e http://volpeapedali.blogspot.com): “La felicità è autentica solo se condivisa, no?”.

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