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domenica 17 novembre 2019 | ore 01:46

'La Società dei Musici'

Nasce da un'idea di Gianluca Bibiani e riscopre la musica popolare della valle Spoletana. L'intervista ad una delle voci: Massimo Liberatori (voce, chitarra e armonica).
Musica - 'La Società dei Musici'

Nasce da un'idea di Gianluca Bibiani, la Società dei Musici riscopre la musica popolare della valle Spoletana. Conosciamo meglio questo gruppo, intervistando una delle voci: Massimo Liberatori. Romano, umbro d’adozione, è voce, chitarra e armonica della Società dei Musici. Appassionato ricercatore di storie popolari, da sempre scrivi canzoni e cantastorie.

Qual è la scintilla che ha unito sei amici musicisti?
Prima di tutto vorrei chiarire che La Società dei Musici e Massimo Liberatori sono state per anni due entità separate e indipendenti che si sono 'sposate' solo di recente.
La scintilla che ci ha unito è sicuramente rappresentata da un’affinità umana e di interesse musicale sbocciato in me con l’arrivo in Umbria, suggellato con una canzone rivelatrice del legame uomo-terra: 'La favola de lu monte'.

Espressione di cultura, tradizione e ricchezza linguistica di una comunità è il canto popolare. Ogni vostro concerto è valorizzato da ricerche, testimonianze, aneddoti e racconti storici. Cosa rappresenta per te il canto popolare?
La Società dei Musici è da sempre alla riscoperta della musica popolare della Valle Spoletana ecc… Io, Massimo Liberatori, come scrive Pietro Carfì su World Music Magazine:
“... un cantastorie contemporaneo praticante di ruralità e cosciente di urbanizzazione, un romano da tempo trasferito nel miglior cuore dell’Italia, l’Umbria … note di tradizione e parole di attualità …”.

E' una bella iniziativa il tuo impegno di insegnare i canti popolari nelle scuole. Pensi che il retaggio culturale legato a questo genere musicale possa suscitare interesse nei giovani?
I canti popolari per me rappresentano un qualcosa di estremamente autentico e spontaneo e così cerco di riportarli, nella loro versione più originale possibile, a scuola ai bambini, anche loro così autentici e spontanei. I bambini cantandoli si divertono sempre almeno finché non crescono e diventano…Rock o altro come è accaduto anche a me che sono cresciuto all’ombra dei Led Zeppelin o dei Clash, sicuramente poco folk o trad che dir si voglia. Sono sicuro però che quel sapore di terra resterà dentro di loro a fare orizzonte illuminando le loro origini.

Quali difficoltà si incontrano nel reperire i brani appartenenti alla tradizione popolare?
A questa domanda può rispondere con più esperienza e competenza qualcuno dei musici, così cominciamo a dargli un po’ di spazio. (Claudio) I brani della tradizione popolare, almeno sul nostro territorio, sono quasi esclusivamente legati alle attività del calendario agreste, alle 2 guerre mondiali o alle ricorrenze religiose più significative. Devo dire che abbiamo sempre trovato grande disponibilità tra i nostri interlocutori, il problema è che quasi sempre ci si relaziona con persone particolarmente anziane, anche se estremamente vogliose di raccontare le proprie esperienze e vicissitudini.

Quanto è importante la ricostruzione filologica letteraria e musicale?
Ti ricordi le “…note di tradizione e parole di attualità…” di Pietro Carfì? Avrai capito dunque che il mio approccio alla musica popolare tradizionale non è prettamente filologico. Io della tradizione popolare ne ho sentito il profumo ascoltando mio nonno e i suoi amici musicanti in Sabina e andando a fare i canti di questua: 'Pasquarella', 'Passione', 'Cantamaggio' con veterani del genere in Umbria. Quel profumo eccolo ora guidarmi nel far rivivere a quei canti il momento magico della loro nascita. Quando un ignoto autore ha iniziato a canticchiarli, inventando delle rime in ottava, o anche no, prima che il tutto diventasse tradizione. Io continuo ad alimentare il processo della loro genesi creativa attualizzandoli per non riproporli da informatore, ma per sentirli vivi anche oggi.

Il materiale che avete raccolto nel tempo come è stato gestito e ripartito?
(Stefano) Una delle ricerche più significative da noi effettuate sui brani della tradizione è stata quella inerente i 'Canti di Passione'. I 'Canti di Passione' erano canti di questua e venivano eseguiti porta a porta nelle abitazioni di campagna la settimana precedente la Pasqua. Si trattava, nella quasi totalità dei casi, di brani particolarmente ritmati ed allegri perché, anche nella drammaticità dell’evento che presagiva la morte del Cristo, era già insita, negli stessi, la sua Resurrezione e l’inizio di un’era nuova… A tal proposito, abbiamo avuto la fortuna di incontrare un 'vecchietto', Secondo Morbidoni che, a 90 anni, si è prestato per l’incisione di un gran numero di questi motivetti da lui eseguiti, con la sua 'squadra' (Secondo dixit), di casa in casa. Nell’immediato dopoguerra questa era una tradizione molto radicata ed era abbastanza facile trovare dei gruppi di amici che, cesto alla mano per raccogliere le offerte (uova, frutta e cibarie in generale), armati di fisarmonica, chitarra, tamburello, cembalo e triangolo si sfidavano a suon di interpretazioni. La cosa disarmante è che Secondo, a distanza di tantissimi anni, ricordava ancora a memoria tutte le canzoni della durata media di 7/8 minuti e anche la sua voce aveva mantenuto un’intonazione del tutto invidiabile. Non si poteva certo disperdere questa importantissima testimonianza, pertanto abbiamo iniziato a diffondere i brani, dapprima nelle scuole organizzando dei laboratori con i bambini, poi abbiamo personalizzato le canzoni, inciso un CD ed organizzato dei concerti nei teatri proprio a ridosso delle annuali festività pasquali al fine di tramandare alle nuove generazioni questo importantissimo patrimonio culturale.

Da questo grande lavoro nascono tre CD: Un canto Spoletino, Le Laude Eterne e, a seguire, sull’Appennino degli Incanti”. Quali sono le caratteristiche predominanti di questo ultimo album?
Questo è un album fortemente legato alle storie del territorio e il titolo già ce lo racconta: 'Sull’Appennino degli incanti'. Un cantastorie va sulle orme del Guerin Meschino, fin su dalla Sibilla e canta viaggiando tra storie di tradizione e nuove storie di odio e santità, tra il generale Annibale e il frate Francesco, tra il mitico serpente regolo, i briganti e i pastori transumanti. Pur essendo una storia tutta nuova quando la ascolterai ci sentirai tantissimi di quei profumi. È appena uscita la vostra ultima produzione discografica nella quale figurano anche musicisti prestigiosi: John Kruth, Ellade Bandini … Potresti svelare qualche retroscena inerente a questo tuo disco?
Il nuovo album nasce un po’ come il precedente, dal nostro territorio ma non si ferma al confine e va oltre, percorrendo un fantastico, non che fantasioso, 'TRATTURO ZERO'. Da Roma, con un dialetto 'romaneggiante', trasformo in canzoni alcune poesie di Trilussa e reinterpreto alcune canzoni lontane come 'London Calling' (Clash) o 'This land is your land' (Woody Guthrie). Il tutto è ripartito in studio dall’infinita e indiscussa maestria di Ellade Bandini con la sua carica di entusiasmo. Questa è la cosa più grande che mi resta di lui e che ti voglio regalare: il pensiero della sua gioia, la sua sensibilità e la sua amicizia. Oltre, certamente, ai suoi magici tamburi.

Perché 'Tratturo Zero'?
Tratturo Zero vuole essere una evocazione della vita, perennemente transumante ed invisibile, sospesa tra un sentiero e una nuvola.
Tratturo Zero; la natura e l’anima da rimettere al centro della nostra esistenza anche cantandole. Un simbolico “coast to coast” alla ricerca dell’amore perduto, tanto che l’album si apre con un adattamento storico e linguistico della mitica “This land is your land” per fare poi un piccolo giro del mondo che, dall’appennino centrale di Assisi e Spoleto, transuma a Roma per arrivare fino a Londra e Nuova York tra storie di lotte sindacali, poeti, cantanti, santi, briganti, guerrieri ed elefanti.

Siete in tanti, ma credo sia importante dare uno spazio a tutti. Ci presenti i componenti del gruppo?
GIANLUCA BIBIANI (fisarmonica) - CLAUDIO SCARABOTTINI (mandolino – chitarra – voce) - STEFANO TRABALZA (chitarra) - LORENZO FIORI (basso) – PAOLO CHIARI (batteria e percussioni).

Presto sarete in tournée, anche oltreconfine. Quali paesi avranno l'onore di ospitarvi?
Lo scorso anno ci siamo spinti fino in Francia e in Finlandia, quest’estate faremo delle date in Croazia, a New York (Broadway) e in New Jersey, in aggiunta alle altre tappe del tour che toccheranno numerose città del centro Italia.

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