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sabato 19 ottobre 2019 | ore 04:01

Bossini, l'ex chitarrista del Liga

A tu per tu con Niccolò Bossini, ex chitarrista di Luciano Ligabue. La musica che regala emozioni, l'artista che trasmette passione e impegno. Dal presente al futuro.
Musica - Niccolò Bossini

'KALEIDOS': dal Rock a Niccolò Bossini
Tutto quello che mi porto dentro c'è in tutte le cose che faccio. La tua espressione musicale cambia, come cambi tu. La parte buona degli artisti è l'arte.
Niccolò Bossini emiliano di sangue e di rock. Nella tua biografia c'è un passaggio temporale firmato con Luciano Ligabue. Domanda di rito e immagino periodica: quanto è stata importante questa collaborazione per il tuo bagaglio personale e professionale?
Ho cominciato a suonare con lui che avevo 26 anni, e questo ha rappresentato un po' la svolta della mia carriera artistica. Poi naturalmente, come dico sempre... “A 'giocare' con i grandi, impari a 'giocare' come i grandi.” Quantificare è difficile perché dovrei entrare magari nei particolari, però posso dirti che è stato molto importante. Poi è chiaro che c'è stato un momento in cui 'ho smesso' di imparare ed ho cominciato, in realtà, a condividere e a dare, nel mio piccolo, qualcosa che avevo imparato anch'io, da solo. Si è come i bambini che sono delle spugne: imparano tutto, poi ad un certo punto centrifugano e dopo rimandano indietro.
Dal 2013 hai intrapreso il percorso da solista, prima con 'QBNB', seguito dall'EP '#secondolavoro'. Due uscite a distanza di brevissimo tempo. Perché?
Perché avevamo lavorato un paio d'anni al mio primo album da solista e avevamo lavorato molto, però un po' a luci spente, nel senso che non sapevo e non riuscivo a capire bene qual era la mia strada. Venivo da un'esperienza di un certo tipo, con Luciano, che era molto formativa, ma anche molto ingombrante perché i musicisti di grandi artisti vengono visti come dei fantastici gregari, ma non come degli artisti in sé; quindi ho dovuto sperimentare.
Il primo disco è stata un'esperienza quasi ancora per imparare e il secondo è venuto veramente a brevissima distanza. Quando stai lavorando ad un disco non hai la percezione di come sarà. Quando lo 'butti fuori', nel giro di pochissimo tempo, hai veramente una sensazione molto chiara di cosa hai fatto giusto e di cosa hai fatto di sbagliato.
Abbiamo sfruttato un momento artisticamente valido per cui c'erano i pezzi, c'era la voglia di scrivere, la voglia di continuare a confrontarsi e abbiamo buttato subito fuori questo EP, molto più centrato su quello che ero io all'epoca, molto più me artisticamente di quanto non fosse il primo. Il primo è un po' un esperimento, mettiamola così. Invece il secondo è un po' il reale primo disco, anche se è un EP ed è il secondo.
'QBNB', ovvero?
Eh... Non l'ho mai detto però potete immaginarlo...
'#secondolavoro' è in parte registrato ai Sound City Studios di Los Angeles e la distribuzione è stata esclusivamente digitale. Soddisfatto del tuo lavoro e del feedback?
Sono soddisfattissimo di quello che abbiamo fatto col secondo lavoro, anche alla luce di quello che era l'album. E' chiaro che abbiamo affrontato i classici percorsi, ma l'album è veramente rock, ma rock davvero (non come qualcuno che si autodefinisce 'rock'). E, nonostante questo o grazie a questo, quando ascolto i pezzi 'vecchi' mi emozionano, quindi vuol dire che abbiamo fatto un bel lavoro e nonostante, mi ripeto, fossero pezzi molto rock, abbiamo ottenuto veramente degli ottimi risultati. Quindi soddisfattissimo.
Ai Foo Fighters hai preso in prestito un'idea: quella che hai materializzato in 'A Casa Tour'. Di cosa si tratta?
Si tratta di una cosa che io effettivamente ho preso in prestito ai Foo Fighters, ma che in Italia non ha mai fatto nessuno, se non Fabi, Silvestri e Gazzè, dopo di me, e qualche giornalista devo dire che è stato carino da sottolinearlo. I Foo Fighters hanno fatto il 'Garage Tour'.
In America l'idea di 'garage' è un qualcosa di molto importante perché nell'immaginario collettivo degli americani, è un posto da mille risorse. Molte band sono nate nei garage. E' nato addirittura un genere musicale che si chiama 'Garage Rock'. Il Punk, il primo Proto Punk è nato nei garage.
Invece in Italia non è niente sostanzialmente, però l'idea di ripercorrere una 'roba' di questo tipo, mi 'prendeva' bene. Cosa c'è in Italia di così importante? Il salotto. Allora io sono andato a suonare nei salotti dei miei fans, con un tour di diverse date. E' stato bellissimo anche perché avevamo quest'idea in testa sin dall'inizio: andare a suonare a casa di tutti e poi chiamare tutti a casa mia. Non potendo ospitare tutti nel mio salotto, li abbiamo ospitati a Poviglio (RE), il paese dove abito. E' stato un mini-maxi evento, 2 anni fa, c'erano 500 persone ed è stato veramente molto bello.
Il Brit Rock e il Brit Pop sono stati la tua influenza musicale. Da Lontra all'America, dall'apertura dei concerti dei Deep Purple alla passione per Bob Dylan. Quanto di tutto questo c'è nella tua espressione musicale?
L'espressione musicale cambia. Ho suonato in band Hardcore, siamo andati in giro per gli Stati Uniti con i Raw Power, una storica band di Poviglio che negli anni '80 ha fatto furore in America. Ho suonato dell'Hardocore assieme a gruppi metal, del Britpop con una band che si chiamava The Teachers con la quale abbiamo fatto un solo album, poi il Pop, il Rock con Ligabue, adesso il Rock da solo. 'Kaleidos', che è il mio ultimo disco, è un lavoro di musica quasi Pop internazionale. Tutto quello che mi porto dentro, c'è in tutte le cose che faccio. Però qualche anno fa probabilmente avrei citato Dylan, i Blur, come influenza principale. Adesso è tutto cambiato. C'è stato un periodo in cui mi sono piaciuti molto i deejay. Ho ascoltato cose veramente molto diverse, e quindi le influenze sono importantissime, però sono destinate a cambiare, tu te le porti sempre dietro, ma la tua espressione musicale cambia, come cambi tu.
'Kaleidos' è rock ed elettronica per il tuo nuovo disco che è uscito il 9 settembre. Il 17 settembre, a Poviglio, la presentazione dell'album. Il biglietto 'speciale' comprendeva una sorpresa intima. Ovviamente ti chiedo... Quanto intima?! E... Perché la scelta di un Meet&Greet con la band?
Perché secondo me è bello. I fans più accaniti vogliono proprio incontrarti, parlarti da vicino e passare un po' di tempo con te. Sarebbe brutto far pagare qualcuno per incontrarti. Il biglietto 'speciale' comprende l'ingresso e il CD. Tra le cose, la chicca è incontrarsi e fare due chiacchiere prima del concerto, e questo è un incentivo in più. Da questo punto di vista è l'intimità, dopo noi su Facebook ci abbiamo un po' scherzato, quindi sai... Chi lo sa poi!... non si sa mai! (...ride...)
Quanto è importante il contatto diretto con i fans?
E' molto importante, ma è importante anche il contatto diretto con tutti: quelli che sono fan, e quelli che non lo sono. Il fan ti può portare su una mano e farti sentire una Rock-star, quindi può essere un contatto che 'distorce' un po' la tua percezione della realtà. Personalmente, questo non significa che io invito chi ascolta le mie canzoni a non volermi conoscere, però di norma so che le persone sono diverse dalla musica che fanno. Cito sempre Vasco Rossi che, quando usciva a San Siro, era un po' stordito da questa 'cosa' e si chiedeva sempre :”Questa gente qua, è qua per me, o è qua per Vasco Rossi?” Ed è lì per Vasco Rossi, non è lì per lui perché Vasco Rossi e lui sono due cose diverse. Quando tu incontri la gente, e la gente ti conosce se sei famoso, ma tu non conosci nessuno. Io sono un fan, ma personalmente i miei idoli non vorrei conoscerli perché a me piace tenere l'immaginazione e l'idea che io mi sono fatto di queste persone legate alla cosa più importante che è la musica che fanno. Io la mia idea me la faccio sulla musica che fanno, se è una bella musica penso che siano delle belle persone. E' tutta una balla naturalmente perché sono persone con tutti i loro difetti e i loro pregi. Poi molto spesso l'idealizzazione che si è fatta di un artista, crolla; il 90% delle volte crolla quando conosci veramente bene qualcuno. Però è chiaro che un incontro, prima di un concerto, con tutta l'adrenalina che c'è in tutti quanti e scambiarsi delle sensazioni positive... quello è molto bello. Io comunque preferisco vedere i miei idoli sul palco in azione, ascoltare le loro canzoni e viaggiare, immaginarmi come possono essere, perché nella realtà sono sempre peggio di quello che sono. La parte buona degli artisti è l'arte. Come persone sono, siamo, sempre peggio di quello che la gente crede.
'La vita adesso' è il tuo nuovo singolo. “La vita è ora, la vita è subito. Non un attimo fa e nemmeno fra poco. Adesso.” Carpe Diem?
Certo, anche se 'Carpe Diem' è Orazio, un po' più poetico, e quindi c'è dell'epica. Il significato di questa canzone è più filosofico, e fisico, nel senso che noi viviamo in uno spazio veramente ristrettissimo: il momento dura veramente un attimo. Nel momento in cui lo viviamo è già passato. Tutto il nostro passato e tutto il nostro futuro si racchiude in realtà in quell'attimo lì. Questa tematica è abbastanza pesante, mi tocca da parecchio tempo, però l'ho bilanciata con una canzone che in realtà, alla fine, parla del tempo e di questa cosa che passa. C'è una frase che dice 'Adesso c'è una donna che un giorno era figlia e adesso tiene in braccio la figlia di sua figlia' ... è un attimo che lei era una figlia, e poi ha avuto una figlia, e adesso tiene in braccio la figlia di sua figlia. E' veramente un attimo. Ricordo sempre una frase di mio nonno che è una abbastanza paradossale, però mi ha fatto sempre riflettere, col suo sarcasmo emiliano... 'Guarda, sono andato a letto che avevo 17 anni e mi sono svegliato che ne ho 83' . Però la vita è veramente così, non la 'becchi' mai, è tutta una questione di passato e futuro, in questo mondo che gira.
Non avrei voluto che questo fosse stato il primo singolo, proprio per la tematica. Avrei voluto qualcosa di più leggero da quel punto di vista lì, musicalmente però è un pezzo molto radiofonico, è stato scelto questo, mi rappresenta molto, quindi va bene così. Il secondo singolo 'Tu mi lasceresti anche morire' parla di una cosa più 'terrena', di un tira e molla in una storia d'amore, una cosa classicissima, però è carina.
Niccolò Bossini è anche, e forse soprattutto, innovativo, che cerca l'idea nuova, quasi a tutti i costi. Cosa manca alla musica, oggi?
In Italia la musica è una tragedia. Poi dipende cosa fai. E' chiaro che la musica, in questo momento, è un disastro totale. I Talent Show sono una droga, legale perché sostanzialmente non fanno niente di male, ma naturalmente monopolizzano un mercato. Non si può prescindere se sei un giovane adesso dall'andare ad un Talent Show. Poi certo, ci sono delle realtà alternative.
Ripeterai 'A Casa Tour' anche per 'Kaleidos'?
No.
No... Perché?
Perché quell'idea è stata molto bella, è stata un'idea che però aveva bisogno di fare di necessità virtù. Era uscito l'EP, non c'erano posti dove andare a suonare e mi sono inventato questa cosa. Ha funzionato, però il mio obiettivo ora è andare a fare un tour nei club, nei palasport, poi negli stadio... no... (ride) Te lo auguro! Grazie! Al di là delle 'stronzate', l'idea è di ingrossare il pubblico e quindi di avere bisogno di posti più grossi. L'idea è di fare un tour con 300, 400, 500, 600 persone e quindi a casa della gente non è più fattibile. Ci inventeremo qualcos'altro, però quello lo abbiamo già fatto. E poi bisogna rinnovarsi.
Per chi volesse ascoltare e acquistare il tuo CD?
Chi lo vuole ascoltare lo può fare dappertutto, su Spotify, su iTunes,... può andare in ogni negozio a comprarlo, da Mondadori e Feltrinelli, grande distribuzione, sarà distribuito su grande scala. Spero anche che il singolo lo possa ascoltare anche involontariamente accendendo la radio. E poi lo può venire a sentire dal vivo, dopodiché se gli piace il concerto può comprare l'album.

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