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sabato 03 dicembre 2022 | ore 00:19

Il 'Padiglione Zero'

Expo - Padiglione Zero.1

'Divinus halitus terrae': queste le parole che colpiscono, sulla facciata frontale esterna del Padiglione Zero, e introducono il visitatore all'area Expo 2015, in senso fisico ma soprattutto ideale. Una struttura collocata all'ingresso ovest (quello da cui accede arrivando in metropolitana o con il treno), che invita a intraprendere un viaggio attraverso i secoli, attraverso il fenomeno della trasformazione del territorio e sull'impatto che l'Uomo ha avuto sulla Terra nel corso della Storia. Progettato dallo studio dell'architetto Michele De Lucchi, con la direzione artistica di Davide Rampello e dello scenografo Giancarlo Basili, è caratterizzato da una copertura ondulata, con otto coni in rilievo, che dà l'impressione di essere di fronte a un paesaggio collinare, ricoperto esternamente in legno. La sua forma fa pensare a una struttura che appare come una parte della crosta terrestre, con le sue valli, le sue montagne e le sue colline. L'ispirazione proviene dai Colli Euganei, situati tra Padova e Venezia.
Il Padiglione Zero interpreta il tema 'Nutrire il Pianeta' attraverso la storia dell'alimentazione, che coincide con quella dell'evoluzione dell'uomo. E' attraverso la ricerca del cibo che l'uomo infatti ha iniziato a creare comportamenti, strumenti, linguaggi, simboli, commerci e a costruire strade e città. Questo ambiente, costituito da stanze, è declinato nei quattro elementi: terra, aria, acqua, fuoco e fa riferimento alle quattro attività dell'uomo: la caccia, la pesca, la coltivazione e l'allevamento.
Un padiglione che offre un'esperienza di viaggio al centro della Terra, dove l'esplorazione avviene passando all'interno della crosta terrestre, tra le grotte che sono state ricostruite in un'atmosfera di quasi totale assenza di luce.
Subito all'interno, avvolto dalla penombra, uno spettacolare Archivio della memoria, opera artigianale in legno di noce e faggio, con i suoi numerosi cassetti, dei quali qualcuno lasciato aperto, è dedicato in modo suggestivo alla memoria dei riti e delle pratiche dell'alimentazione. Sul retro di questa maestosa parete, ci appaiono proiettate su di un grande schermo le immagini dell'uomo immerso nella natura, con i primi tentativi di 'addomesticare' il mondo animale e vegetale. E' in questa sala che inizia il percorso vero e proprio, dove è stato ricostruito il maestoso tronco dell''albero della conoscenza', che sale 'bucando' il soffitto ed esce con la chioma in uno spazio aperto denominato 'valle della civiltà'.
La prima stanza è dedicata alla cultura vegetale: ecco i vari tipi di semi della terra proiettati o distribuiti con impatto coloristico in vari riquadri accostati, che mostrano le innumerevoli possibilità di coltivazione che ci offre la natura.
La seconda è dedicata agli animali da allevamento del nostro pianeta, che risaltano nell'ombra in bianche sculture, ed ecco gli animali da cortile accanto al cammello, i cervi con lo struzzo e, appesi sopra tutti, una marea di pesci di ogni specie.
Poi, l'uomo primitivo, uscito dalla caverna, che ha imparato a cacciare e ad allevare, è spinto dalla necessità di crearsi degli strumenti, che pendono dall'alto sopra un campo arato, delimitato da un muro a secco che indica l'inizio della civiltà urbana.
Si passa quindi allo spazio dove sono in mostra alcuni esempi archeologici di primi recipienti antichi, anfore, orci e coppe provenienti da musei italiani e stranieri, tra qui cui quello decorato con il simbolo che è stato riportato ingigantito in facciata all'esterno del padiglione. Al centro della sala si entra in un'enorme giara in coccio, visitabile all'interno, che in continuazione si 'riempie' (e l'immagine ci appare sopra la testa') di olio, di grano, di vino, di granturco o di semi di ogni genere.
Si passa poi all'interessante sala dedicata alla trasformazione del paesaggio, con un grandioso plastico che passa dai primi centri rurali e alle miniere siderurgiche tedesche agli effetti dell'industrialismo, con i primi villaggi operai dei quali è stato ricostruito Crespi d'Adda, fino al fenomeno dell'intensa industrializzazione della città attuale, di cui un esempio è Chicago.
Le dodici grandi sale quindi si susseguono come un grande spazio naturale irregolare, ed ognuna delle quali racconta una tappa della storia dell'uomo, attraverso il rapporto con la produzione e il consumo di cibo, partendo dalle origini, quando nell'antichità si imparava ad usare la terra fino alle speculazioni di Borsa e alla terra maltrattata. Simbolo dello spreco è la ricostruzione accurata della 'montagna' della discarica.
Molto significativa la Pangea, realizzata in 19 pezzi sagomati su di un enorme tavolo, ispirata al supercontinente che teneva unite tutte le terre emerse, simbolo dell'Unione di tutti i Paesi al tema universale del cibo, riproponendo un ritorno alle origini e all'unità, senza confini di stato, pregiudizi e differenze tra popoli.
In diecimila metri quadri ci viene ricordato che siamo stati e siamo un popolo di allevatori, contadini e pescatori, giunti allo spreco e alle contraddizioni dell'alimentazione contemporanea e quindi ad un momento indispensabile di ricerca e di riflessione.

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