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sabato 17 agosto 2019 | ore 19:40

Significati sulla Pasqua

Generica - Pulcini di Pasqua

L’uovo rappresenta la Pasqua nel mondo intero: c’è quello dipinto, intagliato, di cioccolato, di terracotta e di cartapesta. Ma mentre le uova di cartone e di cioccolato sono di origine recente, quelle vere, colorate o dorate, hanno un origine radicata nel lontano passato. La tradizione di scambiarsi le uova come segno beneaugurale è antichisima, precedente addirittura al Cristianesimo. Già al tempo del pagenesimo, in alcune credenze, il Cielo e la Terra erano ritenuti due metà dello stesso uovo, e le uova rappresentavano il ritorno alla vita. Gli uccelli infatti preparavano il nido, dove poi deponevano le uova: a quel punto tutti sapevano che l’inverno ed il freddo erano ormai passati. Simbolo della vita che si rinnova, infatti, l’uovo veniva donato un tempo quando la Pasqua coincideva con i riti primaverili per la fecondità: i Persiani, per esempio, già 3000 anni fa, consideravano l’uovo di gallina un segno augurale; analogamente gli Egizi erano soliti donare, all’equinozio di primavera, data di inizio del ‘nuovo anno’, uova dipinte ad amici e parenti, come augurio di rinascita. I Romani erano soliti dire “Omne vivum ex ovo”, mentre risale alla tradizione orientale, soprattutto in Cina, l’idea che le origini della Terra siano simbolicamente espresse con un uovo gigante. Secondo la tradizione cristiana invece le uova sono il simbolo della Risurrezione di Cristo. Un tempo, alla fine di ogni Messa pasquale, venivano donate ai fedeli uova benedette dipinte di rosso, a testimonianza del sangue versato da Gesù. Altro simbolo pasquale è la colomba. L’origine di questo dolce lombardo è avvolta nel mistero. C’è chi la fa risalire all’assedio di Pavia perpetrato dal re barbaro Alboino: entrato nelle mura alla vigilia di Pasqua del 572, ricevette in regalo dei pani dolci a forma di colomba, così buoni da spingerlo a rispettare la città. Per altri il dolce fa la sua prima comparsa nel 1176, con la battaglia di Legnano, vinta dalla Lega dei Comuni lombardi contro Federico Barbarossa. Il suo significato è legato, secondo la leggenda, alla storia di una coppia di colombi che aveva il suo nido in una vecchia via di Milano, accanto alla finestra di una signora che si era affezionata molto a loro. La donna aveva due figli che un giorno dovettero partire per la guerra e da allora la donna non sorrise più ai poveri colombi che volarono fino al campo di battaglia dirigendo con il loro volo i tiri delle armi. A vittoria raggiunta si posarono sul pennone del Carroccio. Quando i figli della donna tornarono a casa, anche i colombi rioccuparono il loro nido. Un condottiero del Carroccio avrebbe fatto confezionare, come omaggio ai volatili bianchi che durante la battaglia si erano posati sopra le insegne lombarde, proprio dei pani a forma di colomba.