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lunedì 25 gennaio 2021 | ore 07:46

Soprintendenza ed ex Manifattura

Opificio, ciminiera, uffici, convitto (già Palazzo Cambiaghi) e villino del direttore: sono questi i beni dell’ex Manifattura Legnano assoggettati a tutela diretta in quanto dichiarati di interesse culturale dalla Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio Città Metropolitana.
Legnano - Ex Manifattura (Foto internet)

Opificio, ciminiera, uffici, convitto (già Palazzo Cambiaghi) e villino del direttore: sono questi i beni dell’ex Manifattura Legnano assoggettati a tutela diretta in quanto dichiarati di interesse culturale dalla Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio Città Metropolitana di Milano. “Da quando si è cominciato a parlare di recupero dell’ex Manifattura l’incertezza sul vincolo che avrebbe potuto esprimere la Soprintendenza è stata letta dagli operatori come un disincentivo all’operazione –commenta Lorena Fedeli, assessore alla Pianificazione territoriale. Appena questa amministrazione si è insediata ha voluto affrontare il problema contattando la Soprintendenza per verificare l’iter della pratica e apprendendo che a fine novembre il vincolo si sarebbe concretizzato. Adesso ci sono quindi tutte le condizioni affinché una partita urbanistica di primaria importanza per Legnano, vista la centralità di quest’area, possa finalmente conoscere uno sviluppo”. “L’opificio, la ciminiera, gli uffici, il convitto (palazzo Cambiaghi) e il villino del direttore – si legge nella relazione della Soprintendenza – rivestono interesse storico artistico particolarmente importante in quanto esempio compiuto di quella che fu in Lombardia l’architettura della produzione, alimentatasi di riferimenti estetici, tecnologici e di organizzazione del lavoro provenienti dall’Inghilterra, affinati ed innestati sulla storia e sulla cultura locale, come efficacemente testimoniato sia dalla volontà di riutilizzo di un edificio storico (palazzo Cambiaghi, trasformato in convitto per le operaie), sia dall’organizzazione planimetrica del complesso, nel suo rapportarsi con la città esistente. Gli immobili sono altresì portatori, nel loro articolato rapporto funzionale, di quel paternalismo industriale ormai maturo che affonda le proprie radici teoriche nell’immediato periodo post-unitario (per il quale si parla di proto paternalismo e allorquando spicca la cosiddetta Scuola lombardo veneta dei Messedaglia e dei Luzzatti, economisti impegnati sia in ambito accademico che sociale), per trovare concretezza agli esordi del Novecento grazie alla volontà di illuminati imprenditori, che crearono nei centri minori delle vere e proprie città-fabbrica, esternazione del rapporto gerarchico tra coloro che vivevano in essa e vi lavoravano”.

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