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martedì 11 agosto 2020 | ore 09:25

"La mancanza della scuola..."

Come può quindi incidere lo stop prolungato delle lezioni sullo sviluppo socio-emotivo dei nostri figli? Ne abbiamo parlato con Federica Cameroni, Psicologa, Psicoterapeuta.
Scuola - Bambini a lezione (foto internet)

Scuole chiuse fino a settembre e genitori preoccupati di non riuscire ad organizzare la vita quotidiana della famiglia: non avere a chi lasciare i pargoli al rientro al lavoro è un problema serio, a cui le autorità stanno cercando di fornire soluzioni. C’è poi la preoccupazione nei confronti della didattica a distanza e dei livelli di apprendimento e di profitto personale degli alunni, che in alcuni casi potrebbero essere deficitari rispetto alla didattica tradizionale. Ma non dobbiamo dimenticare che la scuola, a tutti i livelli di istruzione, è molto più di questo: è anche una palestra per la socialità di tutti gli alunni, che a scuola non imparano solo nozioni, ma imparano anche a stare insieme. Una sorta di prova generale della società adulta. Come può quindi incidere lo stop prolungato delle lezioni sullo sviluppo socio-emotivo dei nostri figli? Ne abbiamo parlato con Federica Cameroni, Psicologa, Psicoterapeuta, Specializzata in Età Evolutiva.

Quanto può incidere sui ragazzi questa quarantena da Covid-19 e la prolungata ‘vacanza’ dalla scuola?
“Intanto va fatta una premessa generale: quanto stiamo vivendo rappresenta un evento di vita traumatico per tutti, su livelli differenti. Ognuno di noi è più o meno attrezzato ad affrontare un trauma in base alle proprie risorse emotive e alla propria storia famigliare e socio-relazionale. Detto ciò, la scuola fa parte di una routine quotidiana che crea sicurezza, stabilità e insegna non solo la didattica ma anche parte della gestione dei rapporti e delle regole sociali. L’isolamento rappresenta dunque senz’altro una privazione di questo aspetto di vita importante.
Per quanto riguarda i bimbi più piccoli essi non hanno possibilità di accedere a modalità relazionali alternative (si pensi ai bimbi che frequentano gli asili nido o le scuole dell’infanzia ad esempio) e vivono una lunga interruzione di una quotidianità fondamentale per la costruzione delle loro certezze. Il rischio potenziale è quello di entrare in una fase di regressione e chiusura che porta al voler restare più ancorati ai propri riferimenti genitoriali. Bimbi ad esempio che faticano negli inserimenti potranno avere una regressione in questa competenza faticando all’idea di tornare a scuola e intraprendere nuove relazioni. In questo senso la collaborazione dei genitori con educatori/insegnanti è fondamentale per mantenere un legame ponte bidirezionale mediante video, racconti, canzoni, disegni, ecc. D’altro canto passare del tempo con mamma e papà a stretto contatto con ritmi di vita più lenti è estremamente funzionale all’apprendimento di nuove competenze emotive e sociali e dà una spinta di crescita importante.”

Ci sono differenze tra le fasce di età? Per esempio per gli adolescenti, che ora si ritrovano ad avere lo smartphone come unico canale di comunicazione?
"Per quanto riguarda l’adolescente, egli si trova nella fase per eccellenza della ricerca del gruppo dei pari e dunque sente la mancanza di questo confronto, pur attrezzandosi con videochiamate, giochi online, ecc. Cercando indipendenza, soffrirà dunque anche maggiormente di questo contesto di dipendenza forzata con i famigliari. L’accesso al mondo virtuale va tuttavia senz’altro regolamentato per non incorrere e non alimentare scenari di dipendenza da questi strumenti che devono essere considerati nella loro funzione momentanea, in questo momento di transizione. Al momento i ragazzi sembrano capire bene cosa manca loro del reale tanto da segnalare come attività prime a cui tornare una volta terminata la quarantena quelle di “tornare alla mia squadra sportiva, ai miei amici, ai miei allenamenti”. Come per ogni crisi possono nascere delle opportunità, in questo senso anche quella di cogliere i valori e gli aspetti di vita davvero importanti per ciascuno.”

Cosa dire ai genitori di bambini che hanno bisogni educativi speciali?
“Alcune indicazioni utili per tutti e ancor di più per bimbi con bisogni speciali riguardano senz’altro il mantenere una routine quotidiana a casa, perché questa alimenta il senso di protezione e fa sentire più efficaci di fronte al senso di impotenza che spesso scatena questa pandemia. Oltre ai contatti con le figure educative di cui abbiamo parlato, mantenere dunque una routine sonno-veglia, partecipare alla vita domestica, ingaggiare i figli nei compiti quotidiani, organizzare la giornata attraverso un calendario (che crea stabilità e combatte l’incertezza) e infine una cosa fondamentale: parlare con i propri figli, permettere loro di esprimere le proprie emozioni, la rabbia, la paura, la tristezza accogliendole per favorire la loro elaborazione. La paura non solo è normale ma è funzionale a proteggersi e diminuire il rischio di contagio. Scegliere infine solo due momenti durante la giornata in cui informarsi di quanto sta accadendo tramite canali ufficiali, per evitare di essere costantemente esposti ad elementi di stress che alimentano l’ansia.”

E un consiglio per tutti gli adulti per superare questo delicato periodo?
“Gli adulti non si dimentichino di prendersi cura di sé in questo momento: un genitore sereno permetterà al proprio figlio di esserlo altrettanto.”

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