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mercoledì 02 dicembre 2020 | ore 20:25

Notre Dame ferita, cuore della nostra cultura

L'immagine, famosa in tutto il mondo, della facciata con le due torri caratteristiche... ma Notre Dame è molto altro per la storia che ha vissuto e la cultura che vi custodisce.
Parigi - Notre Dame.09

L'immagine, famosa in tutto il mondo, della facciata con le due torri caratteristiche della cattedrale di Notre-Dame, insieme alla struttura, incredibilmente (quando già le dichiarazioni di alcuni portavoce facevano vacillare le speranze), hanno retto. Ma se in questi giorni si potesse passeggiare su quai de Montebello, uno dei tanti lungo-Senna, sempre animati e ricchi di colore con i “bouquinistes”, i famosi venditori di stampe antiche e moderne, con libri rari e curiosi, nel tipico stile parigino... si noterebbe immediatamente lo scorcio suggestivo del fianco destro della Cattedrale pesantemente compromessa (la guglia crollata, il tetto perso per almeno i due terzi del totale, oltre agli interni in legno). “Tutti gli occhi si erano alzati verso il sommo della chiesa, ciò che vedevano era straordinario. In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c'era una grande fiamma che montava tra i due campanili, con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un limbo nel fumo”: quello che era stato immaginato solamente dallo scrittore francese Victor Hugo in 'Notre Dame de Paris', come una profezia, diventava tragica realtà, alle 18.50 di lunedì 15 aprile.

Il gobbo di Notre-Dame (protagonista della storia d'amore con la bellissima Esmeralda di Victor Hugo, da cui si ispirò il remake firmato dalla Walt Disney) che stringe a sé la cattedrale rimane l'immagine che meglio sintetizza i sentimenti e le reazioni dinanzi ai video e alle immagini impressionanti di Notre-Dame in fiamme. Espressione di un'icona sacra e popolare, civile e storica insieme, entrata nel cuore di tutti, che crolla in poche ore, dinanzi alla quale sperimentiamo impotenza, dolore e fragilità. La storia della seconda chiesa più visitata in Europa dopo San Pietro, patrimonio dell'Umanità Unesco, capolavoro gotico e simbolo della capitale francese, inizia lontano... con l'inizio della sua costruzione, sulla più grande delle isole della Senna, nel 1163. Due secoli furono necessari per terminare la realizzazione di una chiesa a croce latina con meravigliose vetrate, sculture, bassorilievi, guglie, tele e tesori d’arte sacra. Le ingiurie del tempo, le offese degli uomini, le tragedie delle numerose guerre alterarono nel corso dei secoli il suo aspetto originario, soprattutto durante la Rivoluzione Francese, quando nel 1793 stava per essere abbattuta. Dedicata poi alla Dea Ragione da Robespierre, venne riconsacrata nel 1802, in tempo per la fastosa incoronazione di Napoleone I. Fu oggetto di una serie infinita di rifacimenti (per rinnovare le navate, sistemare la facciata, innalzare le torri campaniere) e restaurata tra il 1844 e il 1864 da Viollet-le-Duc, che riscoprì il gotico francese. Già per un altro incendio, nel 1871, rischiò di finire distrutta... Nei secoli fu spesso testimone di importanti episodi storici, come matrimoni e beatificazioni, fino al 1944 quando Charles De Gaulle entrò in chiesa per “santificare” la liberazione della Francia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Imponente e maestosa, nella sua coerenza stilistica e formale (con i pilastri, le gallerie, i profondi portali, il rosone, le finestre a bifora), domina la piazza dedicata, dal 2006, a San Giovanni Paolo II. Il suo fascino è legato anche al mondo irreale nato dall'immaginazione dell'architetto Viollet-le-Duc, che ha creato figure di demoni che guardano ironici o pensosi la città, uccelli fantastici, grottesche figure di mostri ghignanti, posti nei punti più disparati e incredibili della cattedrale. Appollaiati su un pinnacolo gotico, seminascosti da una guglia o sospesi su un prolungamento del muro, queste figure fantastiche osservavano attonite, lunedì, lo spettacolo delle lingue di fuoco che divoravano tutto. Pietrificate, senza più alcuna voglia di ridere. Nelle fiamme che salivano, anche i gargoyle, posti a protezione del luogo sacro, hanno rivelato la loro umanità, la loro caducità. La gente si è inginocchiata nelle strade, intonando canti e pregando, come se si trovasse al'interno di Notre-Dame, in raccoglimento, dove il giorno dopo, miracolosamente, un fascio di luce lambiva la croce, risparmiata dall'incendio. I Vigili del Fuoco, instancabili, hanno lavorato per ore e ore per salvare opere d'arte e reliquie, cercando di preservare il più possibile la struttura. Per costruire e ricostruire un mondo che non bruci, un mondo per tutti, al di là della religione, Notre-Dame ci ha invitati ancora alla spiritualità, a confrontarci con i nostri limiti e le nostre fragilità, a riscoprire le nostre forze e i nostri valori più profondi. In corso le indagini per chiarire la dinamica, ignari i tempi e i costi dell'impresa ma condiviso il sentimento: salviamo Notre-Dame. Si tratta di salvare una parte di noi.

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