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Non solo ambiente, consumo di suolo e impatto energetico. Sul progetto del Campus Data Center nell’area dell’ex Novaceta di Magenta arrivano ora anche le preoccupazioni più dirette di chi abita a pochi metri dal comparto interessato dall’intervento. A sollevarle è un cittadino residente nel quadrante abitativo adiacente alla parte Est dell’ex stabilimento, zona caratterizzata da una cortina di edifici residenziali costruiti in parte tra gli anni Cinquanta e Sessanta.
Alla vigilia della scadenza dei termini per la presentazione delle osservazioni al Ministero dell’Ambiente, fissata per martedì 9 giugno, il residente ha inviato una lettera alle redazioni e ad alcuni rappresentanti delle forze politiche del territorio, chiedendo attenzione su quattro criticità che, a suo giudizio, potrebbero incidere in modo concreto sulla sicurezza degli immobili e sulla qualità della vita del quartiere.
Il primo punto riguarda la vulnerabilità strutturale delle abitazioni più vicine all’area di cantiere. Molti edifici, sottolinea il cittadino, sono datati, costruiti in aderenza tra loro e spesso interessati negli anni solo da interventi di manutenzione ordinaria. Da qui la richiesta che, prima dell’avvio dei lavori, il proponente venga vincolato alla realizzazione di un ‘testimone di stato’, ovvero una perizia fotografica e strutturale preventiva sugli immobili confinanti, così da documentarne le condizioni iniziali. Viene inoltre chiesto l’utilizzo di tecnologie di scavo a bassissimo impatto vibrazionale e un monitoraggio continuo con sensori durante tutta la durata del cantiere.
Un secondo tema è quello dell’impatto acustico. Il timore riguarda in particolare il rumore continuativo, anche notturno, legato ai sistemi di raffreddamento del futuro data center, come chiller e ventilatori industriali. Secondo la segnalazione, le abitazioni degli anni Cinquanta e Sessanta non sarebbero dotate di isolamenti acustici moderni e risulterebbero quindi più esposte alle basse frequenze. Per questo viene chiesta l’installazione di barriere fonoassorbenti perimetrali ad alto abbattimento e un monitoraggio post-operam anche all’interno delle abitazioni, con il coinvolgimento di ARPA Lombardia.
Particolare attenzione viene poi posta al tema idraulico. Il quadrante Est, si legge nella lettera, soffrirebbe già oggi di criticità nel deflusso delle acque meteoriche e di sovraccarichi della rete fognaria durante i temporali più intensi. L’impermeabilizzazione di un’area molto ampia, viene evidenziato, potrebbe aggravare la situazione per cantine, fondazioni e sottoservizi del quartiere. Da qui la richiesta di subordinare l’autorizzazione al rifacimento e al potenziamento delle reti delle acque bianche e nere del comparto, a carico del proponente, garantendo una reale invarianza idraulica.
Infine, il residente richiama il tema della falda acquifera, già sollevato in altre osservazioni da cittadini e realtà sociali. Le strutture interrate del data center, secondo la preoccupazione espressa, potrebbero modificare i flussi idrici sotterranei e provocare un innalzamento localizzato della falda, con il rischio di infiltrazioni croniche e allagamenti nelle cantine degli edifici più vicini. Per questo viene chiesto un monitoraggio piezometrico costante prima e durante i lavori.
‘Il mio vuole solo essere un contributo alla segnalazione di criticità che possono essere sfuggite, difficili da individuare da parte di chi non vive la realtà della zona da anni’, scrive il cittadino, che per ragioni di riservatezza preferisce non esporsi pubblicamente. La sua richiesta è che le istituzioni e le forze politiche attente al tema possano fare proprie queste osservazioni, traducendole in prescrizioni formali a tutela dei residenti.
Una voce dal quartiere, dunque, che non entra solo nel merito generale dell’opera, ma richiama l’attenzione su un aspetto molto concreto: cosa accadrà, durante e dopo il cantiere, alle case e alla vita quotidiana di chi abita a ridosso dell’ex Novaceta.
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