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martedì 23 luglio 2024 | ore 13:42

Giornata Internazionale dell'Infermiere

Si scrive talento, dedizione, professionalità, si legge infermiere, in tutte le sue declinazioni. 12 maggio, Giornata Internazionale dell’Infermiere.
Salute - Giornata Internazionale dell'Infermiere

Si scrive talento, dedizione, professionalità, si legge infermiere, in tutte le sue declinazioni. In occasione del 12 maggio, Giornata Internazionale dell’Infermiere, ASST Valle Olona ha ascoltato le testimonianze dirette di due esponenti della categoria (Bed Manager e Infermiera di Famiglia e Comunità) che hanno fatto chiarezza su ruolo, sfide quotidiane con cui si interfacciano e importanza essenziale del lavoro svolto dai tanti professionisti che lavorano nei nostri Presidi Ospedalieri.

Francesco Francica, Dimissione, coordinamento e continuità delle cure, Bed Management trasferimento del paziente ASST Valle Olona, si racconta in questa intervista.

Chi è il bed manager e quali sono le sue funzioni? Il Bed Manager è una figura professionale appartenente ai nuovi modelli assistenziali (case management, chronic care model, modello per intensità di cura, risk management…) che opera attraverso competenze cliniche e gestionali al fine di sostenere i processi ospedalieri di Patient Flow, ovvero l’ottimizzazione del flusso dei pazienti in entrata in ospedale, il trasferimento degli stessi durante il processo di cura e l’efficientamento dei sistemi di dimissione verso il domicilio o il territorio al termine della fase di acuzie. La necessità di implementare la funzione nei processi organizzativi ospedalieri nasce dal bisogno di ottimizzare risorse sempre meno disponibili favorendo l’efficientamento delle strategie che le rendano fruibili nel più breve tempo possibile (coordinamento delle cure, dimissione e trasferimento del paziente). Si sono realizzati quindi sistemi di rendicontazione posti letto attraverso la creazione di portali on line dedicati, favorendo i contatti tra Bed Manager e consolidando un sistema di reperimento delle risorse che ha reso possibile la creazione di una rete che tutt’oggi è ancora attiva e si evolve verso nuove campi di azione (es. rete neurologica e stroke).

Perché questa figura è fondamentale e come riesce a rispondere alle criticità legate all'affollamento dei PS? Il progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento delle fragilità sia cliniche che sociali, la notevole riduzione dei posti letto, la carenza di personale sanitario e l’estremo sforzo prodotto per fronteggiare il fenomeno pandemico hanno ulteriormente stressato le poche risorse ospedaliere rendendo sempre più rare le disponibilità di posti letto per acuti. Questo contesto di difficoltà si evidenzia soprattutto nei servizi di Pronto Soccorso che vedono stazionare per periodi prolungati pazienti che necessitano di ricovero dando vita al fenomeno del boarding, il quale concorre in maniera considerevole ad aumentare l’affollamento (overcrowding). Questa condizione sottrae risorse logistiche (spazi di attesa e postazioni dedicate all’osservazione breve) e di personale (che normalmente dovrebbe occuparsi solo di emergenza e urgenza) ampliando in tal modo la finestra di rischio clinico per i pazienti.
Il bed manager diventa strategico nei confronti del sistema Pronto Soccorso in quanto ricerca, ottiene e rimette a disposizione la risorsa posto letto, concorre alla scelta del giusto setting di cura, analizza le necessità di ricovero e attiva la ricerca di eventuali posti specialistici non disponibili (per saturazione o per assenza) sui quattro presidi aziendali o allargando la ricerca attraverso la rete di bed management regionale. Si avvale inoltre della sinergia con i Nuclei di Dimissione Protette aziendali, che rientrano a tutti gli effetti nei processi di Patient Flow, attraverso le attivazioni precoci direttamente da pronto soccorso per i casi con forte componente socio assistenziale.

Quali sono gli indicatori del crowding in PS sulla quale incide la presenza del bed manager? Attraverso il Portale EUOL di Regione Lombardia viene costantemente mantenuto sotto controllo l’indice di affollamento dei Pronto Soccorso calcolato secondo il NEDOCS score (National Emergency Department Overcrowding Study). Tra i numerosi parametri che concorrono al calcolo grava pesantemente sia il numero di pazienti in attesa di ricovero che il loro Lenght Of Stay in relazione alle capacità ricettive del PS. Attraverso l’analisi delle liste delle presenze in Pronto Soccorso il Bed Manager è in grado di valutare quali sono i fattori che incidono sull’aumento dell’indice NEDOCS e, in accordi con Direzioni Mediche, Unità Operative e personale di PS mette in atto azioni correttive. Un parametro che si mantiene in monitoraggio costante è il superamento del 91° percentile di accessi calcolato sugli ingressi in PS dei tre mesi precedenti. È l’indice che identifica situazioni di iperafflusso di pazienti e ha forte valenza predittiva su eventuali impennate della curva di affollamento in pronto soccorso, in questo caso il Bed Manager ha facoltà di contattare le Unità Operative per velocizzare il discharge dei pazienti o si mette in comunicazione con la Centrale SOREU dei Laghi per capire quali possono essere le cause dell’iperafflusso e se si possa prevedere una rimodulazione degli stessi.

Quali sono i maggiori punti di forza dell'attuale sistema di bed management? Come tutti i processi di nuova genesi, il sistema di Bed Management attualmente adottato presenta aspetti sicuramente migliorabili e soffre, come ogni altro servizio ospedaliero e territoriale, della carenza del personale idoneo al perseguimento delle sue finalità. Indubbiamente l’introduzione della funzione di Bed Management ha contribuito considerevolmente a sinergizzare i rapporti tra Pronto Soccorso, Unità Operative e Direzioni Mediche fungendo da strumento di connessione tra queste realtà, soprattutto laddove la figura è fisicamente presente, rendendo più agevoli i processi di Patient flow specialmente in situazioni di estrema criticità come nei contesti pandemici appena vissuti. Il bed manager inoltre, controllando costantemente i processi in entrata, diventa interlocutore privilegiato con i sistemi di emergenza territoriale AREU, la rete di supporto regionale CReTAc e la Rete Regionale di Bed Management rafforzando il mutuo supporto tra le varie ASST e i privati convenzionati nel complicato lavoro di cura a cui sono chiamati. L’auspicio è quello di implementare i processi di bed management fino a portarli a pieno regime per di poterne sfruttare appieno le potenzialità e garantendo quindi il miglioramento continuo di un meccanismo di comprovata efficacia.

A seguire, il contributo della dottoressa Federica De Pieri, Infermiera di Famiglia e Comunità presso la Centrale Operativa Territoriale Casa di Comunità di Busto Arsizio.

Chi è l'Infermiere di famiglia e che ruolo svolge nelle CDC? L’infermiere di famiglia e comunità è il professionista sanitario responsabile dei processi infermieristici in ambito familiare e comunitario, in grado di assicurare l’integrazione sanitaria e sociale attraverso la collaborazione con tutti i professionisti presenti sul territorio, ponendo al centro la persona. La figura dell’infermiere di famiglia e comunità è caratterizzata da un forte orientamento alla gestione proattiva della salute attraverso interventi di promozione della salute e prevenzione rivolti al singolo, alla sua famiglia e all’intera comunità. All’interno delle Case di Comunità, gli infermieri di famiglia identificano i bisogni espressi e potenziali dell’utente, favoriscono l’orientamento all’interno della rete di servizi sociosanitari presenti sul territorio e ne agevolano l’accessibilità, promuovendo l’empowerment e il coinvolgimento attivo della persona e della sua famiglia, mobilitando le risorse disponibili a livello individuale e collettivo.

Quali sono i servizi indispensabili che l'Infermiere di Famiglia garantisce e in quali termini? All’interno delle Case di Comunità, l’Infermiere di Famiglia risponde ai bisogni della popolazione grazie all’istituzione del Punto Unico di Accesso, una vera e propria porta di ingresso al sistema sociosanitario che favorisce l’orientamento dell’utente all’interno della rete di servizi presenti sul territorio e ne facilita il raccordo e la comunicazione. L’istituzione dell’ambulatorio infermieristico e della cronicità garantisce la presa in carico dei pazienti cronici fragili e la gestione a 360° della persona e della sua famiglia nel contesto di vita e domiciliare, in relazione alla sfera clinica, sociale, educativa e relazionale in collaborazione con gli altri professionisti che operano nella Casa di Comunità. Infine, gli Infermieri di Famiglia garantiscono l’esecuzione di alcune prestazioni infermieristiche grazie all’avvio di Punti Prelievi e di ambulatori per le spirometrie.

Che cosa state facendo, ora, nelle CDC e quali sono le prospettive future? Attualmente nelle Case di Comunità, oltre all’ambulatorio infermieristico e del paziente cronico- fragile, sono stati attivati percorsi di telemedicina e di telemonitoraggio con lo scopo di facilitare e migliorare la gestione delle patologie croniche a maggior prevalenza. Attraverso l’istituzione delle Centrali Operative Territoriali, l’Infermiere di famiglia garantisce il raccordo tra diversi setting e professionisti nella gestione dei casi più complessi favorendo i processi di transizione e rientro al domicilio dei pazienti, assicurando l’integrazione e l’appropriatezza degli interventi attivando servizi e percorsi di presa in carico. La Casa di Comunità è anche in stretta relazione con il territorio di riferimento e ne promuove il coinvolgimento attraverso incontri di promozione della salute aperti a tutta la popolazione su diverse tematiche di ampio interesse. L’obiettivo che come infermieri di famiglia e comunità ci poniamo è quello di riuscire ad essere sempre più vicini alla popolazione per poter intercettare, anticipare e rispondere in modo appropriato ai bisogni di salute sempre più complessi, favorendo la collaborazione e l’integrazione tra professionisti a tutti i livelli in un’ottica di valorizzazione del lavoro multidisciplinare.

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