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Il calore del sottosuolo come opportunità concreta per il futuro energetico del territorio. È questa la prospettiva che accompagna il ritorno dalla Baviera della delegazione di 31 persone partita lunedì 12 ottobre per conoscere da vicino impianti ed esperienze di geotermia profonda. Due giornate di visite e confronti organizzate dall'Ecoistituto della valle del Ticino che hanno riunito amministratori piemontesi e lombardi, funzionari regionali, docenti universitari, rappresentanti delle associazioni e della filiera tecnologica, con il coinvolgimento di realtà come Cuggiono, Romentino, Galliate e Trecate. A tracciare un primo bilancio è Oreste Magni dell’Ecoistituto, da anni impegnato a promuovere una riflessione sulle possibilità offerte dal sottosuolo dell’area e sul possibile recupero a fini geotermici dei pozzi legati alla storia del giacimento petrolifero Villafortuna-Trecate. “È stata una esperienza importante toccare con mano che quando parliamo di geotermia, non stiamo parlando di qualcosa al di là da venire”, osserva Magni. Il viaggio ha consentito di avvicinare esperienze già operative, allargando lo sguardo rispetto all’immagine che spesso associa questa fonte energetica soltanto agli impianti storici della Toscana. Nel suo resoconto, Magni richiama in particolare gli impianti basati sul ciclo binario e sottolinea un elemento significativo: due delle tre strutture visitate sono state realizzate da aziende italiane. Un dato che mette in evidenza le competenze tecnologiche presenti nel nostro Paese e che, per i promotori, rende ancora più importante aprire un confronto sulle possibilità di applicazione anche in Italia. Al centro dell’esperienza non ci sono state soltanto le tecnologie. L’attenzione si è concentrata anche sulle ricadute per le comunità che ospitano gli impianti a partire dagli innegabili vantaggi economici in bolletta e sul rapporto tra gestori, amministrazioni e cittadini.Proprio sul fronte della comunicazione emerge uno degli spunti più interessanti del viaggio: secondo quanto riferito dai partecipanti, la popolazione viene informata puntualmente sui rilievi eseguiti, sui possibili disturbi e sui dati raccolti, attraverso diversi canali, da Facebook a Instagram, da LinkedIn a WhatsApp. Un accompagnamento informativo che permette alle persone di seguire le attività e conoscere ciò che accade sul proprio territorio. Un aspetto da considerare anche nell’eventuale sviluppo di un percorso lungo il Ticino, dove il confronto pubblico dovrà affiancare le valutazioni tecniche. “di conoscenza significativo”, sottolinea Magni, consapevole che il cammino richiederà ancora lavoro. L’obiettivo indicato è portare una maggiore conoscenza del tema anche tra i decisori politici, perché la geotermia possa trovare uno spazio più ampio nelle scelte per la transizione energetica. Per il territorio a cavallo del Ticino, il punto di partenza resta la possibilità di studiare e utilizzare il patrimonio di perforazioni e di conoscenze del sottosuolo già disponibile. La visita in Germania offre esperienze, contatti e nuovi elementi di confronto; l’eventuale utilizzo dei pozzi esistenti richiederà verifiche specifiche sulle caratteristiche dei siti, sulla fattibilità tecnica e sulla sostenibilità economica. Nelle considerazioni al ritorno trovano spazio anche i ringraziamenti a quanti hanno reso possibile l’esperienza: a tutti i partecipanti, e in particolare a Fabio Roggiolani di Ecofuturo e agli amici toscani impegnati da anni su questo fronte . Un sentito riconoscimento va alla cuggionese Stefania Clivio , il cui contributo linguistico e di mediazione ha consentito di superare difficoltà organizzative e burocratiche, rendendo possibile anche una visita che sembrava difficile da ottenere e favorendo il dialogo con i responsabili dell’impianto. Ora il lavoro torna sul territorio. La sfida è trasformare quanto osservato in occasioni di approfondimento e azioni condivise tra amministrazioni, enti, associazioni e operatori. Con una convinzione espressa da Magni: le scelte delle comunità lungo il Ticino potrebbero diventare un esempio anche per altre zone d’Italia.
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