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mercoledì 05 agosto 2020 | ore 10:40

Tobagi: esempio di giornalismo

Il 28 maggio 1980 veniva ucciso in un attentato terroristico Walter Tobagi. Un giorno terribile, ma un ricordo che niente e nessuno riuscirà mai a cancellare dalla mente e dai cuori.
Attualità - Walter Tobagi (Foto internet)

La vita spezzata a soli 33 anni. Strappato, per sempre, all'amore di familiari, parenti e amici in quel terribile 28 maggio del 1980; cinque colpi di pistola esplosi da un 'commando' di terroristi di sinistra facenti capo alla Brigata XXVIII Marzo che, purtroppo, non gli lasciarono scampo. Ma, alla fine, Walter Tobagi è come se non se ne fosse mai andato davvero, perché il suo ricordo, la sua figura e il suo esempio, ecco questi niente e nessuno potrà cancellare dalla mente e dai cuori. Tobagi il giornalista, lo scrittore e l'accademico italiano; Tobagi, un punto di riferimento per le generazioni passate e per le presenti e future. Una carriera costruita sull'impegno, la professionalità e la passione: gli inizi, da giovanissimo all'Avanti di Milano, per poi trasferirsi all'Avvenire, dove per entrambe le testate si occupò di argomenti diversi, mostrando, però, fin da subito il suo spiccato interesse per i temi sociali, per l'informazione, per la politica e il movimento sindacale, a cui dedicò molta attenzione anche nel suo lavoro 'parallelo' di universitario e ricercatore. Un'attenzione, insomma, importante, anche se l'interesse maggiore lo dedicò alle vicende del terrorismo, a cominciare dalla morte di Giangiacomo Feltrinelli e dall'assassinio del commissario Calabresi. Si interessò, inoltre, alle prime iniziative militari delle BR, ai 'covi' terroristici scoperti a Milano, al rapporto del questore Bonanno ed alla guerriglia urbana che provocò tumulti e morti per le strade del capoluogo lombardo. Il giornalismo con la 'G' maiuscola, come qualcuno l'aveva definito e che continuò a portare avanti anche negli anni successivi quando passò al Corriere d'Informazione e, quindi, al Corriere della Sera, dove poté esprimere pienamente le sue potenzialità di inviato sul fronte del terrorismo e di cronista politico e sindacale. Proprio in questo periodo, infatti, seguì sistematicamente tutte le vicende relative agli anni di piombo: dai tempi degli autoriduttori che disturbavano le Feste dell'Unità agli episodi di sangue più efferati che ebbero come protagonisti le Br, Prima Linea e le altre bande armate. Analizzando le vicende luttuose del terrorismo risalì alle origini di Potere operaio, con la galassia delle storie politiche e individuali sfociate in mille gruppi, di cui molti approdati alle bande armate. Tobagi sfatò tanti luoghi comuni sulle Br e gli altri gruppi armati, denunciando, ancora una volta, i pericoli di un radicamento del fenomeno terroristico nelle fabbriche e negli altri luoghi di lavoro, come molti segnali gli avevano indicato. E lo fece sempre con il massimo impegno e una grande precisione, fino, appunto, a quel 28 maggio del 1980 quando in via Salaino venne brutalmente ucciso. Una morte orribile, un addio che gettò la città e l'Italia intera in un lungo, lunghissimo silenzio, ma che non riuscì e mai riuscirà a cancellare il suo ricordo.

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