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giovedì 18 agosto 2022 | ore 00:05

'Girodivite': passione per il teatro

Prima candelina per la compagnia teatrale 'Girodivite'. Tutto nasce dalla necessità di concretizzare i sogni di persone che hanno in comune la passione per il teatro.
Storie - 'Girodivite'

'Girodivite' è una compagnia teatrale pronta a soffiare sulla sua prima candela. A fondarla sono persone con un grande bagaglio: Matteo Tibiletti, Lia Locatelli, Emanuela Legno, Fabrizio Valezano e Romano Maran. Come nasce 'Girodivite? Di cosa si occupa?
Nasce da una necessità: quella di veder concretizzarsi i sogni di persone, aventi in comune la medesima passione per il teatro. Ognuno di noi proviene da percorsi differenti e molto variegati, tutti però con il medesimo desiderio: fare sul serio. Andare oltre. Approfondire. Nello specifico Girodivite si occupa di organizzazione di workshop, corsi, stages, creazione ed allestimento di spettacoli o performances aventi come denominatore comune tematiche a sfondo sociale, in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica al fine di raggiungere uno stato di conoscenza più profondo e consapevole.

Quali vogliono essere le prerogative che differenziano 'Girodivite'?
Il nome si rifà all’omonimo romanzo di Henry James e l'idea fondante, è proprio quella dare un "giro di vite" al nostro vivere quotidiano. Come dicevo prima, approfondire, andare oltre ed esplorare ciò che fino ad ora è stato lasciato in superficie, si stia parlando di animo umano, di arte o di qualunque altro argomento implichi ingegno e creatività.

Classe 1978, di Varese, le tue passioni sono il cinema, la fotografia e la scrittura creativa. Iniziamo subito parlando de 'La Stanza di Sonia', scrittura che ti ha visto vincitore del concorso nazionale di drammaturgia 'La riviera dei monologhi' 2015 (Bordighera) e con la quale hai precedente vinto al concorso 'Culture Possibili' (2014 Catania) nonché finalista al concorso 'Teatro e Disabilità' (2014 Roma).
'La Stanza di Sonia' è un monologo sulla disabilità, e non solo. E' un cogliere gli attimi della vita, la forse rassegnazione di uno stato d'essere, l'abbandono, fisico e morale, al ciclo vitale, o il colmarsi di domande senza risposte. Quant'è la soddisfazione che ha premiato, prima di tutti i concorsi, il tuo capolavoro?

La soddisfazione è non essermi aspettato un risultato del genere.
'La stanza di Sonia' è stato scritto in preda ad una momentanea ispirazione. Stavo andando a dormire quando mi è venuta in mente una frase che poi nel monologo non è all'inizio, ma si trova a metà: “Non credo di essere adatta a questo genere di cose”. Quando inizio a scrivere, non so mai di quale argomento tratti. Il giorno dopo l'ho letto alla mia compagna, lei si è commossa ed io mi sono accorto di aver scritto qualcosa che soddisfaceva anche me, che è la cosa più difficile.
Da 'La stanza di Sonia' è emersa la tematica della disabilità. Ho pensato ad una scrittrice che ho conosciuto, Barbara Garlaschelli, e alla quale ho dedicato il testo. Lei, come la “mia” Sonia, si è ritrovata sulla sedia a rotelle in seguito ad un brutto incidente. Ha scritto 'Sirena', un romanzo molto bello nel quale descrive se stessa e l’accaduto senza mezzi termini e senza fronzoli. E’ dotata di un’ironia e autoironia non comuni. Mi ha dato l'idea di descrivere una persona nelle sue condizioni, evitando i pietismi tipici del genere.
Questo è un dettaglio che è piaciuto sia a Catania che a Bordighera.

In merito al monologo, cos'è la felicità?
La felicità, nel monologo, credo che stia nell’idea di vivere la vita indipendentemente da ciò che questa ti propone, nel bene e nel male.
Sonia è fatta a modo suo, con tutti i suoi difetti e i suoi pregi e vede nei ricordi, nella sua musica, nella sua stanza, l'essenza della felicità. Che poi è quell'attimo in cui ti guardi intorno e dici “Che bello!” senza capire a cosa ti stia riferendo.
Secondo me, è questo: l'idea di poter rimanere in piedi anche se tutti cercano di buttarti giù. Di rimanere in piedi senza particolari sforzi, perché sai di potercela ancora fare, perché hai ancora una possibilità, che non sai magari quale sia, ma sai che c'è.

Qual è il tuo modo di fare teatro? Hai uno stile diverso, innovativo, particolare, o è un messaggio più profondo e diretto?
In realtà, non c'è un modo. Non sono né innovativo, né ho uno stile particolare.
Semplicemente, mi piace essere molto sincero in quello che faccio. Nasco come cinefilo, prima che come teatrante. La mia passione nasce da lì, dal cinema. Arrivo al teatro da appassionato di cinema, quindi sto cercando di portare all'interno di quello che scrivo e di quello che faccio, qualcosa di cinematografico, quindi un 'teatro pop'. Ciò lo si può evincere anche solo dall’utilizzo delle musiche, dai continui stacchi temporali, delle luci, dall’ambientazione e infine dai dialoghi.
Mentre scrivo, faccio fatica a tenere un filo unico diretto, il più delle volte penso a sequenze, proprio perché io ho in mente la rappresentazione come lo scorrere delle immagini sul grande schermo.
Voglio che il pubblico si appassioni a quello cui sta assistendo, non può rimanere indifferente. Io ho bisogno delle critiche! Senza critiche non si cresce, non si migliora, non ci si evolve.

Nel 2007 ti diplomi con lode e merito alla Scuola di Teatro Città di Varese e nello stesso anno vinci il concorso 'Horror Movie Contest' (All Music). Il tutto preceduto dalla vincita al 'Cuveglio Film Festival'(2005), con il cortometraggio 'One More Night'. Il 2008, con 'Portrait', ti vede vincere il premio del pubblico nella sezione 'Corti Infernali' del concorso 'Cortisonici'.
Non cerchi fama, ma riconoscimento. Perché ti piacerebbe che il tuo nome cominciasse a 'girare'?

Oltre alla formazione a Varese ho frequentato alcuni workshop sull'Actor’s Studio, che mi hanno oggettivamente aperto un mondo perché ho capito quanto sia difficile arrivare a risultati seriamente soddisfacenti. Sul palco vorrei qualcosa di vero, non voglio vedere l'attore “recitare”. Sembra un luogo comune, ma quando sali sul palco devi “Essere”, non puoi fingere. La veicolazione delle emozioni è cambiata moltissimo negli anni. Non è più accettabile vedere “fingere” l’attore. Ora pretendo sincerità. Verità. Solo così riesco ad immedesimarmi, ad emozionarmi. Gli attori devono essere più naturali possibile. Per 'La Stanza di Sonia' ho applicato questo stile, tant'è che è stata una faticaccia per l'attrice, Monica Pillon, che ha capito il meccanismo e ha accettato la sfida.

Come avviene la stesura di un tuo copione?
Esattamente come ti ho detto prima per 'La Stanza di Sonia', per me avviene in maniera totalmente casuale. Non voglio fare 'il genio della lampada', anche perché molte cose che scrivo poi non mi piacciono. Normalmente, parto con delle immagini o uno scambio di battute tra due o più personaggi. Poi quando pensi di aver scritto qualcosa di non propriamente bello, in realtà piace molto, mentre quando pensi di aver scritto il capolavoro, hai meno riscontri.

Non solo attore, non solo regista, ma anche scrittore. Il 2009 pubblichi 'Lo Sconosciuto', raccolta dei tuoi migliori scritti. Tra il 2013 e il 2014 esce 'Biondocenere – Sfumature di Teatro', prima raccolta di testi teatrali suddivisa in due volumi. Come cambia il tuo ruolo?
'Lo Sconosciuto' è partito come un tentativo. Come ti dicevo, mi sarebbe piaciuto scrivere un romanzo, ma la mia ispirazione non è mai riuscita ad arrivare più in là del racconto breve. Mi piaceva l'idea di avere qualcosa di fisico per non dimenticare quello che sono stato, e quindi è nata questa raccolta col materiale che avevo alle spalle, quindi dei racconti brevi, dei monologhi e delle poesie.
Abbandonata l'idea di scrivere poesie e non riuscendo a scrivere un romanzo, e visto che mi riusciva bene il monologo, ho iniziato la stesura dei dialoghi. Il dialogo è automatico, forse è una questione di abitudine, e li ho raccolti con lo stesso intento di averli materialmente.

I suoi lavori sono considerati fra i capolavori del teatro dell'assurdo. Sto parlando di Harold Pinter, drammaturgo, regista e attore teatrale, sceneggiatore, scrittore e poeta Britannico.
Com'è possibile fondere la tua smisurata passione per il cinema, col teatro dell'assurdo? Cosa ti ha colpito?

Al termine di uno dei workshop sull'Actor’s Studio la docente ha portato dei testi di Harold Pinter dicendo qualcosa che mi ha profondamente colpito: “I testi di Harold Pinter si possono leggere in qualsiasi chiave.” Io al momento non ci ho creduto. Lei allora ci ha fatto interpretare alcuni estratti prima in chiave comica e poi drammatica e mi sono accorto di quanto fosse incredibile il risultato. Semplicemente geniale. In quest’ottica ho preso tutto il mio bagaglio di teatro e cinema e ho provato a scrivere dei testi che potessero offrire maggiori opportunità durante la messa in scena.

Dal 2008 al 2016 sei stato membro fondatore, attori e registi, dell'Associazione Culturale 'Compagnia Duse' di Besozzo (VA). Sei un videomaker indipendente, organizzi, frequenti e promuovi stage e laboratori di approfondimento con docenti d'eccezione. Pronto ad insegnare, ma sempre disposto ad imparare. Cos'è più importante?
Senza voler fare della facile retorica, la parola chiave è “imparare”, senza alcun dubbio. E’ frustrante sentirsi ignoranti, per rimediare a ciò ci sono due strade: fingere che l’ignoranza sia un dono e arroccarsi nelle proprie convinzioni, oppure studiare e scoprire qualcosa di più…magari qualcosa in grado di scardinare tutte le certezze che avevi fino al momento precedente.

Sto tralasciando tante tue partecipazioni e classificazioni a concorsi importanti, ma è davvero tanto il tuo bagaglio. Vorrei invece mettere in evidenza 'Yes, No' (2012), che mi ha davvero incuriosito, colpito nella sua semplicità e devo anche sottolineare che il messaggio è immediato, arriva, dritto alla testa, e alla coscienza. 'Yes, No' è il tuo personalissimo contributo contro la violenza alle donne. Se sei arrivato a produrre uno short movie è perchè sei colpito e sensibilizzato dalle cronache. Cosa ti senti di dire in merito?
Trovo che la violenza sia, cinematograficamente e teatralmente, molto affascinante (adoro Tarantino, Kubrick, Lynch…non potrei pensarla altrimenti!) ma pure che la realtà non sia un bel palcoscenico in cui esibirla. La violenza contro le donne, così come tanti temi “caldi” e fortemente attuali, sono sempre altrettanto delicati e sensibili di inflazione. Un tema inflazionato è poco avvincente e un argomento poco avvincente non sposa un riscontro positivo e un’adeguata diffusione. Proprio per questo motivo, ho preferito trattare l’argomento nella maniera meno retorica e banale possibile, veicolando comunque un messaggio importante. Tornando all’argomento centrale, penso che la paura e l’ignoranza, oltre ad essere cancri che stanno profondamente minando i rapporti umani nella nostra società, siano fattori scatenanti di qualsiasi forma di violenza. Non solo quella di genere.

"La vita a volte ti sta proprio sopra, ti prende per i capelli e ti tira da una parte e dall'altra... è così. Le cose capitano e non ci puoi fare niente". E' con questa citazione, tratta dal tuo ultimo lavoro, che vorrei ci presentassi 'B&B', spettacolo in scena il 25 febbraio alla Sala Teatro Duse di Besozzo (Varese)...
'B&B', un po’ come 'Yes, no' cerca di affrontare il tema della violenza, ampliandolo ed approfondendolo (un cortometraggio offre spazi e modalità comunicative molto differenti, rispetto ad una rappresentazione teatrale). Come molti altri miei testi, 'B&B' è nato da un’idea semplice: un bed&breakfast vicino al mare, due sorelle dai caratteri opposti ed un passato difficile alle spalle di entrambe. Anche qui, gli echi dell’amore per Pinter si fanno sentire (la location è infatti molto simile a quella trattata nel suo 'il compleanno') e il mistero che avvolge l’intera vicenda trovo che sia molto funzionale agli obiettivi che, come detto prima, mi pongo ogni volta che intendo trasporre qualcosa sul palcoscenico.
Parallelamente all’argomento 'violenza', qui emerge l’ambiguità insita nell’essere umano. Ogni personaggio, infatti, non è quel che sembra essere in apparenza. Nulla di esplicitamente pirandelliano, beninteso…anche se il richiamo sembra evidente. Qui si gioca sulla sessualità e sui desideri morbosi, a volte malcelati dei personaggi. C’è sempre un qualcosa di non spiegato che rimane inspiegabile. E’ un po’ questo, ciò che mi intriga: l’inspiegato e l’inspiegabile. Ognuno di noi agisce e si comporta seguendo delle regole che però non sono scritte da nessuna parte. Osservati dall’esterno e nella massima libertà siamo assolutamente indecifrabili: è la società ad omologarci, a frenare i nostri istinti e le nostre naturali pulsioni.

Ci sono dei 'retroscena', dello spettacolo o dei lavori in corso, che ci puoi raccontare?
Il retroscena più gustoso è che, quasi certamente, 'B&B' diventerà un cortometraggio: il testo ha infatti destato l’attenzione di ben due registi cinematografici! Uno, Alessandro Damiani, già regista di 'Scherzi' e della web-serie 'The lake' si è fatto avanti per aiutarci a realizzare il promo, regalandoci un prodotto di altissima qualità e offrendoci, in questo modo, una prima importante spinta per quel che concerne la visibilità sul web. Il secondo è Ciro Tomaiuoli, operatore video per Mediaset e Taodue che ho conosciuto quando ancora quest’ultimo frequentava l’Istituto Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio. Al momento io e Ciro stiamo infatti pianificando l’adattamento cinematografico del testo (sarò sempre io a curarne la sceneggiatura) che verrà poi realizzato con buona probabilità, nel mese di Agosto 2017 negli studi di Cernusco sul Naviglio.
Se poi per il ruolo di Bernie, ho avuto vita facile (il personaggio è scritto su misura per Emanuela Legno, mia compagna anche nella vita), ho dovuto penare non poco per il personaggio di Bianca. Non riuscivo infatti a trovare un’attrice che avesse le caratteristiche adatte per interpretare un personaggio del genere! Dopo aver lanciato un casting sui social ed essermi guardato bene attorno, si è fatta avanti Lia Locatelli, attrice e cabarettista diplomatasi alla Galante Garrone di Bologna. Lia, in effetti, era una vecchia conoscenza (abbiamo frequentato entrambi la scuola Teatrale Città di Varese) ma negli ultimi anni ci eravamo un po’ persi di vista. Dopo un breve provino, le ho offerto la parte e lei ha accettato con entusiasmo. Ora, alla luce dei risultati prodotti in questi mesi di duro lavoro, sono molto soddisfatto di avere optato per una persona con il suo carisma e le sue caratteristiche. Ho conosciuto Fabrizio Valezano ad un workshop sul Metodo Straasberg, a Milano. Fabrizio è doppiatore professionista con un passato da attore. Era in effetti un po’ titubante all’idea di rimettere piede sul palcoscenico. Ciononostante, tra di noi si è creata una bella intesa. Si è dimostrato sin da subito molto disponibile, preciso e coinvolto nel progetto. Se è vero che un autore od un regista tendono a portare sul palco un alter ego di se stessi, penso che, nel mio caso, scelta migliore non avrei potuto mai farla, optando per lui.

Ci presenti il Cast che collabora con te in 'B&B'?
Come già detto, sul palco assieme a me ci saranno Emanuela Legno, Lia Locatelli e Fabrizio Valezano. Le scenografie sono curate da Sara Cremona e il trucco da Veronica Braghin. In regia, Ciro Tomaiuoli alle luci e Martina Caletti alle musiche. Dietro le quinte, come assistente di scena, Igor Pampagnin.
La colonna sonora invece, a parte un paio di brevi inserti di Tom Waits e Recondite, è stata composta ed arrangiata dal varesino Jean Francois Rose Yapi (in arte 'Pauserelax').

Qual è il feedback che vorresti ricevere?
Critiche e un po’ di visibilità anche fuori dalla provincia di Varese. Per cominciare sarebbe pure sufficiente ricevere delle critiche. Positive, si spera…ma, perché no, pure negative! Non parto dal presupposto che il mio lavoro sia perfetto! Anzi! Il mio è un lavoro molto personale e come tale DEVE poter essere discutibile così da offrire un confronto aperto con chi la vede diversamente da me. Ultimamente si fa sempre più fatica a conoscere l’opinione sincera del pubblico in relazione ad uno spettacolo, ad un film, ad un qualsiasi prodotto artistico. Il pubblico ha molto spesso paura di offendere le buone intenzioni del regista e il regista, a sua volta, non ha tutta questa smania di conoscere il parere del pubblico, proprio perché il rischio di ricevere giudizi negativi è molto alto! Non è il mio caso.
Per quel che mi riguarda, sto cercando di portare a teatro qualcosa che intrattenga e al tempo stesso faccia riflettere. Non parto mai dal presupposto che il regista sia un intellettuale e il pubblico una massa informe senza pensiero. Se, come mi è capitato in passato, uno spettacolo non riscuote il successo sperato, non si può dar la colpa a chi è seduto in poltrona e ha pagato, per vederlo. Forse la colpa è di chi ha proposto un determinato argomento, in un dato modo e in un particolare contesto. La storia che il pubblico vada educato è vera… ciò non toglie che chi propone abbia la responsabilità (pesantissima) di riuscire ad arrivare al cuore di tutti. Non solo di alcuni.

Progetti futuri: stai già lavorando a nuovi spettacoli?
La Compagnia Girodivite ha già in cantiere un paio di progetti: il primo molto probabilmente sarà un monologo al femminile, interpretato da Emanuela Legno, con accompagnamento musicale dal vivo. Sul secondo, preferisco non sbilanciarmi ancora. C’è tempo.

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