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lunedì 28 settembre 2020 | ore 18:13

Reportage da Chernobyl

Dieci volontari dell’Associazione ‘Mondo in Cammino’ hanno fatto ritorno nelle zone del disastro
Inchiesta - Reportage da Chernobyl, foto gentilmente concessa da Danilo Calcaterra.

Dal 7 al 12 maggio scorsi un gruppo di dieci volontari dell’organizzazione 'Mondo in Cammino', guidati dal presidente Massimo Bonfatti, ha fatto ritorno nelle zone contaminate di Chernobyl, in Ucraina. Ho partecipato alla spedizione e ho potuto osservare il lavoro eccezionale svolto nel supportare la popolazione colpita dal disastro. Un’introduzione a proposito di quello che è successo tra il 25 e il 26 aprile di trent’anni fa non è necessaria. Quello che è necessario sapere è che a distanza di tre decenni la situazione è peggiorata sotto diversi punti di vista. A seguito del fallout iniziale grandi quantità di sostanze radioattive sono state disperse nell’ambiente. Iodio-131, Cesio-137, Stronzio-90 e isotopi di plutonio sono andati a depositarsi lungo tutti i territori circostanti la centrale, a seconda del vento. Queste sostanze sono assorbite dai vegetali, i quali a loro volta le trasferiscono agli animali, uomo compreso. Uno dei problemi di tutte le aree interessate è appunto l’alimentazione. È tramite l’ingerimento che queste sostanze si accumulano all’interno dell’organismo, dal quale soprattutto in caso di malnutrizione vengono usate invece di essere smaltite. Lo stronzio-90 per esempio viene utilizzato al posto del calcio per la formazione delle ossa, cosa che è poi naturalmente legata all’ insorgenza di un tumore. Coloro che al momento dell’esplosione erano bambini o poco più, sono i genitori dei bambini di oggi, la seconda generazione. Le conseguenze di una vita passata in ambiente altamente contaminato si riflettono sui figli. Soprattutto per quanto riguarda i problemi legati a mutazioni o indebolimento dei cromosomi, come dimostrato dagli studi del prof. Bandazhevsky. Le condizioni di salute che la seconda generazione si troverà ad affrontare saranno veramente ardue. Nel 2013, con i fondi della Banca Europea per lo Sviluppo e la Ricostruzione, è stata costruita una centrale termoelettrica a pochi chilometri di distanza da Kiev. Secondo prove ufficiali raccolte da attivisti del posto, è stata costruita senza considerare gli studi degli scienziati che hanno ipotizzato i rischi correlati, forse approfittando della guerra in corso. Questa centrale funziona bruciando 1000 tonnellate di legna al giorno. Legna, secondo i rapporti, raccolta nei terreni circostanti. Essendo zone altamente inquinate, bruciarla causa un continuo fallout che si riversa nei territori adiacenti. Sempre secondo prove ufficiali, le ceneri vengono distribuite agli agricoltori come concime naturale contaminandone la produzione. Un ciclo infinito di cui non si vede ancora la fine.

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