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venerdì 27 maggio 2022 | ore 14:05

Parliamo di biodiversità

Il comitato Viva Via Gaggio traccia un bilancio del convegno tenutosi lo scorso sabato
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Mattina di sorprese quella organizzata dal Comitato Viva Via Gaggio presso l'ex Dogana Austroungarica di Tornavento. Si discuteva di biodiversità e di brughiera, due concetti poco conosciuti e apprezzati, soprattutto dai cosiddetti sponsor dell’espansione aeroportuale a tutti i costi. Chiamati a portare un contributo alla discussione erano Milena Bertani, Presidente del Parco del Ticino, Giuseppe Bogliani, docente dell’Università di Pavia, e Guido Trivellini, anch’egli ricercatore presso l’Università di Pavia. La presidente del Parco ha dato forfait e ha lasciato delusi, soprattutto, i membri del Comitato che hanno organizzato questo appuntamento anche forti di una condivisione totale del progetto da parte della Presidente Bertani.
Molti interessanti ed apprezzati, invece, gli interventi degli altri relatori. Il titolo del convegno era tutto concentrato sul concetto di brughiera, inteso appunto come scrigno della biodiversità. "Abbiamo definito la brughiera come scrigno della Biodiversità, proprio perché consideriamo questo ambiente uno dei più ricchi e unici nel territorio lombardo e nazionale – dice Walter Girardi del Comitato Viva Via Gaggio moderatore del convegno – E nello scrigno vanno messe tutte quelle cose da proteggere, tutelare e custodire, proprio perché la loro ricchezza è veramente inestimabile".
Quello che è emerso invece dagli interventi di Bogliani e Trivellini ha ulteriormente sostenuto e spiegato meglio questo concetto di ricchezza e biodiversità. Nel suo intervento il professor Bogliani ha raccontato la particolarità e l’unicità di questo territorio, che è per certi versi ancora poco conosciuto e apprezzato per il suo immenso valore ambientale e naturale e che rischia di scomparire nell’assoluta indifferenza da parte di enti, locali e nazionali ed anche europei, che in questi anni non hanno dedicato forse la giusta attenzione su questo territorio. L’intervento del dottor Trivellini è servito, invece, per capire ulteriormente la ricchezza di questa zona. Sono stati presentati i risultati di una serie di campionamenti effettuati nel corso di due anni che lo stesso Trivellini, in collaborazione con altri laureandi della Università di Pavia come Stefano Basso, ha fatto proprio nella brughiera di Lonate Pozzolo. Risultati che hanno permesso, per esempio, di scoprire nuove specie animali nel territorio del Parco del Ticino e addirittura mai monitorati in Lombardia;
Così come è stato monitorato e confermato il concetto di biodiversità presente in queste zone. Moltissime specie di animali, invertebrati e insetti, presenti in numerose famiglie. Guest star due specie protette come l’Averla e il Succiacapre che hanno trovato nella brughiera di Lonate un vero e proprio habitat ideale per la propria nidificazione. Segnale quest’ultimo che conferma l’importanza di questo territorio per le migrazioni degli animali e che rischiano di sparire un domani perché il terreno arido, della brughiera, il brugo, la ginestra e la molinia verranno soppiantati da capannoni, asfalto e cemento della terza pista e delle strutture annesse che SEA vorrebbe realizzare nei 330 ettari di brughiera. Le conclusioni, affidate a Walter Girardi, dopo il dibattito durante il quale sono intervenuti gli esponenti di alcune associazioni presenti come Lipu e WWF, si sono focalizzate sul fatto di dover far capire quale rischio corre oggi il nostro territorio. Nel senso che oggi la brughiera è uno scrigno vivibile e visibile da tutti, anzi da moltissime persone ed è un patrimonio di tutti, patrimonio di un immenso valore. Anche se provassimo con qualche strumento economico a calcolare il valore di questo territorio, il risultato sarebbe di gran lunga inferiore rispetto al vero “valore” di questo ambiente. Purtroppo la non conoscenza, il non apprezzamento per queste cose e l’assoluta indifferenza ma soprattutto l’ingordigia economica che porterà guadagni solo a pochi a discapito di moltissimi, vuole cancellare queste cose. Cancellarle nel silenzio generale e purtroppo in maniera irreversibile. Come cita spesso il Comitato Viva Via GAGGIO, da questi processi indietro non si torna, e ciò che avevi prima rischi di non averlo più. Parafrasando Paolini “ se hai un acquario e vuoi fare una frittura di pesce, non è detto che poi avrai indietro l’acquario – qui diciamo se hai un parco e vuoi fare la terza pista (più capannoni, capannoni, capannoni) non avrai indietro il parco. La battaglia di civiltà continua, e si arricchisce ogni giorno di nuove persone e di nuovi aspetti che rischiano di sparire per colpa di chi non vuole “vedere” cosa c’è sul territorio. Alla fine si tireranno le somme di tutto quello che sparirà per colpa della scellerata idea della terza pista e forse in quel momento ci renderemo conto di quanto stiamo per perdere. Noi che stiamo già facendo questa somma, invece chiediamo ai fautori del progetto scellerato della terza pista se ha veramente senso cancellare questo patrimonio di tutti, in un momento in cui la presenza si questi ambiti sul territorio è decisamente importante per rendere la nostra vita qualitativamente migliore?
Comitato Viva Via Gaggio.

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