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giovedì 28 maggio 2020 | ore 03:06

Qualcosa non torna...

Quanto dura il contagio? La domanda non è banale, anche perchè conosciamo direttamente persone che hanno affrontato il Covid-19 e, dopo oltre un mese, risultano ancora positive.
Salute - Persone in giro con le mascherine (foto internet)

A oltre un mese dall'inizio della pandemia di Coronavirus, anche in Italia, qualcosa ancora non torna... O meglio, più di qualcosa. Sia a livello scientifico che a livello gestionale. Non si tratta ovviamente di un rinfacciarsi di responsabilità o una presa di posizione politica, quanto piuttosto un'onesta osservazione di un evento naturale di portata devastante anche per società tecnologicamente avanzate come riteniamo essere le nostre.
Ecco allora alcune constatazioni. Partiamo da una evidente.

Quanto dura il contagio?
La domanda non è banale, anche perchè conosciamo direttamente persone che hanno affrontato il Covid-19 e, dopo oltre un mese, risultano ancora positive. Un'infettivologa ci ha confermato che è molto difficile capire effettivamente quanto tempo occorre perché ognuno reagisce in tempi diversi. Lei e suoi colleghi comunque stanno riscontrando una durata della positività anche pari a 30 giorni. Insomma, ben oltre i 15 giorni di quarantena richiesti.
Questo avviene per chi è ospedalizzato o a casa e ha effettuato il tampone ed è "sotto controllo"... ma è molto più grave per asintomatici, personale medico e sanitario, personale delle RSA e familiari di persone risultate positive: tutte persone, per cui, al momento, non è stato effettuato nessun tampone. Per quanto sono realmente positivi e possono diffondere il contagio? Se i 15 giorni non bastano allora quante persone stanno contagiando, con i loro spostamenti (seppur limitati per spesa o necessità)?

Mascherine
Servono, non servono, vanno bene non vanno bene. Un po' di mistero rimane. Che servono non vi è dubbio, ma se all'inizio erano fondamentali solo per il personale sanitario (che in realtà ha tutt'ora molta difficoltà a riceverne), ora sembra siano necessarie per tutti. Anche perchè nuovi studi stanno riaprendo ipotesi di contagio molte più significative, come la permanenza del virus nell'aria per distanze lunghe, più del semplice metro, al seguito di uno starnuto o di un colpo di tosse di una persona infetta.

Gestione
Non è tempo di far polemiche, è vero. Ma non è nemmeno tempo di far gli schizzinosi se le polemiche si fanno. Risulta un po' incomprensibile l'atteggiamento del Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, che non perde occasione di attaccare il Governo ma poi si stizzisce se i Sindaci delle grandi città chiedono indicazioni rigorose e risposte più precise. Alcune delle quali forse necessarie: tipo perchè non si fanno (ancora) tamponi al personale medico e sanitario con sintomi, perchè non si verificano le situazioni delle RSA, perchè non iniziare i test del sangue... Non sono banalità. Poi, ovvio, tutti sbagliano, come Beppe Sala (per il cui errore ha chiesto scusa, ammettendo lo sbaglio) e i sindaci che inizialmente, al motto 'milanononsiferma' avevano spinto per una riapertura immediata, peccando di superficialità. Ma alcune osservazioni è giusto porle.

Anche la gestione locale meriterebbe grande attenzione (e diverse critiche), ma ci fermiamo qui. Ora è tempo solo di reagire, e rispettare le regole. Troppe persone, alle comunicazioni dei primi spiragli di speranza nel numero dei contagi, hanno pensato sia già possibile allentare le misure imposte e tornare ad uscire con più serenità. Non è così, la strada è ancora molto lunga e occorre stare a casa, l'unico modo per impedire al virus di diffondersi e contagiare.

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