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giovedì 26 aprile 2018 | ore 23:09

Studentessa ambasciatrice all'ONU

La nostra giovane collaboratrice e un progetto che l'ha portata al Palazzo di Vetro. La bellissima esperienza, tra i giorni a Roma e New York: impegnativi, ma emozionanti.
Storie - Caterina Ferrario

Il ‘Model United Nations’ è un progetto di studio, proposto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, che prevede una serie di conferenze per studenti liceali e universitari di tutto il mondo nell’ambito delle quali vengono simulate le assemblee dell’O.N.U. L’iniziativa è finalizzata, principalmente, al dialogo tra le diverse nazioni e allo studio delle differenti culture dei diversi Paesi. Io ho avuto la fortuna di essere coinvolta in tale progetto grazie alla mia insegnante di letteratura italiana e storia, la professoressa Tizzoni, la quale, ricordando il mio desiderio di diventare ambasciatrice, espresso in una produzione scritta di terza superiore, mi ha informata di questa interessante iniziativa. Il progetto ha previsto un periodo di formazione della durata di circa due mesi e mezzo, durante il quale io ed altri ragazzi, provenienti da tutta Italia, abbiamo partecipato alle cosiddette ‘training sessions’, cioè a lezioni tenute da insegnanti madrelingua inglesi, che ci hanno guidati attraverso uno studio molto approfondito della storia e della geopolitica globale. Successivamente, a ciascun studente è stata assegnata una diversa nazione da rappresentare, diventando così il delegato della nazione stessa. Nel corso della prima simulazione organizzata dal Model United Nations a Roma, ho rappresentato gli Stati Uniti d’America nel Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U., mentre durante la simulazione finale, tenutasi a New York presso il cosiddetto ‘Palazzo di Vetro’, sede delle Nazioni Unite, sono stata la delegata della Georgia nella commissione DISEC - ‘Disarmament & International Security’- dell’Assemblea Generale dell’O.N.U., l’organismo che si occupa di disarmo e di sicurezza internazionale. Gli argomenti dibattuti nelle conferenze di Roma sono stati la promozione del processo di pace nello stato del Mali e le conseguenze internazionali determinate dai test nucleari effettuati dalla Corea del Nord, mentre durante le conferenze di New York si è discusso a proposito della guerra cibernetica e del terrorismo nell’area mediterranea. Tra i vari obiettivi previsti dal progetto, vi è stata la stesura delle “resolution”, cioè di soluzioni condivise dai vari delegati in relazione agli argomenti di volta in volta trattati, per cui è necessaria una collaborazione tra le nazioni (o, meglio, fra i delegati delle nazioni stesse) al fine di raggiungere tale risultato. Partecipare a questo progetto mi ha aperto un nuovo mondo, costituito dalle nazioni che si riuniscono al fine di trovare una soluzione ad un problema comune, avente rilevanza internazionale. Inoltre, lo studio della geopolitica, degli organi e della costituzione dell’O.N.U. è risultato non solo interessante, ma anche molto formativo a livello culturale. In particolar modo, mi è piaciuto, nel corso di tale esperienza, dialogare con studenti/delegati di altri paesi e religioni, in quanto reputo l’opinione altrui fondamentale per il progresso. I giorni trascorsi a Roma e New York sono risultati senza dubbio impegnativi, così come le lezioni seguite in precedenza, tuttavia entrare a far parte di tale progetto e, soprattutto, partecipare attivamente alle assemblee tenutesi presso la sede delle Nazioni Unite a New York, mi ha dato soddisfazioni e gioie che non vedo l’ora di rivivere.

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