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venerdì 16 ottobre 2026 | ore 19:35

Una rivoluzione che arriva da Oriente

L’avanzata dei marchi cinesi ridisegna il mercato italiano: per Ablondi, tra Cirelli e usato garantito, la sfida si gioca su consulenza, assistenza e fiducia.
Commercio - Ablondi Cirelli

Per decenni l'industria automobilistica europea ha guardato alla Cina come a un immenso mercato da conquistare e a una piattaforma produttiva strategica. Oggi la prospettiva si è rovesciata. Sono i costruttori cinesi a guardare all'Europa come a uno dei principali territori nei quali affermare la propria competitività.
Non è più soltanto una questione di automobili economiche. L'offerta cinese si è evoluta rapidamente, investendo in design, digitalizzazione, motorizzazioni elettrificate e dotazioni tecnologiche. Il risultato è una proposta commerciale che sta attirando l'attenzione di automobilisti sempre più attenti al rapporto tra prezzo e contenuti.
Marchi come BYD, MG, Omoda, Jaecoo e Leapmotor sono ormai protagonisti riconoscibili del mercato italiano. E la loro crescita pone una domanda che riguarda l'intero settore: siamo davanti a una semplice redistribuzione delle quote di mercato oppure a un cambiamento strutturale delle regole della competizione?

I numeri raccontano due mercati differenti
A settembre 2026 il mercato italiano ha registrato 139.356 nuove immatricolazioni, in aumento del 9,9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Nei primi nove mesi dell'anno, le registrazioni hanno raggiunto 1.268.964 unità, con una crescita dell'8,7%.
Numeri incoraggianti, almeno in apparenza. Perché il mercato rimane ancora inferiore del 13,6% rispetto ai livelli del 2019 e, soprattutto, presenta dinamiche molto differenti tra i vari costruttori.
Mentre il settore nel suo complesso cresce a una cifra, alcuni marchi cinesi registrano incrementi a tre cifre. A settembre BYD è cresciuta del 108,8%, Omoda e Jaecoo del 184,9%, mentre Leapmotor ha superato le 2.000 immatricolazioni mensili, contro meno di 400 dello stesso periodo dell'anno precedente.
Il punto interessante, però, è un altro: quanto del recupero complessivo del mercato deriva dall'espansione dei nuovi marchi e quanto dalla ripresa dei costruttori tradizionali?
Separare le due componenti permette di osservare un settore che non cresce in modo uniforme. I marchi cinesi stanno conquistando rapidamente spazio, mentre una parte dei costruttori storici continua a confrontarsi con difficoltà commerciali e industriali. La crescita generale, dunque, non deve essere confusa con una ripresa condivisa da tutti.
 

Commercio - Ablondi Cirelli 3

Cirelli: quando la Cina incontra un progetto italiano
Tra le realtà che interpretano questa trasformazione emerge anche Cirelli Motor Company, un esempio particolarmente interessante perché introduce una formula diversa rispetto all'ingresso diretto dei grandi marchi automobilistici cinesi.
Cirelli sviluppa la propria proposta commerciale attraverso un progetto italiano basato su vetture di provenienza industriale cinese, con attività di assemblaggio e completamento in Italia. Un modello che cerca di combinare competitività di prodotto, identità commerciale e presenza sul territorio.
L'ampliamento della gamma, con differenti linee e modelli, testimonia la volontà di costruire un'offerta riconoscibile in un mercato sempre più frammentato.
La questione, anche in questo caso, non riguarda soltanto il prezzo o le caratteristiche delle automobili. Il vero banco di prova sarà la capacità di consolidare una rete distributiva e di assistenza che accompagni la crescita commerciale, offrendo al cliente riferimenti affidabili anche dopo l'acquisto.

La risposta europea non può essere soltanto il prezzo
L'arrivo dei nuovi concorrenti ha costretto l'industria europea a interrogarsi su costi industriali, tempi di sviluppo, innovazione e posizionamento commerciale.
I costruttori tradizionali mantengono vantaggi importanti: notorietà dei marchi, esperienza industriale, reti di assistenza consolidate e una conoscenza profonda delle esigenze degli automobilisti europei. Ma questi punti di forza non garantiscono automaticamente il successo.
Il consumatore sta cambiando. Confronta le dotazioni, valuta le tecnologie, analizza i costi di gestione e appare sempre più disposto a prendere in considerazione marchi che fino a pochi anni fa non conosceva.
La competizione non si giocherà quindi soltanto tra automobili europee e cinesi, ma tra differenti capacità di interpretare le nuove aspettative del mercato.

Commercio - Ablondi Cirelli 6b

La vera prova comincia dopo la consegna delle chiavi
Acquistare un'automobile significa assumere un impegno economico che dura diversi anni. Per questo il prezzo iniziale, per quanto importante, rappresenta soltanto una parte della decisione.
Disponibilità dei ricambi, tempi di riparazione, copertura delle garanzie, competenza delle officine e valore residuo sono elementi destinati a incidere sempre di più sulle scelte degli automobilisti.
È qui che il ruolo delle concessionarie torna centrale.
In un mercato caratterizzato dalla moltiplicazione dei marchi e delle tecnologie, il concessionario non può più essere considerato soltanto il punto nel quale si conclude una vendita. Diventa un interlocutore capace di orientare il cliente, spiegare le differenze tra le proposte e garantire continuità nella relazione.
Una rete commerciale competente può trasformare un marchio ancora poco conosciuto in una scelta credibile. Al contrario, un prodotto competitivo ma privo di un adeguato supporto post-vendita rischia di incontrare difficoltà nel consolidare la fiducia.

Dal venditore al consulente: il nuovo ruolo delle concessionarie
In uno scenario automobilistico sempre più articolato, anche il ruolo delle concessionarie è destinato a evolversi profondamente. Non è più sufficiente proporre un'automobile e accompagnare il cliente alla firma di un contratto: occorre interpretarne le esigenze, orientarlo tra marchi, alimentazioni e tecnologie differenti e aiutarlo a individuare la soluzione più adatta alle proprie necessità. Il concessionario del futuro non sarà semplicemente un venditore di automobili, ma un vero consulente della mobilità.
Una trasformazione che realtà consolidate come Ablondi possono affrontare facendo leva su un patrimonio di esperienza maturato in anni di presenza nel mercato automobilistico, a partire dallo storico rapporto con Ford, oggi affiancato dalla proposta Cirelli e dalla prospettiva di ampliare ulteriormente l'offerta attraverso nuovi marchi. Una visione che supera il concetto di concessionaria legata a un singolo prodotto per abbracciare quello di un interlocutore capace di offrire una consulenza sempre più completa e trasversale.
Un approccio già applicato anche al mercato dell'usato attraverso Ablondi SafeChoice, il progetto nato per valorizzare un'offerta multimarca di vetture garantite, sostenuta dall'esperienza commerciale e dall'assistenza delle officine Ablondi. Una risposta all'evoluzione di un mercato nel quale l'auto usata conquista un ruolo sempre più importante nelle scelte degli automobilisti, alla ricerca non soltanto di convenienza, ma soprattutto di affidabilità, trasparenza e sicurezza nell'acquisto.
Perché, in definitiva, il valore di una concessionaria non si misurerà più soltanto dal numero di automobili vendute, ma dalla qualità delle scelte che saprà consigliare.

Commercio - Ablondi SafeChoice

Il futuro sarà globale. La fiducia resterà locale.
L'avanzata delle automobili cinesi non rappresenta necessariamente il declino dell'industria europea. Rappresenta piuttosto l'apertura di una nuova fase competitiva nella quale nessun costruttore potrà considerare acquisita la fedeltà degli automobilisti.
I marchi cambieranno, le tecnologie continueranno a evolversi e nuovi protagonisti entreranno nel mercato. Ma un elemento resterà determinante: la capacità di offrire sicurezza, competenza e assistenza nel tempo.
Perché l'automobile può arrivare da qualsiasi parte del mondo. La fiducia, invece, si costruisce ogni giorno, vicino a chi la guida.

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