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lunedì 09 dicembre 2019 | ore 08:03

Cava: "Lacune evidenti"

L’intervento dell’associazione ‘5 agosto 1991’ e l’incontro pubblico per fare il punto della situazione, per quanto concerne le opere di compensazione e recupero dell'area.
Buscate - La cava (Foto internet)

A inizio gennaio l’associazione ambientalista ‘5 agosto 1991’ ha indetto una conferenza sul tema ‘Riempiamo le cave di idee, non di rifiuti’, per fare il punto sul piano cave, ravvisando che i fabbisogni reali dei cavatori sono nettamente minori rispetto alle concessioni regionali, con solo il 41% di volume estratto rispetto a quello effettivo e con lacune evidenti nelle opere di recupero e di compensazione, le quali lasciano spazio di manovra per un uso alternativo della cava come discarica in contrapposizione alla restituzione dei terreni come bene comune ambientale (vedi Busto Garolfo). “Ci pare che l’esempio di Buscate sia paradigmatico – spiega il presidente Mauro Balossi - e quindi forniamo alcune indicazioni di merito che pensiamo siano utili anche in altre situazioni”. Il Comune buscatese è diventato proprietario nel 1999 di 76.930 mq di terreno posto all’interno del perimetro dell’ATEg2 e in aggiunta, al termine della ‘fase 2’ dello scavo, saranno ceduti dalla cava Campana altri 27.466 mq (porzione del così detto Bosco Quadro). Complessivamente Buscate disporrà, quindi, di circa 100 mila mq. Attualmente gli impianti di vagliatura, le vasche di decantazione, gli uffici e i depositi della cava San Antonio sono collocati su questa area di proprietà comunale e la cava Campana paga al Comune un affitto che complessivamente si aggira sui 20 mila euro/anno. L’autorizzazione rilasciata dalla Città Metropolitana con atto dirigenziale del 19/11/2013 prevede anche un piano di ripristino di quest’area con un progetto approvato contestualmente che è a carico del cavatore. Inoltre, la cava Campana è impegnata a realizzare su complessivi 65.700 mq una piantumazione compensativa; di quest’opera ne usufruirà solo in parte il Comune di Buscate con 16.950 mq, mentre i restanti 48.750 mq verranno realizzati a Bussero. “L’incongruenza che opere di compensazione ambientale vengano realizzate in un’area lontana 40 chilometri da dove si è prodotta una ferita ambientale, non sfugge a nessuno tranne a chi l’ha autorizzata”. La convenzione stipulata tra Comune e cava Campana ha stabilito che la quest’ultima debba lasciare liberi i terreni di proprietà comunale per ricollocarli nell’area più a nord dove si concentra attualmente l’attività di scavo e provvedere a un nuovo accesso all’area stessa di scavo. A fronte di questo impegno convenzionale si è creata questa situazione: la ricollocazione degli impianti e conseguentemente delle vasche di decantazione e dell’intero ciclo delle acque è stata rinviata a causa del rallentamento dell’attività estrattiva; la società ha presentato al Comune una richiesta di proroga dei termini di inizio lavori relativi allo spostamento degli impianti per un periodo di 2 anni e 6 mesi; il Comune di Buscate ha espresso il proprio atto di indirizzo alla proroga per un periodo di 2 anni (in scadenza il 03/05/2018) e ha messo una serie di condizioni alla cava tra cui la revisione della Convenzione. “Tale revisione non ci risulta sia stata presentata da cava Campana, né tanto meno portata in consiglio comunale per la ratifica”. “Ci pare quindi che lo sfruttamento di un’area di proprietà comunale per ben 18 anni sia più che sufficiente anche per l’ammortamento degli impianti e che non si debbano concedere più proroghe allo spostamento degli impianti previsto dalla convenzione sottoscritta. Gli impianti esistenti sono sicuramente obsoleti e l’azienda stessa non ha previsto il loro spostamento, ma la loro demolizione. Riteniamo che una proposta ragionevole sia quella di non smantellare gli impianti, ma di mantenerli (mettendoli in parallelo in sicurezza) come esempio di ‘archeologia industriale”.

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