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Lun, 09/12/2019 - 07:50

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lunedì 09 dicembre 2019 | ore 08:36

Grexit o non Grexit?

Dopo il Referendum ellenico ancora incerto il futuro del Paese culla della democrazia.
Attualità - Grecia, a un passo dal baratro (foto internet)

Grexit o non Grexit? Questo è il dilemma che ci portiamo dietro da cinque anni, ma in modo più minaccioso da cinque mesi, ossia da quando è cambiato il governo greco, ed ancor più da domenica scorsa, dopo l’esito del referendum greco. Alla Grecia si possono imputare molte mancanze, dai problemi di lungo periodo (inefficienze, evasione fiscale e corruzione, crescita sostenuta dal debito nei primi anni del nuovo secolo), alle recenti carenze evidenziate dall’attuale governo nel corso delle trattative con i “creditori” (l’ex “troika”). Anche le istituzioni europee hanno però evidenziato limiti e lacune. Da quelle strutturali relative all’attuale assetto e governance dell’Unione monetaria europea – per cui un Paese che rappresenta meno del 2% dell’economia dell’Eurozona rischia di far crollare l’intera costruzione – alle richieste non sempre ponderate: molte riforme strutturali sono indispensabili in quel Paese, ma gli effetti positivi si possono realizzare solo nel lungo andare; inoltre, perfino il Fondo monetario internazionale ha riconosciuto che il debito pubblico greco non può essere ripagato tutto, se non si concedono dilazioni nei pagamenti. Subito dopo la pubblicazione dei risultati del referendum, il Presidente Mattarella ha parlato di “scenari inediti” che si aprono, auspicando da parte di tutti “senso di responsabilità, lungimiranza e visione strategica”. In effetti, una via d’uscita sarebbe che, da un lato, il Governo greco avanzi delle proposte concrete, almeno quelle utili al suo stesso popolo (lotta all’evasione, riduzione delle spese militari, etc.), e dall’altro lato i creditori mostrino una maggiore flessibilità, concedendo dilazioni (e se necessario nuovi prestiti) piuttosto che rischiare di perdere tutto, come avverrebbe quasi sicuramente dopo un default e la Grexit. Ed in questo scenario infausto l’Italia sarebbe purtroppo in prima fila sotto gli attacchi della speculazione.

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