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martedì 23 luglio 2019 | ore 09:45

Italiano 'infarcito' di inglese

Che lingua parliamo? Frasi simili, con l'italiano infarcito di termini inglesi, non sono infrequenti, soprattutto in certi ambienti che si danno una patina di esterofilia.
Frecce sui nostri giorni - Che lingua parliamo? (Foto internet)

C’è stato un misunderstanding nel feedback che mi ha fornito sul concept al quale lavoriamo in backstage da qualche giorno. È anche un po’ disordinato, perché ha messo i file in un folder sbagliato e al board di direzione se ne sono accorti subito. Si sa che bisogna essere precisi quando si lavora in found raising”. Scusa, ma che lingua parliamo? Frasi di questo tenore, con italiano infarcito di termini inglesi, non sono infrequenti, soprattutto in certi ambienti che amano darsi una patina di esterofilia. Un’insegnante di inglese ormai non più giovanissima, anni or sono, mi disse che l’italiano ha una carenza paurosa di vocaboli. Quell’insegnante si sbagliava: siamo noi italiani a non conoscere le parole della nostra lingua, che permette di dire tutto, ma proprio tutto, con ordine, chiarezza ed eleganza. Appare davvero provinciale l’intento di fare buona impressione sull’interlocutore ricorrendo ad una raffica di anglicismi mentre si parla di qualsiasi argomento. Fa anche un po’ ridere, a dire il vero, e ha fatto il suo tempo. L’italiano è la quarta lingua straniera più studiata al mondo, forse dovremmo rifletterci, prima di vituperarla asfaltando i congiuntivi, demolendo il condizionale, arrampicandoci sulle frasi ipotetiche, abusando del verbo fare o dell’ibrido sostantivo ‘coso’. Heidegger, un filosofo tedesco che stava molto attento al ruolo della lingua, non a torto, ha scritto che possiamo pensare limitatamente al numero di parole che abbiamo a disposizione. Teniamolo presente. Ah, la lunga e risibile filippica iniziale si può dire tranquillamente nella lingua di Dante: “È nato un fraintendimento nel riscontro che mi ha fornito a proposito dell’idea di fondo alla quale lavoriamo lontano dal pubblico, da qualche giorno. È anche un po’ disordinato perché ha messo le cartelle in un raccoglitore sbagliato e in direzione se ne sono accorti subito. Si sa che bisogna stare attenti quando si lavora nella raccolta di fondi”...

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