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martedì 11 agosto 2020 | ore 09:39

Olii, lieviti e macchine: quando la pubblicità stona con il Coronavirus e quando no

Gli spazi pubblicitari sono stati acquistati con largo anticipo e lo spot stesso è stato girato e confezionato (e pagato, ahimè) tanto tempo fa.
Comunicaré - Spot BMW (Foto internet)

Amici abbracciati che scattano selfie a distanza pericolosamente inferiore al metro, innamorati che corrono per le strade baciandosi, lunghe tavolate imbandite a cui seggono parenti appartenenti sicuramente a diversi nuclei familiari e residenti in comuni diversi. Non so a voi, ma a me il nuovo spot dell’Olio Monini “Buon appetito, Italia” dà proprio un fastidio fisico. Perché ha debuttato in tv il 5 aprile scorso, in piena quarantena da Coronavirus. E dopo tutti i proclami, gli spot progresso e pure Barbara d’Ursa che in tv ci raccomanda di non uscire, di lavarci spesso le mani, di non assembrarci, di seguire le regole… ormai il nostro cervello ha registrato che quelli dello spot Monini sono tutti comportamenti da censurare. E, inevitabilmente, vede in questi gesti qualcosa di negativo, in maniera quasi inconscia.

Ovviamente, la Monini stessa si è resa conto del cortocircuito mentale che questo spot avrebbe portato negli spettatori e quindi si è affrettata a pubblicarlo su YouTube con questa descrizione: “#RestaACasaItalia. Perché dobbiamo tornare il prima possibile ad amare, ballare e ridere tutti insieme. Vogliamo portare nelle vostre case il nostro augurio di #BuonAppetitoItalia. Siamo distanti, ma siamo sempre vicini!”. Chiaro è, tuttavia, che in tv tutto questo non appare. Gli spazi pubblicitari sono stati acquistati con largo anticipo e lo spot stesso è stato girato e confezionato (e pagato, ahimè) tanto tempo fa. Però, forse, qualche aggiustamento prima della messa in onda in un momento così delicato per tutti gli italiani, sarebbe stato una buona cosa.

Pubblicitario ai tempi del Covid: che duro lavoro!

In tutt’altre faccende affaccendati, non ci rendiamo conto di quanto sia difficile comunicare il prodotto in questo momento. I pubblicitari devono da una parte fare i conti con mutate esigenze e mutati sentimenti del consumatore, e d’altra parte anche con l’impossibilità di realizzare sessione di ripresa causa lockdown, con l’obbligo spesso di riadattare materiale video già esistente. C’è il settore alimentare, che sta continuando a lavorare e a macinare proventi, che a tutto diritto può continuare a promozionare i propri prodotti - ma che, come abbiamo visto, deve aggiustare il tiro. C’è anche chi si può permettere il grande salto in tv, approfittando di un momento di domanda altissima, che porta il prezzo del prodotto alle stelle: è il caso di bioenologia.com, che vende crema di lievito online e porta sui nostri schermi due fraticelli e una réclame quasi fai-da-te per tentarci all’acquisto del genere alimentare più ambito del momento.

Facile fare pubblicità in questo momento se sei Coop che tiene fermi i prezzi dei prodotti, o sei Esselunga e hai una coda chilometrica di persone che vogliono entrare nei tuoi punti vendita. Ed è facile anche se il tuo business è la telefonia e tu vendi connessioni internet e servizi telefonici, perché al momento sono l’unico modo di rimanere in contatto con le persone che amiamo, per lavorare, per fare sport. E allora o sei Tim, che ricicla spot già pronti, o sei Vodafone, che si mette a fare collage di videochiamate per dare vita a pubblicità inconfondibili e coinvolgenti.

Esserci senza vendere: questo è il problema

Più difficile se vendi auto, perché è l’ultima cosa che le persone hanno in mente. Ecco, allora, che i marchi dell’automotive si mettono a venderci sogni e a rimarcare quelli che il brand identifica come propri valori: Toyota e gli atleti olimpici e paralimpici ci regalano un messaggio di speranza e di rinascita; BMW sceglie di far parlare Alex Zanardi; Kia, invece, lancia il nuovo modello in pieno lockdown, invitando i clienti a prenotare l’auto online, da casa, senza uscire e, nel frattempo, mette una flotta di veicoli a disposizione dei volontari del CSV per consegnare la spesa agli individui fragili nella zona di Milano. Fino a Ferrari, che ferma la produzione di bolidi per convertirla alla realizzazione di valvole per i respiratori da terapia intensiva. (No, non sto mischiano cose che non c’entrano nulla l’una con l’altra. Anche la beneficenza, oltre ad essere un bel gesto, è una forma di autopromozione. In comunicazione si chiama CSR ovvero responsabilità sociale di impresa). Più difficile ancora se fai abbigliamento: ed ecco che gli spot di vestiti in tv scompaiono o quasi.

Insomma, il Coronavirus sta ‘influenzando’ anche il mondo della pubblicità. Anche quello, ci scommettiamo, non sarà più identico a quello di una volta.

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