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Dom, 08/12/2019 - 03:50

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domenica 08 dicembre 2019 | ore 04:30

Più il brutto del bello...

Il mondo non va così male come siamo abituati a pensare. Nel 1966 il tasso di povertà estrema era del 50 per cento, mentre nel 2017 era scesa a circa il 9 per cento.
Attualità - Il 'nostro' mondo (Foto internet)

Il mondo non va così male come siamo abituati a pensare. Ci sono molti problemi, che vanno dalla denutrizione al mancato accesso all’acqua potabile o all’elettricità, così come una strutturale ineguaglianza tra uomini e donne in moltissime aree del Pianeta, ma negli ultimi cinquanta anni le cose sono mediamente molto migliorate per un numero enorme di esseri umani. Per esempio: nel 1966 il tasso di povertà estrema (cioè il numero di uomini e donne che vivevano con meno di un dollaro al giorno) era del 50%, mentre nel 2017 era scesa al 9%. Ancora: solo nel 1973 la speranza di vita media sul pianeta era di 60 anni, mentre nel 2017 era salita a 70 o anche 72 anni, a seconda delle fonti. Vale la pena di ricordare che nell’anno 1800 era di circa 31 anni. La Svezia, per continuare in questo elenco di dati, è oggi uno tra i Paesi più avanzati: economicamente e socialmente solida. Ebbene, nel 1948, le statistiche economiche la indicavano esattamente dove oggi si posiziona l’Egitto. Uno sviluppo significativo per un Paese africano che non ha mai conosciuto la democrazia come la concepiamo in Europa. Oggi, nel mondo, i Paesi che permettono l’impiego di piombo nella benzina sono 3, ma nel recentissimo 1986 erano ben 193! Restando in campo ambientalista, fa riflettere che nell’anno 1900 la percentuale di superficie terrestre protetta era appena dello 0,03%, mentre nel 2016 la percentuale aveva raggiunto il 14,7%. Potremmo continuare per ore, citando anche il caso del vaiolo, letteralmente scomparso dal 1979. Perché allora abbiamo la percezione che le cose vadano peggio? Solo perché abbiamo un’istruzione antiquata e perché tendiamo a dar più ascolto alle notizie negative che a quelle positive (quest’ultima tendenza è dovuta al nostro istinto di sopravvivenza, comprensibilmente più orientato ad allarmarsi di fronte al pericolo che non a registrare che le cose vadano bene). Ebbene, continuiamo il lavoro.

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