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venerdì 12 agosto 2022 | ore 14:19

Arena di confronto o insulto?

Le modalità di utilizzo e fruizione dei social network sono cambiate negli anni.
Rubrica Frecce sui Giorni Nostri - Internet e Social Network

Purtroppo, sempre più spesso, mi succede di imbarcarmi in discussioni e confronti su temi di attualità sociale e politica su facebook o su altri social network. E’ normale, anzi normalissimo, dato che queste piattaforme sono nate esattamente con lo scopo di mettere in relazione le persone fra loro. Mi sono iscritto a facebook nel lontano 2008 per restare in contatto con alcuni amici e con ex studenti che si erano trasferiti all’estero. Ho notato – e la cosa comincia ad essere oggetto di attenzione da parte di sociologi ed esperti di comunicazione – un certo slittamento nella qualità dei contenuti che ciascuno di noi posta, cioè pubblica. In molti utenti di facebook è ben viva la passione per la discussione, ma essa manca spesso di due elementi essenziali; il primo è molto semplice, addirittura ovvio: le nostre persuasioni si devono fondare su argomenti il più possibile oggettivi, sia quando sono comunicate agli altri, sia quando sono assunte da noi stessi. Ci deve essere un motivo fondato se pensiamo questo o quello, se prendiamo questa o quella posizione; decidere in assenza di motivi fondati, significherebbe, infatti, essere schiavi delle passioni, delle sensazioni, delle paure… Si tratta di atteggiamenti che non portano mai lontano… Il secondo elemento essenziale e sempre più spesso sottovalutato da gran parte del popolo degli opinionisti on line è un principio base della vita civile: le persone si rispettano, mentre le idee si giudicano (e si giudicano sulla base degli argomenti che le supportano). Notiamo, invece, che, con una certa frequenza, il disaccordo sulle idee si trasforma sic et simpliciter in insulto e attacco personale, senza la minima preoccupazione per l’argomento. Così si trasforma un dibattito potenzialmente promettente in uno sterile strepitio. Dobbiamo riflettere su questi fenomeni, perché ne siamo noi gli autori.

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