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Ci sono tappe che danno un significato particolare ai chilometri percorsi. Per Carlo Motta, impegnato nel viaggio in bicicletta tra Senegal e Gambia già raccontato sulle pagine di Logos, l’arrivo a Sourou è una di queste. Qui il progetto «Acqua per Sourou – Il pozzo delle donne» incontra i volti e le storie delle persone che beneficeranno della raccolta fondi.
Sono oltre cinquanta le donne dell’associazione AND JEUF, un nome che in wolof significa «Facciamo insieme». Coltivano cipolle, pomodori, peperoni, insalata e altri ortaggi su un terreno suddiviso in piccoli appezzamenti individuali. Una parte del raccolto serve alle famiglie, il resto viene venduto, garantendo un piccolo reddito. A limitare il loro lavoro è soprattutto la scarsità d’acqua: quella disponibile non basta per tutte.
Il crowdfunding ha raccolto oltre 2.500 euro grazie a più di quaranta donatori, quasi il doppio della cifra inizialmente prevista. Un risultato che permetterà non soltanto di scavare un pozzo destinato esclusivamente agli orti, ma anche di dotarlo di pompa, pannelli fotovoltaici e di realizzare parte dell’impianto di irrigazione. L’obiettivo è rendere più regolare la coltivazione e migliorare qualità e quantità dei prodotti.
Alla raccolta si è aggiunto un nuovo intervento sostenuto dall’ente di formazione IAL: un corso per imparare a preparare saponi per l’igiene personale e detersivi per la pulizia degli ambienti, utilizzando erbe che crescono spontaneamente nella zona. Gestita da una cooperativa di donne di Dakar, la formazione ha coinvolto trenta partecipanti nella prima giornata, con le altre attese nella successiva. Anche questi prodotti potranno essere utilizzati in famiglia oppure venduti al mercato. «Si scrive orti e saponi ma si legge autonomia e dignità», racconta Motta.
La solidarietà, del resto, è già parte della vita dell’associazione. Come spiega la presidente, attraverso piccoli contributi le socie hanno costituito una cassa comune per acquistare sementi e attrezzi e aiutare chi attraversa un momento difficile, anche nell’acquisto di libri e quaderni per i figli, senza ricorrere a prestiti bancari.
Tra gli incontri che hanno segnato questa tappa c’è quello con Aisha, madre di quattro figli e vedova. Una disabilità acquisita in età adulta le ha fatto perdere l’uso delle gambe. Per muoversi utilizza mani e ginocchia e, per irrigare le piantine, trasporta sulla schiena un catino d’acqua. Continua così a prendersi cura del proprio appezzamento, affrontando ogni giorno una fatica enorme. «Quando l’ho abbracciata mi sono davvero commosso», scrive Motta.
I lavori del pozzo inizieranno dopo la stagione delle piogge, quando il terreno sarà stabilizzato. Una volta completato l’intervento, anche le piantine di Aisha potranno essere irrigate automaticamente: un cambiamento concreto, nato da un viaggio in bicicletta e dalla volontà di fare insieme.
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