Salta al contenuto principale
AO-StellaPolare.jpg

Di nuovo insieme contro il dolore

Rinnovata la convezione tra Ospedale di Legnano e Stella Polare Onlus per le cure palliative
È stata rinnovata per due anni la convenzione tra l’Azienda Ospedaliera “Ospedale Civile di Legnano” e l’associazione “Stella Polare Onlus”, impegnata nel settore della cura e assistenza ai malati terminali. Tale accordo, siglato per la prima volta nel 2007 e presentato alla stampa, nella sua nuova veste, da Ezio Toia, rappresentante Stella Polare Onlus; Lorenzo Vitali, Sindaco di Legnano; Carla Dotti, Direttore generale dell'Azienda Ospedaliera; Ivanoe Pellerin, Direttore dell'Unità Operativa di Cure palliative; Ambrogio Colombo, medico psicologo Hospice di Cuggiono e Daniela Brambilla, caposala Hospice di Cuggiono, permetterà di mantenere il potenziamento del personale infermieristico dedicato alla cura, anche al domicilio, dei pazienti nelle fasi terminali della vita e di continuare i progetti avviati relativi a questa particolare branca dell’assistenza medica. In particolare l’Associazione Stella Polare Onlus verserà all’Azienda Ospedaliera di Legnano 30mila euro l’anno per il personale dell’Hospice “Il Girasole” di Cuggiono e sosterrà gli oneri di un Corso di formazione in cure palliative per gli operatori sanitari dell’Azienda Ospedaliera e quelli per l’eventuale pubblicazione e diffusione di materiale divulgativo sui temi del “dolore inutile” e delle cure palliative. L’Azienda Ospedaliera, dall’altra parte, riconoscerà l’associazione legnanese come partner di riferimento per tutte quelle iniziative che abbiano come obiettivi l’attività di cura, gli studi, la formazione e la ricerca a sostegno della diffusione e dell’affermazione della considerazione e del trattamento del dolore e delle cure palliative. Si tratta di un tema importante: sebbene oggi in Italia, più che in passato, numerosi pazienti con malattie rapidamente evolutive muoiano ricevendo assistenza in Unità di Cure Palliative (come accade presso l’Hospice di Cuggiono) molte persone, soprattutto al di fuori della Lombardia che può essere definita “all’avanguardia” in Italia rispetto a questo tipo di assistenza, si spengono ancora in reparti per acuti e senza programmi di terapia adeguati.