Anche l’evoluzione sportiva, un po’ come succede per gli eventi politici e sociali, procede a volte per discontinuità, fatta di grandi risultati ravvicinati – che col procedere sembrano essere sempre più sbiaditi perché dati per scontati, secondo quella logica per cui all’abitudine non si finisce mai di pretendere – e di bui periodi di stallo. Ciò che è successo poche ore fa sul Susanne Lenglen a Parigi ha dell’impresa.