Magenta, prove di accoglienza
La partita del cuore: una serata per far incontrare i magentini con i 25 giovani africani ospitati in città. I ragazzi fuggiti dalla guerra in Libia stanno ottenendo lo status di rifugiati politici saranno a Magenta nei prossimi mesi. In città c'è chi si è già mosso per accoglierli e accompagnarli.
Solidarietà e simpatia in campo per la “Partita del cuore”, disputata ieri sera tra i Ragazzi di Magenta e i giovani africani ospiti della città in questi mesi. Costa d'Avorio, Burkina Faso, Mali, Guinea e anche Siria i loro paesi di nascita, ma qui ci sono arrivati partendo dalla Libia. Laggiù vivevano e lavoravano, quando è scoppiato il conflitto che li ha costretti a cambiare meta. E ad aprile, dopo aver attraversato il mare, eccoli in Italia: prima nel centro accoglienza di Bari, poi alla Casa della Carità di Milano, infine a Magenta, grazie all'accordo tra Ministero degli Interni e Caritas diocesana, che ha messo a disposizione gli spazi della fondazione “La Vincenziana”. Così dal 6 maggio un piano della struttura di via Casati ospita venticinque ragazzi tra i 18 e i 34 anni, affidati da subito al responsabile cittadino della Caritas, Aurelio Livraghi, che abbiamo incontrato a bordocampo. «Quando sono arrivati possedevano solo gli abiti che indossavano: prima di partire li avevano spogliati di tutto» ci racconta. «Ci siamo attivati in fretta: le San Vincenzo cittadine e la Casa dell'accoglienza ci hanno aperto i loro guardaroba, il Forno ambrosiano ci ha regalato i prodotti per l'igiene personale, l'ASL ha nominato i dottori Laura Garavaglia e Piergiorgio Bisoffi come medici curanti». Vitto e alloggio li mette il Ministero, mentre è stato avviato il lungo iter per regolarizzare la situazione degli ospiti: la domanda di asilo politico, una volta ufficializzata e accolta, diventerà un vero e proprio permesso di soggiorno. «L'emergenza l'abbiamo gestita, ora arriva il difficile. Una volta ottenuti i documenti, i ragazzi dovranno potersi mantenere: dobbiamo approfittare di questi mesi in cui la burocrazia fa il suo corso perché arrivino a quel momento nelle migliori condizioni possibili. Di fatto, tutti intendono rimanere in Italia», ci spiega Aurelio. Qualcosa si è già messo in moto: «Grazie al Liceo “Quasimodo” dal lunedì al giovedì abbiamo un corso di italiano. Al mattino possiamo usare il centro sportivo della Novaceta. Ci sono tre ragazzi di Magenta che un paio di volte alla settimana vengono a fare un po' di conversazione: gli ospiti parlano solo francese, per ora. Ci hanno regalato delle biciclette e stiamo tentando di avviare un laboratorio di teatro insieme all'associazione CiRiDì. Ma molto c'è ancora da fare». Perciò è stata coinvolta l'amministrazione comunale, con cui settimana prossima è previsto un incontro. «La sfida vera è il lavoro: stiamo muovendo i primi passi in questa direzione. Quello che ci vuole è un progetto personalizzato su ciascuno degli ospiti. Ma per questo ci vuole ancora più coinvolgimento delle forze disponibili sul territorio». Nel frattempo il match si è concluso sul 4-4: un pareggio che rimanda alla partita di ritorno, il 24 giugno. «Vi aspettiamo tutti, c'è bisogno dell'impegno di ciascuno».