Salta al contenuto principale

"Io tifo Yamaha"

La storia di Michele Parmigiani, ventiseienne di Magenta, che ha realizzato il suo sogno di lavorare nel mondo della Moto GP
Chissà quante volte, davanti alla tv, guardando la moto GP, Michele Parmigiani ha pensato che sarebbe stato bello lavorare in quell’ambiente… Ma questo ragazzo di 26 anni, magentino, il suo sogno l’ha realizzato: attualmente lavora per la Yamaha Motor Racing nella sede in provincia di Monza. Questa bella storia, però, comincia nel 2010, quando Michele frequentava ancora la facoltà di Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano: “Sono venuto a conoscenza di un concorso, l’Altran Engineering Academy, sponsorizzato dal team di formula 1 Renault. Partecipare era semplice: un’idea e cinquecento parole per spiegarla. La mia idea era quella di utilizzare il motore per stabilizzare l’assetto delle vetture e renderle più aerodinamiche”. L’idea è piaciuta: Michele è volato a Roma per la finale italiana, dove si è classificato primo. Si è recato quindi a Enstone, sede del team, per la finalissima, dove è stato incoronato primo italiano a vincere questa competizione internazionale. “Abbiamo avuto modo anche di visitare la fabbrica e di vedere come nasce la monoposto. Sono stati tutti gentilissimi… Il premio per la competizione era proprio uno stage di sei mesi retribuito presso la Renault! Ho cominciato in agosto e ho dovuto addirittura prendere le ferie per tornare in Italia a discutere la tesi di laurea. Quasi non ci pensavo più a quella! Sono stato catapultato in un mondo nuovo, ho imparato tanto, soprattutto ad essere autonomo… Per fortuna i miei genitori mi hanno sempre appoggiato”. Prima che il contratto con Renault scadesse, Michele ha ricevuto un’offerta dalla Yamaha, che ha accettato subito: “Le moto sono la mia passione, più ancora delle macchine. Anche qui mi occupo di ricerca e sviluppo, ovvero sviluppiamo idee o strumenti che migliorino la moto da gara. È un lavoro molto più completo che sulla macchina: in un team di F1 lavorano molte più persone e ognuno si occupa solo di una parte della vettura, mentre qui mi dedico alla moto nel suo complesso. È un anno esatto che lavoro lì e mi piace davvero tanto”. Quello di Michele, oltre ad essere il sogno di ogni ragazzo, è anche un lavoro impegnativo: “Di tempo libero ne ho poco, il lavoro mi impegna tanto e sostituisce tutto il resto, quindi se qualcosa va male nel lavoro si ripercuote molto sul mio stato d’animo. Non sono uno che spegne il pc e va a casa tranquillo, disinteressandosi della cosa fino al giorno successivo. Però ho avuto occasione di girare un po’ e di fare anche il turista: sono stato in Giappone alla Yamaha per due settimane. E settimana prossima sarò al circuito di Jerez de la Frontera per alcuni test: noi andiamo in circuito solo se c’è un motivo preciso, un nuovo sistema da testare, per esempio”. E i piloti? “Li ho conosciuti… Spies è davvero timido, mentre Lorenzo è un ragazzo normale, non è arrogante e antipatico come lo dipingono. È un’impressione dettata dalla competizione con il nostro Valentino credo! Sono sempre stato un appassionato di questo sport, della competizione in generale, però, e non del singolo pilota. Ma ora… non posso che tifare Yamaha!”.