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“Grazie Cecco. Eri il decano del nostro gruppo. Un vero alpino”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - “A Francesco, L’8 giugno ha posato a terra lo zaino l’alpino Francesco Fornara. Classe 1922, ha prestato servizio nella 2° guerra mondiale, destinato in Grecia ma poi trasferito in Sicilia. Prigioniero degli angloamericani quindi inquadrato nel costituito Battaglione Piemonte e spedito in avanguardia nella liberazione del suolo italiano. Fu uno degli attori durante gli eventi di Monte Marrone e Monte Cassino, per ricordare i principali, per tutta la risalita della penisola sino a Portezza. Lo ha sempre detto con un filo di voce e gli occhi umidi guardando la foto della sua compagnia di allora, “Guardate quanta bella gioventù, solo in tre di tutti questi siamo arrivati in Trentino, tutti gli altri sono sepolti sparsi per l’Italia”. Mi ha sempre detto “Ho partecipato e visto cose strazianti ed inenarrabili, mi duole l’anima al solo pensarci, non riesco ancora e tenere chiuso bene il cassetto dei ricordi, e, qualche volta, da solo piango”. Questo per anticiparvi che uomo è stato Francesco, da tutti noi chiamato Cecco. Personalmente l’ho conosciuto più di 50 anni fa, suonavamo nella banda cittadina, poi per motivi di lavoro mi sono allontanato e ci siamo persi di vista. Rieccolo alla formazione del gruppo, dopo le prime apparizioni, con il suo vecchio cappello presentarsi chiedendo permesso e la possibilità di entrare nella nostra grande famiglia. Da allora non è mai mancato ad un impegno, tenace, orgoglioso allo spasmo. Amante della corretta dimostrazione dell’essere alpino, nella presenza e nel portamento. Incitatore ed esempio durante le attività, rigoroso durante le sfilate. Sapeva essere serio e pacato nelle discussioni come brillante e gioioso nei momenti di svago, mi sovviene la frase che mi ha rivolto alla fine della festa del suo 90° compleanno: “Oggi mi avete dato una felicità immensa, i miei familiari e tutto il gruppo al completo, la famiglia allargata, quando tu compirai 90 anni ti regalerò io la torta e così potrai confermarmi quello che si prova in tale eccezionale combinazione di sentimenti”. Come non scorderò il volto triste ed adirato per l’impossibilità di venire a Treviso, il male aveva già colpito, ma lo spirito non cedeva. “Ti portiamo con la carrozzina, ti spingo io”. “Mai!! Un alpino deve sfilare con le sue forze, altrimenti è meglio stia a casa, è un alpino finito!”. Nella giornata del 1 giugno ricevo una telefonata dal Cecco, era lui che con un filo di voce augurava al gruppo una buona sfilata per la parata del 2 giugno. Cosa dire di più di un uomo cosi, di un vero alpino fino alla fine. Posso dire che durante la sua ultima cerimonia dopo la preghiera dell’Alpino ed il canto del ”Signore delle Cime” gli sguardi dei presenti erano solcati da lacrime. Eri il decano del nostro gruppo, Grazie per tutto quello che con te siamo riusciti a fare, aiutaci ad essere degni del cappello che portiamo. Ciao nonno”.