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Giorgio Vittadini rilegge la crisi economica a Turbigo

Quando l’economia perde la sua dimensione umana allora tutto va a rotoli, come la recente crisi economica ci ha dimostrato. Se l’economia non è a servizio del bene dell’uomo, allora a cosa ci serve? A ripercorrere le fasi che l’hanno caratterizzata, è stato il Prof. Giorgio Vittadini, ordinario di Statistica presso l’Università Statale di Milano Bicocca e fondatore della Compagnia delle Opere, invitato dal vicesindaco di Turbigo Christian Garavaglia, a presenziare alla serata organizzata martedì 5 aprile scorso intitolata ‘Economia ed Etica’. Oltre al vicesindaco sono pure intervenuti Don Giampiero Baldi, che ha offerto la lettura di questi fatti proponendo il punto di vista cristiano di centralità dell’umano in ogni azione, anche in quella economica. Il folto pubblico giunto presso l’Iris di Via Roma è stato letteralmente travolto dalla passione e dalla chiarezza di esposizione del professore, che ha saputo tenere alta l’attenzione per oltre un’ora nonostante il contenuto della serata non fosse di certo alla portata di tutti. La base di partenza è stata la mostra presentata allo scorso Meeting di Comunione e Liberazione intitolata ‘Un impiego per ciascuno. Ognuno al suo lavoro. Dentro la crisi, oltre la crisi’, una lettura alternativa dei fatti sviluppata da alcuni studenti di Economia dell’Università Cattolica e della Bocconi assieme al prof. Vittadini. “E’ stata la curiosità nel conoscere le ragioni che stavano dietro a questa crisi – ha spiegato il relatore – ad aver spinto un manipolo di studenti a chiedermi di aiutarli ad approfondire quali fossero quegli elementi antropologici che hanno scatenato la peggior crisi economica che si sia mai verificata nel mondo occidentale dopo il 1929”. Vittadini ha offerto una interpretazione ‘impopolare’ della crisi: mettendo in discussione l’uomo e il suo comportamento egoistico e nichilistico ha intravisto in questi aspetti la causa principale della crisi: “all’origine di tutto – ha detto Vittadini - vi è stato più che mai l’esagerato individualismo dell’homo oeconomicus, che ha portato all’esasperazione la ricerca di un profitto fine a sé stesso e non alla giusta ricchezza che crea unità, benessere e condivisione dei beni, soprattutto per chi non ne ha. Il bene dell’economia per l’uomo è stato lentamente spazzato via. Questo significa – ha continuato – che abbiamo perso di vista il vero scopo dell’economia e dell’industria, ovvero la creazione e la condivisione della ricchezza per il bene comune”. L’incontro si è chiuso con una domanda lapidaria del vicesindaco Garavaglia: “Ma allora come possiamo uscirne?” e qui il professore ha ricordato il valore del popolo italiano: “noi italiani non siamo un popolo delle grandi aziende, del grande esercito o dei grandi poteri. Siamo un popolo di artigiani e quanto più ci siamo trovati in difficoltà – ha concluso – tanto più si è accesa la nostra creatività e la nostra voglia di ripartire”. In ultima analisi si tratta di un problema educativo: dobbiamo educare i nostri ragazzi a trovare la propria strada e il proprio lavoro: dobbiamo tornare agli istituti tecnici e a riscoprire i mestieri di un tempo. “Non dobbiamo per forza essere tutti intellettuali” ha chiuso Vittadini.