“Essere rispettato dipende anche da te”
Venerdì 10 febbraio, si è conclusa la “stagione” educativa dell’ultimo progetto, che cederà il posto a molti altri, realizzato dalla docente Tiziana Moscatelli.
Tiziana Moscatelli, insegnante di educazione fisica alle scuole medie di Marcallo, ancora una volta, ha saputo redigere il progetto educativo, cercato da tempo, che vedeva la prima sezione alle prese con l’autodifesa. “I ragazzini, hanno iniziato il progetto pensando di imparare solo tecniche di autodifesa; strada facendo, si sono resi conto che invece l'obiettivo del progetto era un altro: far capire loro che il rispetto è un dovere e un diritto, quindi abbiamo puntato sulla collaborazione, facendoli interagire in piccoli gruppi” – spiega la docente Tiziana Moscatelli – “Il risultato ha permesso di “sconfiggere” le loro paure, rendendo più trasparente la curiosità, rimasta da sfondo durante tutto il percorso”. In questo primo gradino, i bambini cos’hanno capito? “Sicuramente che si potranno utilizzare anche le tecniche, preferibilmente in casi estremi; avere il cervello “collegato”, consente di interpretare l'atteggiamento della persona che si ha davanti” – prosegue Tiziana - “quindi, oltre alle tecniche in genere, abbiamo affrontato e chiesto a loro, di pensare come gli atteggiamenti bullistici, potevano essere riconosciuti: è scoppiato un momento molto emozionante!” A questo punto, quale evolversi c’è stato? “Si sono realizzati i cortometraggi delle scenette, nelle quali i ragazzini interpretavano ruoli diversi, arrivando alla conclusione della storia, facendo “un’analisi” su ciò che avevano ideato. Rendo noto che in ogni lezione, veniva insegnata una buona fetta di parte pratica, utile nei casi estremi, dove (purtroppo), non è più sufficiente rispondere a parole ma solo con i fatti. Le tecniche sono state ben metabolizzate, senza “situazioni” complesse, ma consone alla loro età. Nei riguardi dei partecipanti, cos’avete percepito? “Nel loro atteggiamento, abbiamo potuto denotare la voglia di essere corretti, disposte a riconoscere nel “bullo”, una persona che manifesta un disagio”. I genitori, in prima linea, come hanno “vissuto” l’esperienza del proprio figlio, partecipante al corso?
“I genitori hanno, da subito, manifestato la loro riconoscenza per questa opportunità, accogliendola già qualche anno fa, quando aspettavano un progetto rivolto ai ragazzi. Finalmente, è scattata la molla dell’iniziativa, grazie ad uno Staff di riguardo: Antonio Gentile, educatore di arti marziali, la Psicologa, Dott.ssa M. Luisa De Angeli, Antonio Schintu, Vice Comandante del Comando di Polizia Locale, sotto l'aspetto giuridico e la mia collaborazione per la fase pratica. Non dimentichiamo l'entusiasmo della Preside Marisa Oldani e della Vicepreside Luisa Ferrario che, fin dall’inizio, hanno appoggiato l'iniziativa e l'amministrazione comunale che ha contribuito già dal primo, in toto, il progetto. Lezione dopo lezione, gli alunni come hanno considerato il percorso? Dalle scenette, sono emerse alcune morali: “Il bullo può essere un insicuro e quindi va aiutato”; “Il male ci mette il bastone tra le ruote, forse sarebbe meglio diventare dei bravi ragazzi”. Ovviamente, sono state espressioni interpretate una volta immedesimati nel ruolo del “bullo”. Senz’altro, come per le volte scorse, si è trattata di un’esperienza importante, piacevole condivisa con i più piccoli della scuola secondaria”.