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“Dall’altra parte del vetro... vedo mia moglie”

L’altra sera a Magenta, nella saletta di Casa Giacobbe, da Roma è arrivato un medico che nel corso della sua vita ha salvato anche quella di Papa Giovanni II e venerdì 28 ha presentato il suo primo libro, dedicato alla moglie Marcella.
Presenti il politico Francesco Bigogno, il titolare della libreria La memoria del mondo di Magenta, Tino Malini e Antonio Butti. Chi è quest’ultimo? Un medico, un eroe, un uomo e marito dedito alla vita, per amore e professione. “Questo libro è un atto d’amore verso mia moglie”, comincia l’autore, “è venuto fuori dalla disperazione e dal dolore immenso nel giorno in cui è venuta a mancare Marcella, la mia donna”. Due professionisti, lui medico chirurgo, lei pediatra, conosciutisi sui banchi dell’università quando gli argomenti prima di progettare un futuro insieme erano le materie da studiare. “Insieme abbiamo vissuto una vita intensa”, racconta emozionato Butti, “gli anni del fidanzamento ci compiacevano sin dal primo giorno. Ecco, un vero atto d’amore nei riguardi di Marcella, deceduta nove anni fa”. Un senso di autocommiserazione, il suo, in cui si è ritrovato solo e abbandonato, “nonostante il grande affetto da parte di figli e nipotini, a casa tornavo ed accresceva la malinconia. Accompagnare i figli dei miei figli ai vari impegni scolastici e sportivi, mi colmava il cuore d’affetto ma la sera arrivava e la mia testa era ferma al ricordo di Marcella. Mi rendo conto che non è un libro leggero, però credo possa far riflettere sulla grandezza dei sentimenti che diventano un retaggio per i nipotini che non hanno conosciuto la loro cara nonna. Per questa profonda solitudine, ho deciso di cominciare a scrivere e così, giorno dopo giorno, il libro ha preso vita”, spiega commosso il medico che ha operato anche in terra africana. Un libro che come scopo si è posto quello di devolvere il ricavato alle missioni, tramite cui vi era entrato in contatto grazie a Suor Patrizia e Maristella Bigogno, nel 2009. “Ho avuto la fortuna di conoscere queste due grandi donne, di cui avrete già sentito parlare per il loro coraggio e la loro sensibilità) e così ho deciso di mettere a fiuto la mia professionalità, visto che l’indole di una persona che vuole fare il medico è proprio quella di aiutare il prossimo”. In che modo Antonio Butti è riuscito ad andare oltre il dolore? “Guardavo il mondo che mi circondava e sono riuscito a trarne il beneficio necessario per cominciare dalla speranza di un futuro migliore”, racconta ai presenti il dottore. “Ho cercato nel prossimo qualcosa che mi desse sollievo, che mi facesse sentire di nuovo vivo, come ai tempi in cui al mio fianco c’era lei, Marcella”. Andai in Togo e Maristella mi mostrò una piccola struttura dai muri cadenti e i tubi arrugginiti in bella vista e guardandomi mi disse “possiamo farci un ospedale?” Io ero fortemente perplesso, in quanto per igiene e norme non era certo la condizione ottimale per operare, però ci sedemmo a tavolino e ci chiesimo “tu sei pronto a lavorare per realizzare un ospedale? Io sì, e tu te la senti?” La risposta a distanza di anni, fu la dimostrazione del sì più bello dopo quello con Marcella. “Nel 2010 abbiamo inaugurato un piccolo blocco ospedaliero... alla vista di un popolo in miseria è sembrato come il gioiello più splendente di tutto il Togo, eppure non c’era nulla di straordinario”. E proprio quel minimo indispensabile, ma fatto con amore, che fa splendere l’Africa.