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Ai Catenazzi il San Martino d'Oro

Cinque figli accolti in affido: a questa famiglia di Pontevecchio è stato assegnato il 14° San Martino d'Oro in occasione della festa patronale di Magenta
Domenica 11 novembre la città di Magenta ha festeggiato, come di consueto, San Martino, patrono a cui è dedicata la Basilica di Via Roma. La festa è da sempre per i magentini uno dei momenti più attesi dell’anno e si configura come momento di valorizzazione delle peculiarità cittadine, fra tutte la vocazione alla solidarietà. “Tutte le iniziative- spiega il primo cittadino- sono state organizzate, come ormai preciso impegno della nostra Amministrazione, nel segno di una spesa oculata e responsabile e della sobrietà. Ma San Martino, vescovo di Tours, è una figura importante e simbolica, sia per la cristianità, sia per le nostre tradizioni popolari e con il gesto della condivisione del suo mantello con il povero infreddolito è divenuto simbolo della solidarietà”. Come ormai tradizione, il momento culminante dei festeggiamenti è stato sicuramente il concerto serale presso la Basilica con l’Ensemble Giovanile Totem e il Coro Civico ‘Città di Magenta’. Nel corso dell’evento, è stato consegnato il 14° San Martino d’Oro, riconoscimento assegnato dall’Amministrazione comunale, dalla Parrocchia di San Martino e dalla Pro Loco a un’associazione o a un cittadino che si sia particolarmente distinto a favore della crescita sociale e culturale della città. Il riconoscimento è andato alla famiglia Catenazzi di Magenta, che in questi anni ha accolto ben cinque figli in affido. Il premio è stato consegnato dal sindaco Marco Invernizzi, dal parroco don Mario Magnaghi e dal presidente della Pro loco Pietro Pierrettori. Proprio quest’ultimo ha dichiarato che, quando si fanno, le grandi cose si fanno con discrezione, e proprio per questo è stato difficile far capire ai premiati che il loro altruistico gesto andava reso pubblico e riconosciuto davanti all’intera comunità. Non c’è simbolo migliore di questa festività, allora, dell’altruismo che si manifesta nella vita di tutti i giorni. La storia incomincia nel 1981 Arriva a Pontevecchio il nuovo parroco, don Giovanni Tacchi. Qualche giorno dopo il suo arrivo, porta a conoscenza dei ragazzi dell’Oratorio il problema di un bambino di 9 anni (dei 5 che aveva la famiglia di origine) che necessita di accoglienza. All’incontro è presente il figlio maggiore dei quattro della famiglia Catenazzi che, con molta semplicità, tornando a casa chiede alla mamma se è possibile dare ospitalità. E’ fatta. Dicembre 1981: è il primo Natale della famiglia “allargata”. Il bambino dovrebbe fermarsi fino al giugno dell’anno successivo per il completamento dell’anno scolastico. Si ferma per 20 anni, scegliendo di rimanere anche dopo il raggiungimento della maggiore età. L’affidamento (non adozione) prevede un tempo determinato di permanenza all’interno delle famiglie di accoglienza. Tra settembre-ottobre del 1982 un fratello del primo arrivato ottiene la possibilità di ricongiungersi con lui e la famiglia Catenazzi apre ancora la sua porta. I figli, senza problemi, lasciano le loro camerette e, sistemato un sottotetto, vi si trasferiscono per lasciare il posto migliore ai “nuovi fratelli” sottolineando con questo gesto che essi fanno parte della famiglia. Ciò sottolinea come grande e determinante sia stata la condivisione del progetto da parte dei figli dei coniugi Catenazzi. 1992 Le assistenti sociali del territorio, vista la positiva esperienza, chiedono alla famiglia Catenazzi di ospitare due sorelline (5 anni e mezzo - 3 anni e mezzo) che, tolte alla famiglia, erano ospiti di una comunità. Con un consiglio di famiglia dove tutti, senza distinzione, hanno partecipato viene accolta la proposta ed anche loro arrivano in quella casa. Si fermano per 18 mesi, ma ogni estate la vacanza la trascorrono con la loro nuova famiglia. 1993 Il secondogenito di Giuliano e Antonietta si sposa. Il suo posto in casa rimane libero. Pensate che lo possa rimanere per molto? Il fratello 17enne dei primi due, che già si univa loro ogni anno per le vacanze, dopo aver chiesto a papà e mamma (Catenazzi, ovviamente) di poter occupare quel posto, chiede all’assistente sociale di ricongiungersi ai fratelli. Così avviene. Gli anni trascorsi con questi nuovi figli non sono senza difficoltà, ma nella frazione di Pontevecchio, al di là di poche, stupide, voci isolate che pensano che i gesti caritatevoli abbiano un prezzo così come insegna questo mondo, si crea una rete di solidarietà incredibile. Da chi porta loro un lettino a chi procura abiti. Anche questi gesti fatti nella più stretta discrezione. Fin dall’inizio tutti i ragazzi arrivati chiamano papà e mamma i nuovi genitori e diventano fratelli (a tutti gli effetti) dei figli dei Catenazzi. In questo percorso, sempre in stretta sintonia con le assistenti sociali, in particolar modo con la dottoressa Noretta Sachsel, i signori Catenazzi stabiliscono anche un rapporto con le famiglie di origine. Come dicono loro ”....quando si accolgono questi bambini, si accolgono anche le loro famiglie...” Sono chiamati più volte a portare la propria esperienza ad incontri sull’affido. 2012 Ancora oggi che la casa si è quasi svuotata, i signori Catenazzi si danno da fare per ovviare situazioni transitorie di chi ha bisogno di un’assistenza perché allontanato dalla famiglia, per la perdita dei genitori o per aiutare chi, straniero, con 5 figli e vittima di un incidente stradale, si trova, dopo aver perso il lavoro, a combattere da solo una grande battaglia. Dei figli di questa “grande famiglia”, tutti, salvo uno che rimane in casa, hanno intrapreso la propria strada. Chi si è laureato, chi, con successo, ha intrapreso la carriera professionale, chi sì è sposato, chi ha avuto figli Oggi la famiglia Catenazzi è composta da papà Giuliano e mamma Antonietta, 9 figli, 10 nipoti, generi e nuore.