"Non mi chiamano più suicidio"
Davide Flauto, cantante inverunese che ha partecipato all'edizione 2009/2010 di 'Amici', ci racconta i suoi progetti artistici, discografici e non. E si racconta in prima persona.
L’avevamo lasciato nel 2010, quando, per una crisi nervosa da stress, era stato costretto a lasciare la scuola di ‘Amici’. Lo ritroviamo ora, un artista più maturo con all’attivo singoli di successo e un ep autoprodotto. Stiamo parlando di Davide Flauto, il cantante originario di Inveruno che si è fatto conoscere al grande pubblico alla corte di Maria De Filippi, ma che adesso… è un altro. “Dopo quell’esperienza sono volato oltreoceano, a New York –ci racconta lui stesso- Ero alla ricerca del suono che volevo, dell’intenzione giusta, e allora mi sono rivolto a Ted Jensen, ingegnere della Sterling Sound, nella Grande Mela, che ha curato artisti come i Tokio Hotel e i Cure. Da quella collaborazione è nato, fra l’altro, ‘Diverso’, il mio primo singolo autoprodotto, e l’ep ‘Vivo per metà’, scaricabile da iTunes dal 31 ottobre scorso”. Raccontaci qualcosa di più su questi brani. “Una canzone che mi piace commentare è ‘Il grande circo’: è un pezzo in cui racconto la mia esperienza con le case discografiche e con la tv, un’esperienza che è stata molto negativa. Poi c’è ‘Vivo per metà’, che è un brano introspettivo in cui mi racconto come artista e racconto cosa vuol dire essere me. E poi c’è l’amore, che ho vissuto in prima persona… e la versione acustica di ‘Diverso’”. Come vivi le critiche altrui? “Le vivo con filosofia, me le faccio scorrere addosso e mi dico che chi è capace di dare giudizi gratuiti senza conoscermi non vale la pena di essere ascoltato”. Hai quindi tanti ‘nemici’, ma… gli amici invece? “Gli amici sono tantissimi, vai tu a riconoscere quelli veri. Essere famosi è bello perché non si è mai soli, solitudine che io ho invece avuto modo di sperimentare nella mia vita, il sentirsi soli per davvero. Però essere famosi è impegnativo, bisogna stare attenti a chi ti sta intorno e perché lo fa. Non sono uno che si camuffa, non mi sento un montato, non strumentalizzo il mio successo… sono semplicemente io. E mi fa piacere se la gente mi riconosce: significa che ti porta con sé, ha un ricordo di te nella mente”. Cosa dobbiamo aspettarci in futuro? Stai portando avanti qualche progetto in questo momento? “Non vi posso dire niente… Diciamo che è un progetto che comprende me… ma è più grande di me! Ma ho in serbo una grande sorpresa di cui sentirete presto parlare.”