“Ma mi ‘Facci’ il piacere...”. Liberi quando lo dico io
Ma mi faccia il piacere”, diceva il grande Totò in uno dei suoi film, scatenando le risa del pubblico. “Ma mi Facci il piacere”, diremmo noi, storpiando la frase, all’ordine dei giornalisti, scatenando il dispetto del suo direttorio. Il tutto non così, gratuitamente, ma perché si è reso protagonista di una decisione alquanto discutibile, se non molto grave. Il giornalista di Libero, Filippo Facci (da qui il gioco di parole) aveva pubblicato nel luglio 2016, in seguito all’attentato di Nizza un pezzo, nel quale criticava aspramente l’islam e le sue tradizioni. Lo stesso rivendicava il diritto di non amare la religione di Maometto, anzi, e cito testualmente, affermava : “Odio l’Islam perché l’odio è democratico esattamente come l’amare”. Parole forti, indubbiamente. Ma parole libere di un giornalista come tutti noi, che non ha avuto paura di esprimerle, così come nessuno dovrebbe averne a sentirsi di dire ciò che pensa, in quanto viventi in una società che fa della libertà la pietra angolare della sua essenza. Eppure non è sempre così e l’opinione, se non condivisa, può essere punita. Ed è proprio questo che l’ordine dei giornalisti ha deciso; punire Facci per quanto scritto. Stipendio sospeso per due mesi, così come la sua presenza nell’ordine. Inutile dire che la decisione ha poco di logico e che subito una larga schiera di giornalisti importanti (da Mentana a Sallusti) si è schierata in difesa del collega. Tuttavia il problema rimane e non è per nulla piccolo. Il problema è la logica che sta dietro alla decisione dell’ordine. Quell’idea, ormai molto diffusa, di una difesa donchisciottesca a priori della tolleranza, che ci sta assuefacendo alle barbarie islamiche, fino a renderle semplice cronaca della nostra vita, e che sta distruggendo il pensiero critico e controcorrente. In ogni caso la questione non riguarda la condivisibilità del contenuto, quanto il diritto ad esprimerlo. Voltaire, un padre vero della tolleranza, nel diciottesimo secolo diceva: “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu le possa esprimere”. Sembra che stiamo tornando indietro. (di Giorgio Gala)