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Emergency a L’Aquila

La scorsa settimana, i gruppi volontari Emergency di tutt’Italia, sono andati a L’Aquila in occasione dell’Undicesimo Incontro Nazionale dei Volontari... nella città fantasma.
“Un’incontro volto a dar voce ai terremotati aquilani che il 6 aprile 2009, persero ciò che una catastrofe è in grado di togliere”. Queste sono le parole dette da Alberto Pecorari, Coordinatore del Gruppo Emergency del magentino, recatosi personalmente a L’Aquila nei giorni scorsi. “Le promesse da parte dello Stato, le garanzie date ai terremotati, non sono state mantenute. Nulla di questo è stato rispettato perchè a L’Aquila tutto sembra essere rimasto a 3 anni e 5 mesi fa” – introduce Pecorari che illustra un album intero di fotografie scattate alla città fantasma, quale L’Aquila. “Il centro, la periferia del posto e ciò che rientra nel raggio di 10 km, rappresentano un territorio abbandonato a se stesso, dove le persone sono costrette a convivere e a patire un caso alquanto isolato. Solo in alcuni punti della città (si possono contare), i terremotati si sono rimboccati le maniche, a differenza di chi inizialmente pareva disposto a supportarli, sistemando in qualche modo le proprie abitazioni, vittime anch’esse del disastro. Come le sono apparsi gli aquilani? “Determinati, come noi, che davanti a tanto sdegno, abbiamo la seria intenzione di aiutare chi ha bisogno da più di 3 anni. Sono a disagio, specialmente gli anziani che si trovano a 60/80 km dalla città e non hanno le comodità per spostarsi. Ad esempio, riportando solo la situazione degli albergatori, si può dedurre la criticità delle loro vite: parecchie famiglie aquilane sostano negli alberghi del posto che, loro malgrado, non hanno potuto favorire il business, facendo alloggiare i turisti, nemmeno per l’estate”. Qual’è il messaggio che, in qualità di coordinatore, vorrebbe lanciare? “Desidererei dar voce agli aquilani, insieme ai media che da tempo, però, hanno smesso di portare alla luce questo enorme problema. I terremotati aquilani, come del resto i reduci emiliani, devono essere inoltre forniti di cure mediche di ottimo livello, proprio come c’insegna un altro nostro progetto “Italia chiama Emergency”. La gente vive nelle tendopoli che erano state messe a disposizione dallo Stato. La situazione ora è migliorata? “No, rimangono ancora tantissime le persone sfollate, che si arrangiano e aiutano tra loro come possono, con un altissimo spirito di solidarietà. Questa è l’unica immagine positiva che porto con me al ritorno da questo viaggio”.