Casa Ricordi, prima tappa: il Museo di Cuggiono
Un viaggio fra i mestieri, i personaggi e le tradizioni dei nostri paesi attraverso una rubrica che si pone l'intento di custodire testimonianze d'altri tempi.
Parte da oggi una nuova rubrica su Logosnews: Casa Ricordi. Il titolo inquadra subito uno spazio che si pone l’intento di scavare nelle storie dei nostri paesi, trovare, raccontare e custodire tutto ciò che caratterizza la quotidiana vita locale del secolo scorso fino ai giorni recenti. Verranno raccontati i vecchi mestieri, le vite di alcuni personaggi caratteristici o aneddoti di tempi andati, con lo scopo primario di non dimenticare. “Il ricordo è un modo d'incontrarsi.” diceva Kahlil Gibran – e non c’è modo migliore di cominciare questo viaggio a ritroso se non da un luogo custode per eccellenza dei cimeli passati: un museo.
Museo di Cuggiono (prima parte)
Il Museo ha sede in Villa Annoni a Cuggiono (piazza XXV Aprile), all’interno dei locali d’epoca napoleonica che erano ad uso della servitù. Le origini risalgono al 1984 quando in un gruppo di amici nacque l'idea di raccogliere le memorie del passato: ogni strumento o attrezzo di lavoro doveva essere tramandato ai posteri quale concreta testimonianza della fatica quotidiana degli predecessori. Il progetto si è poi ampliato con l’aggiunta di documenti, oggetti legati alle guerre e non ultime le testimonianze delle prime forme di previdenza sociale. Attualmente il percorso espositivo è suddiviso in 15 sale a tema, disposte su due piani con accesso dal chiostro della Villa.
Sala A – Galleria fotografica
Punto d’inizio della visita al Museo è per i cuggionesi un tuffo nei ricordi, infatti difficilmente i visitatori riescono a non farsi attrarre dalla curiosità di cercare, nelle numerose foto esposte, il volto di un parente. La galleria fotografica è uno dei modi più intensi per suscitare nostalgie e ricordi di una comunità d’altri tempi: un’immersione nel passato per rimarcare un presente ricco di tradizioni locali che si sciolgono sempre più nella società multietnica nella quale siamo immersi. Spiccano documenti scritti a mano, come il passaporto per circolare nel Regno, risalente al 1919, dove emerge una tondeggiante calligrafia a pennino che ai giorni nostri profumerebbe solo di toner da stampante perdendo il sapore della grafia, dell’inchiostro e di un lavoro manuale. Merita un appunto anche la fotografia del carro funebre, particolare per due caratteristiche oggi perdute: il traino di cavalli che guida il carrozzone e l’afflusso di un intero paese alla cerimonia, simbolo di coesione e condoglianza.
Sala B – Calzolaio e Zoccolaio
In questo piccolo locale sono esposti gli attrezzi di lavoro utilizzati dagli artigiani: a Cuggiono erano presenti molte botteghe di calzolai, che esportando la loro produzione davano lustro al paese e miglioravano la condizione economica precaria del tempo. Un fascino particolare ci viene dalle scarpe con la suola di legno e dalle lame per la sbozzatura degli zoccoli. Curiose e quasi buffe appaiono le forme in legno delle scarpe con ancora i numeri della misura scritti in nero. Altro capolavoro antico è la “Machina da cüsì”, ovvero dal dialetto la macchina per cucire risalente all’epoca ottocentesca. Immancabili poi il martello per chiodare le suole, la pinza per eliminare le pieghe e la fustella per gli occhielli.
Sala C – Cucina
Questo ambiente è pervenuto pressoché intatto. Qui si cucinavano le pietanze che venivano servite nella villa padronale: si nota infatti la presenza di un camino, di un forno, di una serie di fornelli che funzionavano con la brace e un girarrosto a contrappeso. Originale e quasi artistico è il cosiddetto “Tustin”, il tosta caffè a manovella da camino. Oltre ai numerosi utensili della cucina, si possono ammirare oggetti appartenuti al salumiere, al macellaio, al cacciatore, al pescatore, al materassaio. Curioso è il “prete”: un telaio di legno che inserito tra le lenzuola permetteva alla “scaldina” piena di brace di emanare calore senza il contatto del fuoco con la stoffa. Di particolare attenzione è anche un attrezzo del salumiere: l’insaccatrice manuale, simbolo di un’epoca che a ogni ricordo rimarca la sua manualità e la grande importanza del lavoratore più che della macchina. Piuttosto forti sono invece il mazzuolo e le mannaie del macellaio, o le trappole probabilmente dei bracconieri; mentre di uso ancora attuale sono le canne, i canestri e le nasse del pescatore. I meno giovani ricorderanno anche le cardatrici con le quali il materassaio rendeva soffici i materassi induriti dal lungo utilizzo.
Non perdete la descrizione di altre quattro diverse sale la prossima settimana!