Accademia Cantus in concerto
Sabato 5 novembre, a chiusura delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate presenta una serata con il coro di voci femminili
Sabato 5 novembre, a chiusura delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate presenta una serata con il coro di voci femminili intitolato 'Note di Notte': nell’auditorium Don Besana della Bcc, a Busto Garolfo (in via Manzoni 50), il coro Academia Cantus diretto da Benedetta Simoni si esibirà in un repertorio vario, che attinge ai suoni di tutta Italia e del mondo. Ecco il programma completo dei brani che si ascolteranno nel corso della serata:
Ave Maria - B. De Marzi
Voici venir la nuit - trasc. R Goitre
Ninna nanna - B. Simoni
La rosa enflorece - trad. sefardita
Would you harbour me - Y. M. Barnwell
The little drummer boy - anonimo
Addio del volontario - arm. B. Simoni
Ai preat - arm. B. Streito
Stelutis Alpinis - arm. B. Simoni
La camicina - arm. D. Sajeva - B. Simoni
La bella Gigogin - arm. B. Simoni
Tutti mi chiaman Mario - arm. B. Simoni
San Matio - B. De Marzi
‘O surdato ‘namorato - arm. B. Simoni
Storia d’amore italiana - arm. B. Simoni (medley di canti popolari a tema)
Non maledire - L. Patruno
"Avevamo aperto i festeggiamenti per il centocinquantesimo lo scorso 17 marzo con il concerto del corpo musicale Santa Cecilia di Busto Garolfo. Adesso, chiudiamo simbolicamente le celebrazioni con un coro di sole voci femminili", spiega il presidente del Ccr, Maria Carla Ceriotti. «L’appuntamento di sabato 5 novembre vuole essere un ulteriore segnale di vicinanza al territorio», osserva il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Roberto Scazzosi. "Essere banca del territorio non significa solamente sostenere le imprese e le famiglie, ma anche promuovere momenti di aggregazione culturale; momenti che, come questo, ci aiutano a festeggiare importanti ricorrenze come quella dell’Unità d’Italia". Un momento per apprezzare questo coro, nato ad Ivrea negli anni '80, che spazia dal sacro al profano, sfruttando al meglio le caratteristiche delle voci femminili.