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"Mio papà... Ugo Fantozzi"

'Fantozzi dietro le quinte': Elisabetta, figlia del grande Paolo Villaggio, ospite con il suo libro al 'B.A. Film Festival' a Busto Arsizio. "Papà, il successo e la sua vita".

L'anno è il 1975, l'immagine, poi, quella di un pullmino e di una macchina, la location, infine, il cinema 'Barberini'... perché è lì che è cominciata la storia del ragioniere più amato di tutti. Ed è, allora, sempre da lì che ha voluto far partire il suo libro anche Elisabetta, figlia del grande Paolo Villaggio. 'Fantozzi dietro le quinte', un titolo che già da solo basterebbe a descrivere che cosa c'è nel testo, ma più si sfogliano le pagine e si ascoltano le parole della stessa autrice nelle varie presentazioni, più ne esce un racconto fatto di ricordi, emozioni ed episodi che mettono assieme l'attore, l'uomo e il papà. Un capitolo, quindi un altro e ancora uno, insomma, che, con parole e foto, alternano il Paolo fuori dal set e in alcuni attimi della quotidianità e l'Ugo davanti alle cineprese, capace di conquistare generazioni e generazioni. "Non potevo che iniziare il libro proprio da quel 27 marzo 1975 - sottolinea Elisabetta, ospite in biblioteca a Busto Arsizio, in uno degli appuntamenti della XIX edizione del 'B.A. Film Festival' ('BAFF in Libreria') - La 'prima' di Fantozzi, il film che avrebbe cambiato la vita di mio padre e di moltissime persone. Lui era emozionatissimo e cercava di mascherare i sentimenti con la velocità: nel parlare, nel muoversi, nel fare le cose". Un mix di attesa, curiosità e tensione che, alla fine, si tramutarono in un enorme successo. "La pellicola, infatti, ebbe un risultato straordinario - continua - E dopo di questa ecco che il ragioniere diventò una vera e propria saga, ma senza mai dimenticarsi delle sue origini, di come erano arrivati al cinema, ossia passando da carta e penna, con le due opere entrambe edite da Rizzoli 'Fantozzi' del 1971 e 'Il secondo tragico libro di Fantozzi' del 1974". Villaggio nei panni del buffo omino fragile, però allo stesso tempo tenace, servile e cinico che catturò letteralmente tutti e lo fece con la genialità che solo in pochi sanno avere. "Papà è sempre andato controcorrente; non si è mai fatto ingabbiare da nulla e da nessuno e il suo senso dell'ironia che rasentava il cinismo gli ha permesso di vivere senza annoiarsi o cadere nei luoghi comuni - conclude - Ha fatto una bella esistenza, quella che voleva lui, con un lavoro che ha amato e gli ha fatto guadagnare soldi (poi sperperati) e notorietà. Ha girato il mondo, ha conosciuto persone speciali e ha avuto vicino per l'intera esistenza una donna, mia madre, che lo ha amato moltissimo, sebbene non sia stato il migliore dei mariti. Certo il nostro rapporto in qualche caso è stato complicato; ricordo da piccola quando ero con lui e capitava di essere assaliti dai fan, io timidissima mi mettevo in disparte e aspettavo che finisse di stringere mani, firmare autografi, abbracciare persone... o ancora le volte che la gente, ricollegandosi appunto ai film di Fantozzi, mi indicava come Mariangela, il nome con cui si chiamava sua figlia nelle varie pellicole cinematografiche. Diciamo che ho passato una vita a combattere con lui, ma adesso che non c'è più mi sento spaesata, perché tanto mi ha insegnato: ad essere diretta, sincera, spavalda, anche antipatica a volte, però sempre me stessa. Mi ha aiutato a vedere il mondo in una prospettiva differente, quella ironica, divertente, quella dove non ci si arrende mai; soprattutto mi ha fatto capire quale sia la cosa più importante, ossia la felicità da inseguire e rincorrere ogni giorno".

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